Più diplomate e laureate, ma lavoro e redditi penalizzati: solo il 53% lavora, stipendi fino al 40% in meno e pensioni più basse del 46%
- 24 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Negli anni immediatamente successivi al completamento della formazione universitaria emergono differenze significative tra i generi sul mercato del lavoro, con divari che permangono sia nelle fasi iniziali della carriera sia in quelle successive legate alla stabilità contrattuale e alla partecipazione alla formazione continua.
Occupazione dopo la laurea magistrale e percorsi post-laurea
Dati recenti indicano che, a un anno dal conseguimento della laurea magistrale, gli uomini presentano in molte aree disciplinari tassi di impiego superiori rispetto alle donne: nelle discipline STEM il tasso di occupazione maschile raggiunge il 90,4% rispetto a circa l’85% delle laureate.
A distanza di tre anni la situazione non mostra miglioramenti marcati per le lauree magistrali a ciclo unico, nelle quali gli uomini conservano un lieve vantaggio occupazionale nella maggior parte delle aree disciplinari, suggerendo ritardi nell’equilibrio di genere nella transizione scuola‑lavoro.
Nel complesso dei percorsi post‑laurea il genere femminile è maggiormente presente nei master: tra i diplomati dei master di primo e secondo livello le donne rappresentano rispettivamente il 66,9% e il 60% del totale. Per i dottorati, invece, la partecipazione risulta sostanzialmente equilibrata, con il 49,7% dei dottorati conseguiti da donne.
La partecipazione alla formazione continua è superiore tra le donne (10,8%) rispetto agli uomini (10,0%). Parallelamente, la quota di occupati sovraistruiti — cioè chi possiede un titolo superiore rispetto a quanto richiesto dal lavoro svolto — è più alta tra le donne (29,4%) rispetto agli uomini (25,4%), evidenziando problemi di adeguatezza tra competenze possedute e posizioni ricoperte.
Contratti, stabilità e condizioni di lavoro
Nel mercato del lavoro la stabilità contrattuale mostra una forte componente di genere: tra i lavoratori dipendenti le donne rappresentano il 40,4% dei rapporti a tempo indeterminato, mentre la distribuzione per genere nei contratti a termine e in quelli stagionali è più bilanciata, con quote femminili rispettivamente del 47,6% e del 49,7%.
Per il tasso di occupazione nazionale tra i 15 e i 64 anni il dato complessivo si attesta al 62,2%, ma il divario di genere è marcato: le donne registrano un tasso del 53,3% mentre gli uomini raggiungono il 71,1% (dati 2024).
Il tasso di disoccupazione femminile, nell’intervallo 15‑74 anni, è del 7,3% rispetto al 5,9% degli uomini; il tasso medio complessivo è del 6,5% (2024). Inoltre, il tasso di inattività tra i 15 e i 64 anni è significativamente più alto tra le donne (42,4%) rispetto agli uomini (24,4%), con un valore totale del 33,4%.
Le assunzioni continuano a premiare il genere maschile nonostante la maggiore numerosità della popolazione femminile: nei nuovi rapporti a tempo indeterminato il differenziale a favore degli uomini è del 26,6%, mentre nei contratti a termine è del 12,8%. Il gap di 13,8 punti percentuali tra le due tipologie contrattuali riflette in gran parte la maggiore presenza femminile in occupazioni discontinue.
La forma contrattuale part‑time risulta prevalentemente femminile: nel 2024 le assunzioni part‑time mostrano una quota femminile complessiva del 57%, con una concentrazione più elevata nelle fasce d’età centrali della vita lavorativa (circa 30‑50 anni e 51 anni), segno che il part‑time viene spesso utilizzato come strumento di conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari.
Implicazioni politiche e indicazioni per interventi
Questi indicatori suggeriscono la necessità di politiche mirate per ridurre il divario di genere nel lavoro: interventi che migliorino l’accesso a servizi di cura per l’infanzia, misure di congedo parentale condiviso, incentivi per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e programmi per favorire la transizione dall’università al lavoro possono contribuire a colmare il divario.
È inoltre importante potenziare il raccordo tra il sistema di istruzione superiore e le imprese, promuovendo percorsi di orientamento e stage mirati nelle STEM e in altri settori strategici, oltre a sostenere la formazione continua e il riqualificazione professionale per ridurre la quota di occupati sovraistruiti e migliorare l’adeguatezza delle competenze rispetto alla domanda di lavoro.
Le istituzioni pubbliche e gli attori sociali dovrebbero monitorare questi fenomeni con dati disaggregati per genere e fasce d’età, in modo da calibrare misure efficaci sia a livello nazionale che nell’ambito delle politiche regionali ed europee, favorendo l’equità di genere nel mercato del lavoro.
In conclusione, la fotografia attuale mostra progressi in alcune aree della formazione post‑laurea ma persistenze significative nella stabilità occupazionale e nelle condizioni contrattuali: un approccio integrato tra politiche educative, del lavoro e di welfare risulta necessario per promuovere una maggiore parità di opportunità.