Bitcoin scende sotto i 63.000 dollari: la storia avverte che prima del fondo ci sarà ancora dolore

Bitcoin ha accusato un ulteriore calo durante le ore di contrattazione asiatiche, scendendo sotto la soglia dei $63.000 e ampliando la debolezza registrata nella notte in un contesto reso nervoso da tensioni legate ai dazi e dalle incertezze sull’AI.

La criptovaluta di riferimento per capitalizzazione risulta in flessione di quasi il 7% su base settimanale, attestandosi a livelli che non si vedevano dallo scorso 6 febbraio, quando i prezzi sfiorarono i $60.000.

Matt Howells-Barby ha commentato:

“Analogamente ai listini azionari, oggi abbiamo registrato una correzione netta, in larga misura dovuta al ritorno delle incertezze legate ai dazi. Inoltre, l’aumento delle tensioni geopolitiche può risultare ribassista per BTC nel breve termine. Il livello di supporto a $60.000 è monitorato con attenzione dai rialzisti: se dovesse cedere, potremmo osservare movimenti verso la fascia media-bassa dei $50.000.”

Gli indici azionari statunitensi hanno mostrato segni di cedimento dopo l’annuncio di misure tariffarie temporanee al 15% sulle importazioni, un incremento rispetto alla misura del 10% comunicata in precedenza e deciso dopo una sentenza della Corte Suprema che ha messo in discussione la strategia tariffaria iniziale.

Contestualmente, gli investitori hanno liquidato posizioni in società che potrebbero subire l’impatto negativo della transizione tecnologica legata all’AI, contribuendo a un clima di avversione al rischio. Settori con esposizione alla trasformazione digitale e alle catene di fornitura globali sono risultati particolarmente sensibili.

Contesto tecnico: gli indicatori settimanali

Dal punto di vista tecnico, la storia del mercato indica che Bitcoin tende a trovare i minimi significativi quando la media mobile a 50 settimane incrocia al ribasso la media mobile a 100 settimane, fenomeno noto come bear cross. Tale configurazione ha segnato la fine dei principali mercati ribassisti del passato, tra i quali quelli del 2018 e del 2022.

Al momento non si è ancora manifestato questo segnale: la media a 50 settimane resta ben al di sopra della media a 100 settimane. Se la storia fosse una guida utile, il mercato potrebbe quindi estendere la discesa, con possibili test dei $50.000 o livelli inferiori prima che il croce ribassista si concretizzi e si raggiunga la capitolazione degli investitori.

È importante sottolineare che le medie mobili sono indicatori ritardati: l’incrocio non prevede in anticipo l’inversione, ma conferma movimenti già avvenuti. Per questo motivo, pur essendo storicamente associato ai punti di minimo dei mercati ribassisti, il segnale non garantisce esiti futuri e va integrato con altre analisi e criteri di gestione del rischio.

Scenari e implicazioni per gli operatori

Nel breve periodo la combinazione di tensioni geopolitiche, decisioni politiche sui dazi e flussi di capitale verso o contro titoli esposti all’AI potrebbe continuare a contribuire a periodi di volatilità pronunciata per BTC. Gli operatori istituzionali e retail sono pertanto invitati a rivedere l’allocazione e le soglie di rischio alla luce di possibili ulteriori correzioni.

Dal lato della regolamentazione e della politica economica, interventi sui dazi e incertezze normative possono avere effetti secondari sulle criptovalute attraverso la volatilità dei mercati globali e le preferenze per attività rischiose. È utile che gli investitori considerino sia fattori macroeconomici sia segnali tecnici prima di prendere decisioni operative.

In sintesi, mentre il supporto vicino ai $60.000 rimane cruciale per i rialzisti, lo scenario resta incerto e richiede una gestione prudente delle posizioni e un monitoraggio continuo degli sviluppi sui fronti geopolitico, normativo e tecnologico.