La linea dura di Trump contro Cuba colpisce la Calabria: via i medici caraibici, la regione resiste

La presenza dei medici cubani a Polistena è diventata, negli ultimi anni, un elemento stabile e profondamente integrato nella vita della cittadina: oltre una ventina di professionisti, tra specialisti dell’emergenza, chirurghi, cardiologi, ematologi, radiologi, ginecologi e ortopedici, ha permesso il funzionamento dell’ospedale Santa Maria degli Ungheresi, punto di riferimento per l’intera Piana di Gioia Tauro e per una popolazione complessiva che supera i 180mila assistiti.

Negli ultimi due anni questi professionisti hanno garantito turni, interventi urgenti e attività ambulatoriali in reparti che altrimenti avrebbero rischiato la chiusura per carenza di personale qualificato. La collaborazione sanitaria ha così coperto vuoti strutturali del servizio pubblico locale, contribuendo alla continuità assistenziale.

Tensioni diplomatiche e ricadute locali

La recente polemica internazionale promossa dagli Stati Uniti e dalla linea più dura dell’amministrazione dell’epoca di Donald Trump sulla cooperazione con Cuba ha avuto ripercussioni fino in Calabria, mettendo in discussione la prosecuzione del programma di scambio sanitario. Il diplomatico Mike Hammer, indicato come incaricato d’affari Usa a Cuba, è stato segnalato in arrivo nella regione per discutere della questione.

Secondo fonti istituzionali, la Washington attuale valuta una transizione nelle relazioni con L’Avana che potrebbe includere anche la revisione o la chiusura dei programmi di cooperazione sanitaria che coinvolgono medici inviati dall’isola caraibica. La prospettiva ha suscitato preoccupazione tra le autorità regionali e gli operatori sanitari.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha espresso contrarietà all’interruzione del contingente e ha annunciato la necessità di ulteriori rinforzi: la sua amministrazione stima che potrebbero servire fino a 600 ulteriori medici cubani per rispondere ai fabbisogni territoriali.

Un rapporto quotidiano con la comunità

Il rapporto tra i sanitari cubani e i residenti di Polistena è descritto come molto stretto e informale: al di là del lavoro in ospedale, si sono create relazioni di vicinato, amicizia e scambio culturale che emergono nelle occasioni sociali e nelle pratiche quotidiane.

I residenti di Polistena dicono:

“Dottò, voliti u viniti o mari cu nnui? Ca ndi faci piaciri.”

Inviti al mare, partecipazione a feste private e consigli informali sulle strade del paese sono raccontati come consuetudini che hanno contribuito a consolidare la fiducia reciproca: i medici non sono percepiti come ospiti temporanei ma come parte integrante della comunità locale.

Azioni civiche e misure normative

La carenza di personale aveva già spinto rappresentanti della società civile a mobilitarsi per evitare la chiusura dei servizi ospedalieri: proteste, sit-in e iniziative di pressione politica hanno portato all’adozione di misure emergenziali a livello nazionale.

Tra le misure approvate figura un emendamento al decreto milleproroghe che consente la richiamata in servizio di medici con contratti temporanei fino all’età di 72 anni, una soluzione tampone pensata per garantire continuità assistenziale nell’immediato ma non sufficiente a risolvere le carenze strutturali del sistema sanitario regionale.

Francesco Trimarchi ha dichiarato:

“Si è creata una relazione fortissima fra noi e loro, abbiamo lo stesso senso di vicinanza, lo stesso altruismo, ci somigliamo tanto. Loro ci chiamano fratelli.”

Il vicepresidente del Comitato per la tutela della salute pubblica, coinvolto nelle iniziative contro la chiusura dei reparti, sottolinea come l’intervento dei medici cubani abbia evitato vuoti assistenziali e abbia restituito fiducia agli utenti.

Francesco Trimarchi ha dichiarato:

“Appena arrivati qui, i medici cubani si sono messi alla ricerca di un’abitazione: volevano una casa, non una stanza d’albergo. Ricevono un sussidio per le spese che copre in parte l’affitto; alcuni sono riusciti a comprarsi una piccola auto e molti inviano beni e attrezzature a casa. Sono preoccupati per la situazione sull’isola e sognano, al termine della missione, di poter tornare nel loro paese.”

Prospettive e possibili soluzioni

La vicenda mette in evidenza il nodo tra politiche estere e servizi sanitari locali: decisioni assunte a livello internazionale possono avere impatti immediati sulla gestione delle strutture ospedaliere e sulla salute delle comunità. Per ridurre la dipendenza da contingenti esterni servono politiche di reclutamento, formazione e incentivazione rivolte ai giovani medici italiani e ai professionisti stranieri che vogliano stabilizzarsi sul territorio.

Nel breve termine, la via più pratica sembra quella del dialogo diplomatico e della concertazione tra istituzioni regionali, ministeriali e partner internazionali per preservare la continuità assistenziale e garantire il diritto alle cure agli oltre 180mila utenti della Piana di Gioia Tauro, mentre sul medio-lungo periodo sarà necessario investire in strategie di organico e infrastrutture sanitarie per evitare future vulnerabilità.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.