Bitcoin crolla del 4%: indice paura e avidità ai minimi storici

Il Crypto Fear and Greed Index è sceso nuovamente ai livelli più bassi lunedì, mentre il Bitcoin ha perso oltre il 4% in giornata attestandosi attorno ai 64.300 dollari, vanificando i guadagni accumulati da venerdì.

Nelle ultime 24 ore sono stati liquidati più di 136.000 trader, con liquidazioni complessive per circa 458 milioni di dollari, delle quali il 92% riferite a posizioni long con leva, secondo i dati di CoinGlass.

Durante il weekend il prezzo aveva mostrato un rimbalzo, toccando i 68.600 dollari sabato, ma ora si trova a sostenere il fondo di un canale laterale formatosi dopo il crollo del 6 febbraio fino a 60.000 dollari. Rispetto al record storico di ottobre a 126.000 dollari, Bitcoin viene scambiato circa il 48% al di sotto, e circa il 5,5% sotto il picco del 2021 a 69.000 dollari.

Movimenti recenti e impatto delle liquidazioni

Le massicce liquidazioni e l’alta percentuale di posizioni long chiuse forzano una correzione rapida sui mercati dei derivati, amplificando la volatilità spot. Quando le posizioni con leva vengono forzatamente chiuse, ciò può generare vendite a cascata che accentuano i movimenti di prezzo e aumentano la pressione sui partecipanti meno capitalizzati.

Indice Fear and Greed ai minimi storici

La misura del sentiment di mercato fornita da Alternative.me è scivolata a 5 su 100, un valore che indica condizioni di forte paura tra gli investitori.

Alternative.me ha definito lo stato del sentiment in questi termini:

«Paura estrema».

Da quando l’indice è stato lanciato nel 2018, valori così bassi si sono registrati soltanto in tre occasioni: agosto 2019, giugno 2022 e all’inizio di questo mese. Un livello di sentiment così compresso può riflettere sia un momento di potenziale accumulo per operatori istituzionali che la persistente riluttanza del retail a rientrare sul mercato.

Perdite realizzate e segnali di capitolazione

L’analisi on-chain di Glassnode indica che la media mobile a sette giorni delle perdite realizzate nette da parte degli investitori recenti rimane elevata, intorno ai 500 milioni di dollari al giorno, un segnale che molti partecipanti stanno ancora capitolando.

Glassnode ha osservato:

«Sebbene l’intensità si sia attenuata, il regime più ampio segnala ancora un mercato sotto pressione, con partecipanti nella fase di formazione della base che continuano a capitolare.»

La capitolazione, se protratta, può portare a una compressione dei prezzi più duratura prima che si verifichi una fase consolidativa stabile. Gli operatori istituzionali e i market maker monitorano questi segnali per valutare possibili punti di ingresso a medio-lungo termine.

Sharpe Ratio e zone storiche di accumulo

L’analista Michaël van de Poppe ha evidenziato come il Sharpe Ratio di Bitcoin sia sceso a valori storicamente bassi, un indicatore che confronta il rendimento del bene con il rischio assunto dagli investitori.

Michaël van de Poppe ha definito il materiale pubblicato in questi termini:

«Grafico fenomenale».

Ha inoltre sottolineato che il rapporto di Sharpe, sceso a circa -38,4, in passato è stato associato a «zone di accumulo a basso rischio» per chi cerca di investire con orizzonti di lungo termine.

Il Sharpe Ratio misura quanto rendimento aggiuntivo viene ottenuto per unità di rischio: valori estremamente bassi possono indicare che il rischio percepito supera il rendimento atteso, ma storicamente alcuni investitori hanno interpretato tali minimi come opportunità di acquisto dopo una fase di forte sconto dei prezzi.

Prospettive e contesto operativo

Nel breve termine la dinamica rimane guidata da leva finanziaria e sentiment: la detonazione di posizioni levate può accelerare discese, mentre segnali on-chain di capitolazione e cali estremi dell’indice di paura suggeriscono che il mercato potrebbe essere vicino a una fase di assestamento.

Per gli investitori professionali e i responsabili di portafoglio, è essenziale valutare la liquidità dei mercati dei derivati, la struttura delle posizioni aperte sulle piattaforme principali e l’impatto di eventi macroeconomici o normativi che potrebbero alterare volatilmente il prezzo. Inoltre, la storia mostra che livelli di paura estrema possono offrire opportunità, ma richiedono una gestione del rischio prudente e una prospettiva temporale adeguata.