Ucraina, Zelensky: 300 droni e 50 missili nelle ultime ore, almeno un morto

In nottata Russia ha colpito diverse zone del territorio ucraino con una combinazione di droni e missili: secondo il presidente Volodymyr Zelensky l’attacco ha coinvolto quasi 300 droni e circa 50 missili di varia tipologia, con una parte consistente di ordigni balistici.

I raid hanno interessato la città di Kiev e la sua area metropolitana, oltre alle regioni di Dnipro, Kirovohrad, Mykolaiv, Odesa, Poltava e Sumy.

Nel corso degli attacchi una persona è stata uccisa nel distretto di Fastiv, mentre altre otto persone, tra cui un minore, hanno riportato ferite. Le autorità ucraine hanno indicato che l’obiettivo principale degli strike è stato il settore energetico, con danni a infrastrutture critiche.

Prospettive diplomatiche e ipotesi di vertice

L’inviato speciale degli Stati Uniti incaricato delle trattative sull’Ucraina, Steve Witkoff, ha espresso la speranza che un nuovo ciclo di colloqui possa svolgersi entro le prossime tre settimane e che questo processo apra la strada a un possibile incontro diretto tra i presidenti di Russia e Ucraina.

Steve Witkoff ha detto:

“Siamo fiduciosi, io e Jared, che le proposte presentate a entrambe le parti possano portare a un incontro nelle prossime tre settimane e forse condurre a un vertice tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, incluso un possibile incontro trilaterale con il presidente Donald Trump.”

Nel contendere, Witkoff ha suggerito che la partecipazione di figure di alto profilo dipenderebbe dalla concretezza dei risultati negoziali, osservando che alcuni leader potrebbero scegliere di non partecipare se non ritengono possibile ottenere un esito soddisfacente.

Sanzioni europee e la posizione dell’Ungheria

Il prossimo incontro del Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea dovrebbe discutere l’adozione di un ventesimo pacchetto di sanzioni verso la Russia, ma il processo rischia di essere bloccato dalla posizione dell’Ungheria.

Peter Szijjártó ha annunciato che Budapest impedirà l’avanzamento del pacchetto di misure finché non sarà ripristinato il transito di petrolio verso l’Ungheria e la Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba.

Peter Szijjártó ha detto:

“Non consentiremo che decisioni importanti per Kiev procedano fintanto che il flusso di petrolio tramite il collegamento Druzhba verso l’Ungheria e la Slovacchia non sarà ripristinato.”

La richiesta di Budapest mette in luce la necessità di unanimità per l’adozione delle sanzioni nel quadro istituzionale dell’Unione Europea: un singolo Stato membro può dunque rallentare o bloccare il provvedimento. La vicenda sottolinea anche la dipendenza energetica di alcuni Paesi dell’UE dall’infrastruttura Druzhba, e i rischi che le dispute politiche pongono alla sicurezza degli approvvigionamenti.

Nel complesso, le ultime vicende marcano sia una fase di forte pressione militare sul terreno sia un contesto diplomatico incerto, con possibili sviluppi negoziali che dipendono dall’esito dei colloqui internazionali e dalla capacità degli attori europei di trovare un accordo sulle misure di risposta.



Author: Tony
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