La corte suprema boccia i dazi di Trump ai sensi della legge IEEPA
- 21 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato venerdì la maggior parte dei dazi imposti dall’ex presidente Donald Trump, stabilendo che l’Esecutivo non dispone dell’autorità necessaria per imporre tariffe attraverso il International Emergency Economic Powers Act (IEEPA).
La decisione è stata presa da sei giudici su nove, che hanno ritenuto che il ricorso all’IEEPA per imporre dazi durante un periodo di pace ecceda i poteri costituzionali attribuiti al Presidente.
La sentenza e le motivazioni della Corte
La Corte ha spiegato che il testo e l’interpretazione storica dell’IEEPA non autorizzano il Presidente a istituire tariffe come quelle contestate, sottolineando l’assenza di precedenti storici in tal senso.
Corte Suprema degli Stati Uniti ha scritto:
“L’IEEPA, in mezzo secolo di applicazione, non è mai stato invocato da un presidente per imporre tariffe di questa portata e portata. Questa mancanza di precedenti storici, unita all’ampiezza dell’autorità ora rivendicata dal Presidente, suggerisce che i dazi vanno oltre la sfera legittima dei poteri presidenziali.”
La Corte ha richiamato la prassi legislativa e la separazione dei poteri, osservando che strumenti come l’imposizione di tariffe tradizionalmente rientrano nell’ambito delle competenze del Congresso e di norme specifiche in materia di commercio internazionale.
Argomentazioni dell’ex presidente e replica della Corte
L’amministrazione aveva motivato i provvedimenti tariffari invocando presunte emergenze nazionali: flussi illeciti di droga in arrivo da Canada, China e Mexico e il presunto indebolimento della base industriale statunitense, sostenendo che ciò giustificasse misure straordinarie sotto l’egida dell’IEEPA.
La Corte ha però respinto queste giustificazioni, ritenendo che le argomentazioni non bastassero a trasformare la situazione in una “emergenza nazionale” tale da autorizzare l’uso di quel particolare strumento legislativo per imporre tariffe di tale entità.
Reazioni pubbliche e intenzioni dell’ex presidente
Dopo la sentenza, Donald Trump ha criticato i giudici che hanno votato contro i dazi e ha promesso di cercare strade alternative per ripristinarli.
Donald Trump ha dichiarato:
“La decisione della Corte Suprema sui dazi è profondamente deludente, e sono profondamente dispiaciuto per alcuni membri della Corte che non hanno avuto il coraggio di fare ciò che è giusto per il nostro paese.”
Ha inoltre annunciato l’intenzione di ricorrere a “altre alternative” per reintrodurre misure tariffarie, senza però specificare immediatamente gli strumenti giuridici o legislativi che intende utilizzare.
Impatto sui mercati finanziari e sulle criptovalute
Le misure tariffarie annunciate in passato dall’amministrazione avevano generato forti turbolenze sui mercati finanziari: quando nuove tariffe venivano annunciate o minacciate, si osservavano cali marcati nelle azioni e nelle criptovalute, alimentando incertezza macroeconomica.
Durante la campagna elettorale del 2024 Donald Trump aveva ipotizzato di sostituire l’imposta sul reddito federale con entrate generate dalle tariffe, sostenendo che ciò avrebbe ridotto in modo significativo il deficit di bilancio e alleggerito il carico fiscale per molte famiglie.
Nel corso del 2025 l’annuncio di tariffe estremamente elevate verso China aveva provocato un crollo immediato nelle quotazioni delle criptovalute: il prezzo del Bitcoin (BTC) era passato in poche ore da circa 122.000 dollari a circa 107.000 dollari, contribuendo a un periodo di marcata volatilità che non si è ancora del tutto esaurito.
Analisti di mercato e operatori hanno attribuito il tracollo a molteplici fattori, tra cui l’elevato utilizzo della leva finanziaria, ma il fattore scatenante percepito dagli operatori è stato proprio l’annuncio dei dazi estremi.
Ad oggi il mercato delle criptovalute non ha recuperato completamente i livelli precedenti: il Bitcoin rimane sensibilmente al di sotto dei massimi storici registrati precedentemente.
Conseguenze istituzionali e prospettive legislative
La sentenza chiarisce i limiti dell’autorità esecutiva in materia di politica economica straordinaria e riapre il dibattito sul ruolo del Congresso nella definizione di strumenti commerciali e fiscali. Strumenti come l’imposizione di tariffe o misure di salvaguardia sono tradizionalmente disciplinati da leggi specifiche approvate dal legislatore.
Esistono però altri percorsi normativi che un esecutivo potrebbe considerare, per esempio normative che consentono interventi per ragioni di sicurezza nazionale, tra le quali la Sezione 232 del Trade Expansion Act, già utilizzata in passato per motivi di sicurezza economica. Qualsiasi nuova iniziativa di questo tipo resterebbe comunque soggetta a valutazione giuridica e a possibili ricorsi giudiziari.
Dal punto di vista politico, la decisione pone il Congresso nella posizione di dover valutare se legiferare in modo più chiaro sulle competenze dell’Esecutivo in materia di commercio e difesa economica, oppure lasciare che futuri presidenti trovino vie alternative, con il rischio di ulteriori conflitti istituzionali.
Conclusione
La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti rappresenta una definizione significativa dei confini costituzionali tra Esecutivo e Legislativo nella politica commerciale ed economica. Le ripercussioni sui mercati e il confronto politico e legislativo che seguiranno saranno determinanti per definire come verranno gestite in futuro le emergenze economiche e le politiche tariffarie.