Spazio e subacquea: l’Italia in prima fila, le minacce ibride sempre più probabili

In un contesto segnato dall’aggressione contro l’Ucraina e dall’intensificarsi delle minacce ibride e informatiche, lo spazio e il dominio subacqueo stanno assumendo un peso sempre maggiore negli equilibri della difesa internazionale.

Starlink, la costellazione di circa 7.000 satelliti promossa da Elon Musk, rappresenta oggi un’infrastruttura di comunicazione strategica, ma la sicurezza passa anche attraverso gli abissi: i cavi sottomarini sono obiettivi sensibili, come hanno dimostrato gli episodi registrati nel Mar Baltico.

Spazio e subacquea: nuove priorità strategiche

L’Istituto Affari Internazionali (IAI) indica da tempo la centralità di queste dimensioni per la sicurezza nazionale e per le catene logistiche globali.

Karolina Muti, responsabile di ricerca nel programma «Difesa, sicurezza e spazio» presso l’IAI, sottolinea l’eccellenza italiana nel settore spaziale e nelle tecnologie correlate.

Karolina Muti ha dichiarato:

“Il nostro Paese eccelle nell’esplorazione spaziale, sia con progetti umani sia robotici, nell’osservazione della Terra e nella sensoristica, anche con ricadute per la difesa.”

A questi ambiti si affianca la dimensione subacquea, dove l’Italia ha consolidato capacità industriali e operative utili alla protezione delle rotte e delle infrastrutture sommerse.

Il ruolo del Polo nazionale della dimensione subacquea, con sede a La Spezia e coordinato dalla Marina Militare, è stato evidenziato come elemento di impulso per l’innovazione e lo sviluppo tecnologico nel settore.

Karolina Muti ha dichiarato:

“Il Polo nazionale della dimensione subacquea a La Spezia, coordinato dalla Marina Militare, funge da acceleratore per innovazione e sviluppo tecnologico nel campo subacqueo.”

Minacce ibride e difficoltà di attribuzione

Le operazioni ostili nello spazio e sotto la superficie del mare assumono spesso forme ibride, miscelando azioni fisiche, attacchi informatici e campagne di disinformazione, con l’obiettivo di danneggiare infrastrutture o compromettere servizi essenziali senza innescare una risposta diplomatica o militare diretta.

Karolina Muti ha dichiarato:

“Ci sono casi che hanno interessato il nostro Paese e le minacce ibride in queste due dimensioni purtroppo sono molto probabili. Il problema principale è l’attribuzione: è più difficile identificare con certezza l’autore di un attacco nello spazio o sotto il mare.”

L’attribuzione è infatti complicata dalla natura tecnica degli incidenti, dalla possibilità di operare con attori non statali o tramite proxy e dalla volontà degli aggressori di mantenere un profilo ambiguo.

A titolo esemplificativo, nella regione del Mar Baltico sono stati segnalati episodi in cui attività navali hanno danneggiato cavi sottomarini, azioni che possono essere tanto accidentali quanto intenzionali e che rendono più difficile distinguere tra incidente e atto ostile.

Karolina Muti ha dichiarato:

“Oggi nel Mar Baltico, per esempio, è molto semplice navigare trascinando sul fondale un’ancora e tranciando un cavo sottomarino. Poi si può sostenere che non si è trattato di un gesto voluto, anche quando le evidenze indicano il contrario. Parallelamente, gli attacchi cyber contro infrastrutture critiche sono in aumento anche in questi due ambiti.”

Il nodo delle competenze e l’investimento in capitale umano

La capacità di prevenire, diagnosticare e rispondere a minacce nello spazio e nelle profondità marine si regge su competenze scientifiche e tecniche avanzate, spesso radicate nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).

Karolina Muti ha dichiarato:

“Avremmo bisogno di più laureati STEM e questo gap ci pone qualche difficoltà. Tuttavia riusciamo a mantenere una posizione di primo piano in questi settori.”

Per colmare il divario serve una strategia integrata che coinvolga università, centri di ricerca, industria e forze armate: percorsi formativi mirati, programmi di ricerca congiunti e incentivi all’innovazione possono aumentare la disponibilità di figure tecniche necessarie a progettare e proteggere sistemi complessi.

In ambito industriale, la cooperazione tra fornitori nazionali e alleati internazionali è cruciale per garantire catene di approvvigionamento resilienti e per sviluppare soluzioni tecnologiche in grado di operare in ambienti ostili come le orbite terrestri e i fondali marini.

Le istituzioni di ricerca e i centri di sperimentazione, insieme alle capacità operative della Marina Militare e delle forze civili, costituiscono il nucleo della risposta nazionale: monitoraggio, deterrenza tecnologica e procedure di emergenza devono essere continuamente aggiornati per tenere il passo con l’evoluzione delle minacce.

Conclusioni

Lo spazio e il dominio subacqueo sono diventati leve strategiche per la sicurezza e per le economie nazionali; proteggere le infrastrutture che vi operano richiede investimenti tecnologici, capacità di attribuzione e un robusto capitale umano tecnico.

Karolina Muti ha dichiarato:

“Sono ambienti ostili e difficili per l’essere umano: solo l’innovazione tecnologica e il progresso hanno aperto opportunità che aumentano il valore strategico delle orbite e dei fondali per le nostre economie e la nostra sicurezza.”



Author: Tony
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