Bitcoin sale ma scivola subito dopo la sentenza della Corte Suprema sui dazi di Trump

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato il regime tariffario promosso dal presidente Donald Trump, con una sentenza decisa per 6 voti contro 3, stabilendo che l’azione esula dall’ambito dei poteri conferiti dall’atto legislativo invocato dall’esecutivo.

Corte Suprema degli Stati Uniti ha affermato:

“Nessun Presidente ha invocato il statuto per imporre tariffe di questa natura e di questa portata.”

“Questa ‘mancanza di precedenti storici’, unita all’ampiezza dell’autorità che il Presidente ora rivendica, suggerisce che le tariffe eccedono la ‘portata legittima’ del Presidente.”

La corte ha quindi sottolineato l’assenza di precedenti storici nell’uso dello stesso strumento legislativo per misure di simile ampiezza, ritenendo che ciò indichi una sovraestensione del potere esecutivo. La decisione potrebbe incidere sulle future modalità con cui l’esecutivo usa misure commerciali unilaterali e solleva questioni sulla separazione dei poteri tra Congresso e Presidenza.

Impatto sui mercati

La notizia della sentenza ha provocato reazioni immediate sui mercati finanziari. Il mercato delle criptovalute ha registrato un movimento rapido ma di breve durata.

Bitcoin ha avuto uno scatto iniziale di circa il 2%, salendo oltre la soglia dei 68.000 dollari, per poi invertire rapidamente la tendenza e stabilizzarsi appena sotto i 67.000 dollari pochi minuti dopo.

Di contro, i mercati azionari hanno mostrato segnali più sostenuti: il Nasdaq ha guadagnato circa lo 0,6% raggiungendo un massimo di seduta, riflettendo un certo ottimismo degli investitori verso titoli legati alla tecnologia e alla crescita.

Dati economici e interpretazioni

In mattinata è stato diffuso un pacchetto di dati macroeconomici statunitensi che ha contribuito a un quadro complesso: secondo il Commerce Department l’economia degli Stati Uniti è cresciuta del 1,4% nei tre mesi finali del 2025, una crescita modesta rispetto alle attese.

Il core personal consumption expenditures, la misura core dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve, è salita del 3,0% rispetto all’anno precedente, più del 2,9% atteso e in aumento rispetto al 2,8% del periodo precedente. Su base annua, il PIL è cresciuto del 2,2%, il ritmo più lento registrato dal 2020, anno di massima contrazione legata alla pandemia.

Questa combinazione di inflazione più calda del previsto e crescita economica più debole suggerisce impulsi riconducibili a uno scenario di bassa crescita con pressioni sui prezzi, il che complica le scelte di politica monetaria della Federal Reserve.

Art Hogan, chief market strategist presso B. Riley Wealth, ha commentato:

“I dati economici odierni hanno consegnato un messaggio confuso: inflazione più alta del previsto e crescita più lenta di quanto ci si aspettasse. Il contenuto contraddittorio delle rilevazioni di oggi conferma la tendenza della Fed a procedere con cautela nella politica monetaria.”

In sintesi, la sentenza della Corte Suprema restringe la possibilità per il Presidente di adottare unilateralmente misure tariffarie di ampia portata, mentre i dati economici recenti pongono sfide immediate per i responsabili della politica economica, che dovranno conciliare il controllo dell’inflazione con la necessità di sostenere la crescita.