Idrogeno, l’industria italiana scalda i motori: ricavi e investimenti in accelerazione verso il 2026

L’idrogeno in Italia non è più una scommessa di laboratorio, ma una realtà industriale che inizia a fatturare. Secondo l’Osservatorio 2025 realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con H2IT, il 58% delle imprese della filiera genera già ricavi dal settore, quota che sale al 66% nel comparto manifatturiero. Nonostante un’età media di presenza nel comparto di soli 8 anni, il sistema mostra una maturità precoce: per oltre la metà delle aziende gli investimenti nell’idrogeno superano il 10% del totale, con picchi rilevanti tra le PMI.

Export e innovazione guidano la crescita

La proiezione internazionale è il vero volano del settore. Il fatturato generato con clienti esteri rappresenta il 46% del totale, toccando il 60% per le imprese manifatturiere. Il profilo tecnologico appare solido: circa un terzo delle 79 imprese mappate ha depositato o è in procinto di depositare brevetti, mentre il 70% dispone di un reparto R&S interno. L’adozione di tecnologie digitali 4.0 (AI, Cloud, IoT) è ormai uno standard per tre quarti della filiera. Sul fronte finanziario, pur prevalendo l’autofinanziamento, il ricorso ai fondi pubblici è balzato dal 22% al 37%, segnale di una maggiore capacità di intercettare le risorse del PNRR.

Prospettive e nodi normativi

Le attese per il 2026 sono marcatamente ottimistiche: oltre il 90% del campione prevede un aumento del fatturato, con il 32% dei manifatturieri che stima una crescita tra il 10 e il 50%. Tuttavia, restano delle ombre legate alla debolezza della domanda interna e a un quadro normativo ancora incerto. Le imprese chiedono una strategia nazionale più strutturata per passare definitivamente dalla fase di sperimentazione a quella di mercato.

“L’Italia sta costruendo un ecosistema solido, competitivo e capace di confrontarsi con i principali Paesi europei”, ha dichiarato Alberto Dossi, Presidente di H2IT. “Siamo nella fase di creazione della domanda, ma occorre equilibrio tra ambizione climatica e competitività industriale. La direzione del Clean Industrial Deal è quella giusta: consolidare filiere strategiche e sovranità tecnologica”.

Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato come la filiera sia oggi “più strutturata rispetto al 2023. Le imprese continuano a investire nonostante i costi elevati, con un forte orientamento all’innovazione. Lo sviluppo della domanda sarà ora il fattore chiave per la nascita di un vero mercato dell’idrogeno”.