Tassa sui minipacchi, rinviata a luglio e ora a rischio stop
- 19 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Per il contributo di 2 euro sui minipacchi provenienti da Paesi extra-UE, introdotto con l’ultima manovra, prende sempre più corpo l’ipotesi di uno slittamento temporaneo che anticipi la sua soppressione a favore del dazio europeo di 3 euro, previsto in vigore dal prossimo 1° luglio. Tuttavia, il percorso normativo e le coperture finanziarie restano ancora da definire con chiarezza.
Lo spostamento al 1° luglio del contributo italiano è tornato al centro del dibattito parlamentare legato al Milleproroghe. L’emendamento presentato dal Partito Democratico ha incontrato fino a oggi ostacoli legati alla disponibilità delle risorse necessarie all’interno del decreto.
Matilde Siracusano ha spiegato:
“non è stato possibile reperire le occorrenti risorse finanziarie nel quadro del decreto legge”
In modo apparentemente contraddittorio, però, in occasione dell’esame al Senato il sottosegretario al Mef ha sostenuto che lo slittamento non richiederebbe coperture aggiuntive, sollevando un elemento di incertezza sulle valutazioni tecniche e contabili in corso.
Federico Freni ha chiarito:
“Uno slittamento al 1° luglio del contributo sulle spedizioni fino a 150 euro non richiederebbe ulteriori coperture.”
La relazione tecnica alla manovra presenta un gettito ridotto per quest’anno rispetto alle previsioni a regime: la stima è di circa 122,5 milioni invece dei 245 milioni annui previsti a partire dal 2027, tenendo conto anche dei tempi necessari per adeguare i sistemi informativi.
Il percorso normativo
La modifica legislativa sul contributo italiano difficilmente passerà direttamente attraverso il Milleproroghe, sebbene il Governo possa valutare l’accoglimento di un ordine del giorno che chieda lo slittamento, sostenuto anche da gruppi di maggioranza. La forma prevista per intervenire è invece il prossimo decreto fiscale, che dovrebbe raccogliere le modifiche necessarie e altri correttivi di natura tributaria e fiscale.
Tra i provvedimenti attesi è citata la revisione di alcuni aspetti dell’iperammortamento, con interventi finalizzati a eliminare la clausola che limitava gli incentivi agli acquisti di beni originari dell’UE. Questo indica l’intenzione del Governo di inserire più interventi fiscali coordinati all’interno dello stesso decreto.
Compatibilità con il dazio europeo
L’avvio del dazio comunitario da 3 euro solleva questioni sia giuridiche sia operative. Sul piano del diritto europeo è in corso un’analisi sulla compatibilità fra il contributo nazionale e il nuovo dazio, tema che ha già suscitato rilievi da parte di alcune associazioni e osservatori economici.
Giancarlo Giorgetti aveva spiegato:
“C’è una decisione europea, e vedremo di rendere coerente anche le regole italiane.”
Dal punto di vista pratico è difficile immaginare la convivenza automatica dei due prelievi sullo stesso pacco: sommare il contributo nazionale di 2 euro ai 3 euro comunitari rischia di generare complicazioni operative per operatori postali e corrieri, oltre a possibili sovrapposizioni normative che richiederebbero chiarimenti formali a livello europeo.
Impatto sulle entrate pubbliche
La questione delle coperture è centrale: l’eventuale ritiro del contributo nazionale comporterebbe una riduzione delle risorse previste nella legge di bilancio per il triennio. Il valore indicato in discussione è di circa 612,5 milioni distribuiti sul periodo 2026-2028.
Il meccanismo di ripartizione del dazio europeo prevede che la maggior parte del gettito vada al bilancio comune: il 75% confluisce nelle casse dell’UE, mentre il restante 25% resta agli Stati membri come rimborso per le spese di riscossione. Di conseguenza, ogni minipacco soggetto al dazio da 3 euro genererebbe per lo Stato membro circa 0,75 euro di entrata, anziché i 2 euro attesi dal contributo nazionale.
Questo crea uno scostamento significativo da dover compensare: sul triennio le stime indicano un mancato introito di circa 383 milioni rispetto alla previsione originaria. Tale vuoto finanziario è al centro delle preoccupazioni sulla sostenibilità della modifica normativa senza misure compensative.
Mario Turco ( M5S ) ha presentato un’interrogazione su questo punto:
“In caso di ritiro del contributo per evitare l’avvio di una procedura d’infrazione Ue, come si provvederà a sostituire le entrate preventivate nella legge di bilancio?”
La domanda evidenzia la necessità di individuare misure alternative di copertura o di rimodulare altre voci di spesa per preservare l’equilibrio del bilancio nel periodo considerato.
Considerazioni finali
Il dibattito sulla soppressione del contributo nazionale e sul contemporaneo avvio del dazio europeo mette in luce tensioni tra scelte politiche, vincoli di bilancio e obblighi derivanti dal diritto comunitario. Per superare l’impasse saranno necessari interventi coordinati a livello nazionale e chiarimenti dall’UE sulle modalità operative, oltre a decisioni politiche sulle fonti di compensazione delle entrate mancate.