Sicurezza, l’Europa accelera: droni e scudi aerei in prima linea

Il conflitto tra Russia e Ucraina e gli attacchi nel Mar Rosso hanno mostrato come i sistemi senza pilota stiano trasformando profondamente le modalità delle operazioni militari e della sicurezza nazionale.

L’impiego di droni per colpire obiettivi sensibili, inclusi aeroporti come quelli oggetto di attacchi a settembre a Copenaghen e Oslo, ha fatto crescere l’attenzione anche in Italia verso la difesa contro velivoli a pilotaggio remoto.

La Difesa italiana ha impostato una strategia su due fronti: lo sviluppo di strumenti normativi e tattici per contrastare le minacce droniche e l’acquisizione di mezzi capaci di garantire protezione dallo spazio aereo.

Guido Crosetto ha pubblicato un «non paper» che mette a fuoco l’incremento delle sorveglianze via drone e la loro natura spesso difficile da identificare.

«Negli ultimi mesi – viene messo in evidenza nel documento – si è registrato un aumento dei sorvoli di droni – spesso non identificabili – su infrastrutture civili e militari in numerosi Paesi europei».

Nel Documento Programmatico della Difesa 2025-2027 è stata inoltre sottolineata la trasformazione tecnologica che rende più accessibili capacità avanzate a costi contenuti, contribuendo a una proliferazione delle minacce.

«Le tecnologie emergenti e dirompenti (EDT) abbassano inoltre le barriere d’ingresso: strumenti avanzati a basso costo, come droni e mini-droni impiegabili anche in sciame, risultano difficili da identificare e contrastare».

«Lo Strumento militare deve evolvere verso un modello moderno, flessibile e credibile, capace di garantire la sicurezza dello Stato e tutelare gli interessi nazionali».

Modernizzazione dei sistemi di difesa aerea

Nel documento programmatico si indica anche la necessità di aggiornare i sistemi di difesa aerea, integrando radar avanzati e missili terra-aria per far fronte a una più ampia gamma di minacce, dai missili da crociera ai droni in varie dimensioni.

«In prospettiva futura – si legge ancora – occorre anche continuare il processo di evoluzione dei sistemi di difesa aerea, inclusi radar avanzati e missili terra-aria, per contrastare la crescente varietà di minacce, dai missili ai droni».

L’obiettivo dichiarato è creare un sistema aerospaziale integrato che assicuri capacità operative elevate e risposte tempestive, sostenuto da un ecosistema industriale nazionale competitivo.

Tipologie di sistemi senza pilota e investimenti

I sistemi unmanned si articolano oggi in diverse famiglie: UAV (veicoli aerei), USV (veicoli di superficie marini), AUV (veicoli sottomarini autonomi) e UGV (veicoli terrestri), affiancati da robotica e soluzioni cibernetiche specializzate.

Con la legge di Bilancio 2025 l’Italia ha stanziato circa 3,2 miliardi di euro per lo sviluppo e l’acquisto di sistemi unmanned, attivando più programmi volti a dotare tutte le Forze Armate di capacità droniche differenziate per ruolo e dimensione.

La strategia prevede acquisizioni che spaziano da piattaforme a lungo raggio e ad alta autonomia fino a micro-droni versatili, nonché investimenti crescenti in droni navali e subacquei per sorveglianza e protezione in ambiente marittimo e sottomarino.

I UGV sono destinati alla ricognizione, al supporto logistico e alle operazioni in scenari rischiosi, con l’obiettivo di limitare l’esposizione del personale e migliorare la raccolta dati sul campo.

Programmi concreti e dotazioni recenti

Il 22 gennaio sono stati consegnati i primi materiali del sistema di difesa aerea Grifo, prodotto in Italia da MBDA nell’ambito di un programma avviato nel 2019 che integra il missile CAMM-ER per la protezione a corto raggio contro velivoli, elicotteri, droni e missili da crociera.

All’interno di un pacchetto di decreti ministeriali in esame parlamentare per un totale di 5,5 miliardi di euro, quasi 600 milioni sono riservati all’aggiornamento degli aeromobili a pilotaggio remoto MQ-9A in dotazione all’Aeronautica Militare.

Collaborazioni industriali e scenari internazionali

Sul fronte industriale, a giugno la Leonardo ha annunciato una joint venture con la turca Baykar Technologies focalizzata sullo sviluppo di tecnologie per sistemi a pilotaggio remoto.

A questa iniziativa si affianca l’idea di coinvolgere altri partner europei e non, come Ucraina e Polonia, soprattutto per competenze nei mini-droni, con l’obiettivo di rafforzare capacità e catene di fornitura.

Sul piano finanziario la Commissione europea ha approvato un piano presentato dall’Italia che mira a ottenere circa 15 miliardi dal Fondo Safe; benché il dettaglio non sia stato ancora reso pubblico, è verosimile che parte delle risorse sia destinata a programmi dronici e alla modernizzazione della difesa.

Implicazioni strategiche e sfide future

L’espansione delle capacità unmanned solleva questioni operative, normative e politiche: dalla necessità di interoperabilità con gli alleati, alla definizione di regole d’ingaggio per sistemi autonomi, fino alla protezione delle catene di approvvigionamento e della proprietà intellettuale.

Le istituzioni nazionali e le forze armate sono chiamate a integrare addestramento, procedure e dottrine per sfruttare al meglio queste tecnologie, garantendo al contempo controllo, sicurezza e conformità al diritto internazionale.

In prospettiva, una difesa aerospaziale robusta e una base industriale dinamica saranno elementi centrali per mantenere capacità deterrenti efficaci e per sostenere la presenza strategica dell’Italia nelle alleanze internazionali.



Author: Tony
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