Bitcoin resta sotto forte pressione vicino a 68.000 dollari mentre il panico si attenua

Bitcoin rimane in difficoltà nel costruire slancio rialzista, nonostante un calo della misura della paura del mercato che aveva segnato un picco all’inizio del mese e che ora suggerisce una maggiore stabilità.

Volatilità implicita: cosa è cambiato

La volatilità implicita a 30 giorni di BTC, indicatore che sintetizza le aspettative degli investitori sulle oscillazioni di prezzo nelle successive quattro settimane, è scesa fino a un livello annualizzato attorno al 52% secondo gli operatori di mercato. Questa diminuzione ha annullato lo scatto verso il 100% verificatosi in concomitanza con il sell-off che aveva portato il prezzo vicino ai 60.000 dollari.

La riduzione della volatilità implicita indica che l’ondata di panico si è attenuata: gli investitori non stanno più cercando opzioni o strumenti di copertura con la stessa frenesia vista durante la fase di ribasso. Le opzioni sono contratti derivati che forniscono protezione o esposizione alle variazioni di prezzo: una call consente di trarre vantaggio da un rialzo, mentre una put serve a proteggersi da una discesa. La domanda per questi contratti influisce direttamente sulla volatilità implicita.

Derivati e dinamiche di mercato

Nonostante il calo della volatilità, il prezzo di Bitcoin resta sotto pressione: al momento della rilevazione il valore si aggirava appena sotto i 68.000 dollari, con una flessione dell’1,2% nelle 24 ore precedenti. La svendita di inizio mese si era arrestata vicino ai 60.000 dollari il 6 febbraio, dando luogo a un rimbalzo, ma il livello dei 70.000 dollari non è stato ancora superato in modo sostenibile.

Questa situazione segnala una domanda ancora debole. I tassi di funding sui contratti perpetual — i pagamenti periodici tra posizioni long e short che mantengono il prezzo del future ancorato allo spot — non mostrano segnali di forte rilanciamento della leva finanziaria. Un funding rate positivo implica che i long paghino gli short, evidenziando posizionamenti più ottimisti; un rate negativo indica invece prevalenza di posizioni corte. Attualmente i tassi sono poco sopra lo zero, suggerendo un leggero orientamento rialzista tra i trader, ma nulla di aggressivo.

Inoltre la fase di deleveraging sembra essersi esaurita senza generare un ritorno deciso delle compravendite a leva, contribuendo alla percezione che i mercati siano in stabilizzazione piuttosto che in pieno processo di ripresa.

Afflusso istituzionale e flussi di capitale

L’appetito istituzionale non è apparso particolarmente vivace: i fondi negoziati in borsa (ETF) su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato un deflusso netto significativo nel mese, estendendo un periodo di riscatti protrattosi per tre mesi consecutivi. Tale dinamica segnala che, almeno nel breve termine, gli investitori istituzionali stanno riducendo l’esposizione piuttosto che aumentarla.

Fattori macroeconomici e prospettive

I sostenitori di Bitcoin possono però guardare a segnali macro che offrono un potenziale supporto: l’inflazione negli Stati Uniti ha mostrato un rallentamento recente e i rendimenti reali sono scesi, condizioni che storicamente favoriscono attività più rischiose o prive di rendimento come le criptovalute.

I dati più recenti sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) hanno evidenziato un rallentamento annuo, alimentando le aspettative di almeno due riduzioni dei tassi di interesse da 25 punti base da parte della Fed nel corso dell’anno. Parallelamente, il rendimento reale del titolo di stato decennale degli Stati Uniti è sceso fino a circa l’1,8%, livello più basso dallo scorso dicembre. Una diminuzione dei rendimenti reali tende a ridurre il costo opportunità di detenere asset che non producono flussi correnti, come appunto Bitcoin.

In termini pratici, rendimenti reali più bassi e un dollaro più debole possono migliorare la liquidità globale e rendere più appetibili gli asset rischiosi e non cedolari. Tuttavia, la traduzione di questi fattori in una ripresa sostenuta dei prezzi richiede che la domanda degli investitori, sia retail sia istituzionale, torni a intensificarsi in modo duraturo, cosa che al momento non si è ancora vista.

Conclusioni e punti da monitorare

Il quadro attuale combina una volatilità implicita in contrazione con segnali di domanda ancora tiepida: gli operatori dovrebbero quindi osservare con attenzione i tassi di funding, i flussi netti verso gli ETF spot, i livelli di prezzo chiave come i 70.000 dollari e gli sviluppi macroeconomici — in particolare i dati sull’inflazione e le decisioni della Fed — che continueranno a influenzare il posizionamento sui mercati delle criptovalute.