Harvard riduce l’esposizione al bitcoin del 20% e punta su ether

Il fondo patrimoniale da 56,9 miliardi di dollari di Harvard University ha effettuato nel trimestre la sua prima esposizione diretta a ether tramite l’acquisto di quote dell’iShares Ethereum Trust (ETHA), contestualmente riducendo la propria esposizione all’iShares Bitcoin Trust (IBIT).

Secondo il deposito regolamentare, la Harvard Management Company (HMC) ha comprato quasi 3,9 milioni di azioni dell’ETHA per un valore approssimativo di 86,8 milioni di dollari, mentre ha venduto circa 1,5 milioni di azioni dell’IBIT, riducendo la partecipazione relativa del 21%.

L’IBIT continua a rappresentare la maggior holding pubblica dichiarata dall’istituzione, con un valore segnalato di circa 265,8 milioni di dollari alla chiusura del periodo.

Dettagli delle operazioni

Le operazioni documentate mostrano un contemporaneo acquisto di esposizione a ether e una riduzione dell’esposizione a strumenti collegati al bitcoin. L’approccio tramite fondi quotati exchange-traded (ETF) come l’ETHA e l’IBIT permette a gestori istituzionali di ottenere esposizione ai token senza detenere direttamente le criptovalute.

Motivi e dinamiche di mercato

Andy Constan, fondatore e chief investment officer di Damped Spring Advisors, osserva che la riduzione della posizione in IBIT potrebbe riflettere più dinamiche di mercato e movimenti tattici che un semplice cambio di sentiment nei confronti delle criptovalute.

In particolare, la vendita potrebbe essere legata allo smantellamento di una strategia volta a sfruttare i premi a cui alcune società con tesoreria in bitcoin quotate in borsa venivano scambiate rispetto al valore delle loro riserve. Questo scostamento è spesso misurato dal parametro mNAV, che confronta il valore d’impresa con il valore dei bitcoin detenuti.

Quando il prezzo del bitcoin saliva rapidamente, società con riserve di criptovalute, definite anche come digital asset treasury (DAT), venivano scambiate a premi rilevanti rispetto al valore della loro riserva in bitcoin. Un esempio emblematico è Strategy (MSTR), che in passato era negoziata a livelli di mNAV vicini a 2,9, cioè gli investitori pagavano all’incirca 2,9 dollari per ogni dollaro di bitcoin sottostante.

Questi premi riflettono non solo l’attività operativa dell’azienda, ma anche l’aspettativa che la società continui ad accumulare criptovalute. Alcuni operatori hanno quindi costruito posizioni lunghe in IBIT e contemporaneamente hanno venduto allo scoperto azioni di DAT, puntando su un restringimento del divario di mNAV. Quando il prezzo del bitcoin è poi diminuito, il valore delle azioni DAT è sceso in misura significativa e tale strategia si è progressivamente smontata.

Andamento dei prezzi e impatto sulle posizioni

Nel trimestre considerato il prezzo del bitcoin è sceso rispetto ai massimi storici raggiunti lo scorso autunno, passando da livelli vicini a 125.000 dollari a chiudere il periodo poco sotto i 90.000 dollari. Questa forte volatilità ha contribuito a movimenti di ribilanciamento da parte degli investitori istituzionali.

Alcuni gestori, aggiunge Constan, potrebbero inoltre aver ribilanciato i portafogli dopo che il bitcoin ha registrato performance significative nell’ultimo anno, rendendo l’attivo potenzialmente superiore alla quota target desiderata nelle allocazioni strategiche.

Dati istituzionali e segnalazioni regolamentari

I depositi regolamentari relativi alle posizioni istituzionali, come quelli previsti dalla normativa sui 13F presso la SEC, mostrano una riduzione delle partecipazioni aggregate in IBIT: le segnalazioni indicano circa 230 milioni di azioni detenute dalle istituzioni nel quarto trimestre, contro 417 milioni nel trimestre precedente.

Altre variazioni nel portafoglio di Harvard

Parallelamente alle mosse sulle criptovalute, la Harvard Management Company ha aumentato le partecipazioni in società tecnologiche e industriali: tra queste figurano i produttori di chip Broadcom e TSMC, il gruppo di servizi informatici Alphabet e l’operatore ferroviario Union Pacific.

Contemporaneamente, il fondo ha ridotto posizioni in alcune grandi società tecnologiche come Amazon, Microsoft e Nvidia, mosse coerenti con una gestione attiva del rischio e con il processo di riallocazione tra settori e fattori di mercato.

Significato per le fondazioni universitarie

Le decisioni di investimento dei grandi fondi patrimoniali universitari come quello di Harvard University influenzano non solo i rendimenti finanziari del loro patrimonio, ma anche le risorse disponibili per borse di studio, ricerca e attività accademiche. Per questo motivo tali enti bilanciano l’obiettivo di crescita del capitale con la necessità di preservarne il potere d’acquisto nel lungo periodo, adottando strategie di diversificazione e ribilanciamento in risposta a prezzi molto volatili come quelli delle criptovalute.

Nel complesso, le operazioni registrate nel trimestre riflettono un adattamento tattico del portafoglio a condizioni di mercato mutate e l’utilizzo di strumenti quotati per gestire esposizioni complesse in modo efficiente e conforme ai vincoli regolamentari e di governance.