Crollo del Bitcoin potrebbe anticipare turbolenze di mercato e una recessione negli Stati Uniti, avverte Mike McGlone

>Il macrostratega di Bloomberg Intelligence, Mike McGlone, ha avvertito che il crollo dei prezzi delle criptovalute potrebbe essere il sintomo di tensioni finanziarie più ampie, prospettando la possibilità che Bitcoin torni verso i 10.000 dollari e che ciò anticipi una futura recessione negli Stati Uniti.

L’analisi è stata diffusa tramite un post sui social, in cui McGlone ha messo in discussione l’efficacia della strategia nota come «buy the dip», che dal 2008 ha sostenuto gli asset rischiosi, osservando come il deterioramento degli asset digitali e il cambiamento nelle dinamiche di volatilità possano segnare una rottura di quel paradigma.

Movimenti recenti del mercato delle criptovalute

Dopo un recupero che ha portato Bitcoin fino a circa 70.841 dollari la mattina del 15 febbraio, i prezzi sono poi tornati a oscillare intorno ai 68.800 dollari nelle ore successive. Anche l’intero comparto cripto ha mostrato segnali di indebolimento, con 85 dei primi 100 token in perdita nella giornata di riferimento.

Fra le valute a maggior focus, le monete orientate alla privacy come Monero e Zcash hanno registrato ribassi nell’ordine del 10% e dell’8% nelle ultime 24 ore, a testimonianza della volatilità ancora elevata in segmenti specifici del mercato.

Indicatori macro che segnalano rischio

McGlone ha citato diversi indicatori macroeconomici per sostenere la sua tesi: la capitalizzazione di mercato delle borse statunitensi rispetto al prodotto interno lordo si trova ai massimi di circa un secolo, mentre la volatilità a 180 giorni dell’S&P 500 e del Nasdaq 100 è prossima ai minimi osservati negli ultimi otto anni.

In parallelo, i metalli preziosi stanno registrando performance relative positive: oro e argento stanno “catturando alpha” a un ritmo che, secondo l’analisi, non si vedeva da circa mezzo secolo, e l’aumento della volatilità in questi mercati potrebbe risalire e trasmettersi anche alle azioni.

Mike McGlone said:

“Una correzione salutare è ciò che sentiremo presto dagli analisti azionari (che rischiano il posto se non sono allineati), a seguito del collasso delle cripto. Il mantra del ‘buy the dips’ dal 2008 potrebbe essere finito.”

Grafici, scaling e livelli di riferimento

Nel suo report McGlone ha condiviso un confronto grafico in cui Bitcoin, ridotto di un fattore dieci per motivi di scala, viene messo a confronto con l’andamento dell’S&P 500. Alla data indicata nel grafico, entrambe le serie risultavano sotto il valore 7.000 sulla scala utilizzata.

L’analista ha individuato inizialmente il livello di 5.600 punti sull’S&P 500 — corrispondente, nel suo modello di scaling, a circa 56.000 dollari per Bitcoin — come una prima «reversione normale». Oltre tale soglia, il suo caso base contempla la possibilità che Bitcoin torni verso i 10.000 dollari, previa identificazione di un picco nel mercato azionario statunitense.

Mike McGlone said:

“Bitcoin, essendo volatile e dipendente dal beta, difficilmente rimarrà sopra questi livelli se il beta delle azioni più ampie dovesse indebolirsi.”

Critiche e opinioni alternative

La visione di McGlone non è unanime. Jason Fernandes, cofondatore di AdLunam e analista di mercato, ha criticato l’assunto che gli estremi del mercato debbano necessariamente risolversi con un collasso proporzionale, sostenendo che l’equivalenza tra il beta di Bitcoin e un crash diretto delle azioni sia una semplificazione eccessiva.

Jason Fernandes said:

“Questa è una falsa equivalenza e un bias che privilegia un’unica possibile traiettoria. I mercati possono correggere gli eccessi anche nel tempo, tramite rotazioni o attraverso l’erosione inflazionistica.”

Fernandes ha aggiunto che una discesa fino a 10.000 dollari per Bitcoin richiederebbe, a suo avviso, un evento sistemico reale: contrazione marcata della liquidità, allargamento degli spread creditizi, deleveraging forzato da parte di fondi e una caduta disordinata del mercato azionario.

Jason Fernandes said:

“Ciò implicherebbe recessione più stress finanziario, non solo rallentamento della crescita. In assenza di uno shock creditizio o di un errore di politica che prosciughi la liquidità globale, una tale implosione rimane un rischio di coda a bassa probabilità.”

Implicazioni per investitori e politica economica

Le valutazioni esposte mettono in evidenza come la dinamica tra mercato azionario, asset rischiosi e liquidità globale sia fondamentale per comprendere la direzione di Bitcoin e delle criptovalute in generale. Per gli investitori ciò significa che scenari estremi richiedono condizioni macro e finanziarie ben definite, mentre scenari più moderati possono tradursi in fasi di consolidamento o ritarature verso livelli intermedi.

Dal punto di vista delle autorità di vigilanza e delle banche centrali, l’interazione fra politiche monetarie, liquidità e pricing degli asset resta un elemento chiave per valutare rischi sistemici e adottare misure mirate a prevenire tensioni finanziarie diffuse.

In sintesi, la prospettiva di un ritorno a 10.000 dollari per Bitcoin è percepita da alcuni analisti come possibile ma dipendente da uno shock sistemico severo; altri ritengono che esistano percorsi alternativi di aggiustamento che non richiedono un collasso così drastico.