SBET: i dirigenti esortano a guardare oltre l’andamento recente dei prezzi
- 12 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Con la progressiva maturazione dell’adozione istituzionale degli asset digitali, sta emergendo un nuovo approccio aziendale: considerare ether non soltanto come una riserva di valore, ma come un’infrastruttura finanziaria produttiva capace di generare rendimento e servizi onchain.
Questa evoluzione si inscrive in un mercato ancora caratterizzato da forte volatilità: esempi recenti ricordano il rapido aumento e il successivo crollo del titolo di SharpLink Gaming (SBET), che aveva registrato un’impennata dopo aver adottato una strategia di tesoreria in ETH. Il caso evidenzia quanto resti tumultuoso il settore degli strumenti di bilancio basati su asset digitali creati frettolosamente nel 2025.
In un panel a Consensus Hong Kong 2026, il presidente di SharpLink, Joe Lubin, e l’amministratore delegato, Joseph Chalom, hanno discusso come le cosiddette DAT (digital asset treasuries) stiano prendendo forma come strategia istituzionale distinta, con capitale permanente e obiettivi di produzione di rendimento.
Joseph Chalom ha detto:
“Non ricordo un momento di maggiore differenziazione: i fattori macro che favoriscono Ethereum sono forse i migliori nei suoi dieci anni e mezzo di storia.”
Chalom ha messo in evidenza due dinamiche chiave: la crescita delle stablecoin e la tokenizzazione di attività reali. Ha richiamato anche le stime di grandi gestori che prevedono volumi significativi di asset tradizionali tokenizzati su Ethereum, un fenomeno che potrebbe alterare profondamente le modalità di custodia e gestione del capitale istituzionale.
Joseph Chalom ha detto:
“Bitcoin e ether sono stati fra i primi asset facili da de-riskare; durante le fasi di volatilità si osservano rotazioni fuori dagli asset più liquidi. Le principali controparti della finanza istituzionale stanno annunciando apertamente la loro intenzione di entrare in ether.”
Nella discussione è stato sottolineato il ruolo degli ETF come veicoli di esposizione passiva che richiedono liquidità giornaliera, a differenza delle tesorerie che puntano su capitale permanente. La logica di SharpLink è infatti di impiegare capitale a lungo termine per ottenere rendimenti corretti per il rischio, invece di seguire approcci di breve termine orientati alla speculazione.
Joseph Chalom ha detto:
“Un ETF è ottimo per l’esposizione passiva, ma richiede liquidità quotidiana. Noi deteniamo capitale permanente. La terza fase — quella più importante — è rendere il vostro ETH produttivo.”
Rendimento tramite staking e capitale produttivo
Joe Lubin ha messo in rilievo la caratteristica che distingue ether da molte altre risorse digitali: la capacità di generare rendimento attraverso meccanismi come lo staking.
Joe Lubin ha detto:
“Ether sarebbe un asset molto più interessante… perché è un asset produttivo. Produce rendimento. Ha un tasso privo di rischio, se vogliamo parlare in questi termini.”
Nella pratica, SharpLink ha puntato a mettere in stake quasi tutte le proprie riserve di ETH, beneficiando di rendimenti di staking che si collocano attorno al 3% annuo secondo le condizioni di mercato citate in sede di intervento. L’azienda ha dichiarato l’intenzione di continuare ad acquistare ether, a metterlo in staking e ad aggiungere nuove fonti di rendimento per migliorare la produttività del proprio bilancio onchain.
Joseph Chalom ha descritto il concetto di una DeFi istituzionale più matura, che impiega capitale vincolato a lungo termine per ottenere ritorni aggiustati per il rischio invece di rincorrere rendimenti di tipo venture.
Joseph Chalom ha detto:
“Non cerchiamo risultati da 10x tipici del venture capital: puntiamo al miglior rendimento corretto per il rischio per i nostri investitori. Inoltre, facendo così, crediamo di innalzare gli standard dell’ecosistema DeFi.”
Impatto istituzionale e prospettive future
Il cambiamento descritto dai dirigenti di SharpLink si inserisce in un più ampio processo di trasformazione: le società tradizionali e i grandi gestori patrimoniali stanno valutando la tokenizzazione come strumento per migliorare liquidità, tracciabilità e efficienza nei flussi di capitale. Questo determina la necessità di strumenti di tesoreria onchain più evoluti, di governance, di pratiche operative e di compliance specifiche per la detenzione e l’uso di token in bilancio.
Sul piano operativo, passare da un approccio puramente speculativo a uno basato su capitale permanente e rendimento implica anche sviluppi infrastrutturali: contratti di staking sicuri, soluzioni di custody in grado di gestire attività produttive, meccanismi di gestione del rischio e trasparenza verso gli azionisti e i regolatori.
Joe Lubin ha offerto una lettura storica del fenomeno, paragonandolo a fasi precedenti di trasformazione tecnologica, e ha ipotizzato che molte imprese adotteranno progressivamente elementi blockchain nei loro bilanci e nelle loro operazioni.
In sintesi, la discussione mette in evidenza come la strategia di rendere ETH produttivo — attraverso staking e l’impiego di capitale permanente in protocolli con rendimento corretto per il rischio — rappresenti un possibile percorso per integrare gli asset digitali nelle pratiche di tesoreria istituzionale, con implicazioni operative, regolamentari e di mercato che meritano attenzione continua da parte degli operatori finanziari.