A2A, il tandem Mazzoncini e Tasca pronto per la riconferma ai vertici

Il ticket di vertice di A2A, composto dal presidente Roberto Tasca e dal CeO Renato Mazzoncini, è destinato verosimilmente a essere riconfermato alla prossima assemblea dei soci prevista per la fine di aprile, quando verrà approvato il bilancio 2025 e nominato il nuovo consiglio di amministrazione. Il mercato non pare sorpreso da questa prospettiva, dopo che il management ha guidato la trasformazione del gruppo da multiutility locale a player energetico di rilevanza nazionale, con una crescita dimensionale significativa e una politica dei dividendi che ha favorito i soci pubblici, tra cui il Comune di Milano e il Comune di Brescia.

La strategia nelle acquisizioni

La strategia che ha convinto gli azionisti si basa innanzitutto su risultati economici misurabili e su un cambiamento nella politica di M&A. A2A ha progressivamente spostato il proprio approccio dalla crescita estemporanea sui territori a operazioni mirate e di grande taglia, capaci di creare sinergie operative e margini aggiuntivi una volta integrate nell’ecosistema aziendale.

In questa strategia rientrano sia l’espansione organica sia l’acquisizione di asset strategici che, seppure acquistati a valori rilevanti, si sono dimostrati in grado di generare efficienze, ricavi regolamentati e ritorni per gli investimenti. Un elemento centrale è l’utilizzo della RAB (Regulatory Asset Base) per sostenere investimenti infrastrutturali remunerativi nel lungo periodo.

Tra le operazioni più rilevanti figurano le acquisizioni nel settore delle rinnovabili e nell’idroelettrico, che hanno portato le fonti green a rappresentare circa la metà del mix produttivo del gruppo. Particolarmente simbolica è inoltre l’acquisizione delle reti elettriche in Lombardia da parte di Enel per 1,2 miliardi: su questi asset A2A ha pianificato investimenti per 3,8 miliardi nei prossimi dieci anni, con potenziali ricadute positive sull’elettrificazione del territorio, sul teleriscaldamento e su servizi connessi come i data center.

Numeri di bilancio raddoppiati in sei anni

Il confronto con il 2019, anno precedente all’ingresso di Renato Mazzoncini come amministratore delegato, evidenzia una crescita significativa: l’Ebitda è passato da circa 1,2 miliardi a oltre 2,3 miliardi a fine 2024, l’utile netto da 389 a 864 milioni, mentre gli investimenti (al netto delle acquisizioni) sono saliti da 627 milioni a 1,5 miliardi. Anche la politica dei dividendi si è ampliata, con il monte complessivo che è cresciuto sensibilmente a beneficio degli azionisti pubblici.

Questi risultati sono stati conseguiti mantenendo indicatori di leva finanziaria relativamente contenuti — il rapporto debito/Ebitda è rimasto sotto soglie prudenziali attorno a 2,5 volte — e producendo un total shareholders return significativo dalla primavera 2020 a oggi.

Le prossime sfide

La probabile riconferma del management apre un triennio caratterizzato dall’attuazione del recente aggiornamento del piano al 2035, che prevede investimenti per 23 miliardi focalizzati su transizione energetica ed economia circolare e un Ebitda obiettivo di 3,6 miliardi a fine orizzonte del business plan. L’intento è consolidare la posizione di secondo operatore nazionale nel settore dell’energia, sia attraverso la crescita organica sia, quando opportuno, tramite ulteriori operazioni di M&A.

Nella storia recente il gruppo ha esplorato diverse opzioni di alleanze e operazioni trasformative — tra cui trattative nel 2021 per una possibile joint venture — senza tuttavia concludere accordi di grande portata. Il perseguimento di un’operazione “trasformativa” resta comunque un obiettivo contingente alle condizioni di mercato e al quadro regolatorio che disciplinerà le consolidazioni future nel settore italiano.

A livello istituzionale, la strategia e le scelte industriali di A2A richiedono un equilibrio tra l’obiettivo di crescita e gli interessi dei soci pubblici, che hanno responsabilità anche di natura territoriale e sociale. Questo rende importante il dialogo con le autorità regolatorie e con gli enti locali per garantire che gli investimenti contribuiscano a obiettivi di politica energetica nazionale e locale.

Sul fronte dei rischi, l’esecuzione del piano dovrà fare i conti con elementi esterni quali l’andamento dei prezzi delle materie prime energetiche, possibili cambiamenti normativi, la complessità dell’integrazione di grandi asset e la capacità di sostenere livelli elevati di investimento mantenendo una politica dei dividendi coerente con le attese degli azionisti.

In conclusione, la continuità della governance offrirebbe stabilità per realizzare il programma industriale delineato nel piano 2035; la formalizzazione delle candidature in vista dell’assemblea di fine aprile e la successiva approvazione saranno i passaggi che convalideranno il percorso delineato dal management e dagli azionisti pubblici.



Author: Tony
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