Industria in bilico: ricavi bloccati a 1122 miliardi nel 2025
- 10 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Nel confronto con il periodo precedente la dinamica resta debole: a valori correnti si registra un modesto +0,2% mentre il 2024 aveva segnato un -3,4%. Rispetto al livello pre‑pandemia, però, il recupero è evidente, con una crescita media superiore al 23% corrispondente a circa 210 miliardi in termini assoluti. Gran parte di questo aumento è riconducibile all’ondata inflattiva che ha innalzato i listini, ma anche tenendo conto dell’inflazione permangono marcate differenze tra i settori.
Andamento settoriale
La distribuzione dei risultati settoriali è molto disomogenea. I comparti Alimentari e Farmaceutica mostrano nei sei anni una crescita dei valori vicino al 40%, un aumento sensibile sia per volumi sia per prezzi. Al contrario il settore auto è l’unico ad aver chiuso in negativo, registrando una flessione rispetto al periodo preso a riferimento. Il segmento della moda ha invece ottenuto un incremento modesto, pari al 3,9%, inferiore all’inflazione complessiva del periodo e quindi in termini reali vicino allo stallo.
Queste differenze segnalano che alcune filiere hanno beneficiato di spinte cicliche o strutturali diverse, mentre altre faticano a recuperare competitività e domanda interna.
Prospettive e investimenti
Gli indicatori di fiducia mostrano segnali di miglioramento nelle rilevazioni più recenti, elemento che gli analisti interpretano come un potenziale volano per la ripresa della domanda interna. Il principale motore della crescita attesa è proprio il mercato interno, sostenuto dalla dinamica degli investimenti in beni strumentali e attrezzature.
Per il 2026 è atteso un rafforzamento degli investimenti grazie al ritorno del meccanismo dell’iperammortamento, un incentivo fiscale che migliora la convenienza all’acquisto di macchinari e attrezzature agevolando la modernizzazione degli impianti. Questo tipo di misura può incrementare la spesa in capitale delle imprese, favorire la produttività e sostenere la domanda interna nel medio termine.
L’efficacia di tali incentivi dipenderà però dalla loro struttura e dall’orientamento degli interventi pubblici: misure mirate a sostenere innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica tendono a generare benefici più duraturi per la competitività delle imprese.
Commercio internazionale e concorrenza cinese
Sul fronte internazionale la crescita globale dovrebbe restare sostenuta, ma permangono rischi di natura geopolitica che potrebbero indebolire gli scambi commerciali rispetto ai risultati del 2025. In questo contesto, una dinamica crescente degli scambi con la Cina costituisce un elemento di attenzione per l’industria europea e italiana.
I dati relativi ai primi nove mesi del 2025 mostrano che le importazioni della UE27 dalla Cina sono aumentate dell’8,7% a valori correnti; al netto della Farmaceutica la crescita resta comunque significativa, +6,7%. L’incremento ha interessato ampiamente diversi settori, inclusi comparti a medio‑alto contenuto tecnologico come la Meccanica.
Per l’Italia la dinamica è stata ancora più marcata: nei primi nove mesi le importazioni dalla Cina sono cresciute del 20,7% a valori correnti, portando la quota cinese sul mercato italiano al 12,6%, la più elevata tra i principali partner europei (confronto: Spagna 10,8%, Germania 8,6%, Francia 7,7%). Tuttavia, escludendo il settore Farmaceutica, che ha comportato importanti acquisti di materie prime dalla Cina nel corso dell’anno, la crescita dell’import italiano sarebbe rimasta più contenuta (+4,8%).
L’aumento della pressione competitiva cinese impone risposte a più livelli: le imprese devono rafforzare investimenti in ricerca, innovazione e differenziazione di prodotto; le politiche pubbliche possono intervenire su misure di sostegno alla competitività, infrastrutture, formazione e garanzie per la resilienza delle filiere. Parallelamente, la dimensione geopolitica richiede un’attenta calibratura delle politiche commerciali e industriali per bilanciare apertura e tutela degli interessi strategici.