Le riserve d’oro di Tether superano i 23 miliardi di dollari mentre gli acquisti sorpassano quelli degli stati-nazione, dice Jefferies

Secondo una stima della banca d’investimento Jefferies, la società di criptovalute Tether, emittente della stablecoin USDT, ha continuato ad accumulare oro nell’ultimo periodo, collocandosi tra i primi 30 detentori globali del metallo e superando diverse nazioni sovrane.

Dettagli degli acquisti

Le stime indicano che le riserve auree attribuite a Tether sono arrivate a circa 148 tonnellate al 31 gennaio, per un valore approssimativo di 23 miliardi di dollari. Nel trimestre precedente la società avrebbe acquistato all’incirca 26 tonnellate e, successivamente, ne avrebbe aggiunte altre 6 a gennaio.

Questa quantità è stata calcolata considerando gli acquisti registrati e le emissioni di strumenti collegati all’oro, ma gli analisti precisano che, essendo Tether una società privata, tali valori rappresentano una stima minima dell’esposizione reale al metallo.

Confronto con le riserve sovrane

Nel trimestre considerato, l’acquisto di oro attribuito a Tether risulterebbe superiore a quello della maggior parte delle singole banche centrali, posizionandosi dietro soltanto a Polonia e Brasile per volumi comprati nello stesso periodo.

Alla luce delle stime attuali, le 148 tonnellate assegnate a Tether sono superiori alle riserve ufficiali di Paesi come Australia, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Corea del Sud e Grecia, collocando la società tra i maggiori detentori non statali di lingotti a livello mondiale.

Struttura delle riserve e attestazioni

Le riserve auree sono dichiarate a sostegno sia della stablecoin ancorata al dollaro, USDT, sia del token garantito dall’oro, XAUT. Secondo l’attestazione di fine trimestre relativa a USDT, risultavano in riserva circa 17 miliardi di dollari in oro, corrispondenti a 126 tonnellate valutate ai prezzi di fine anno.

La fornitura del token XAUT è aumentata fino a circa 712.000 unità alla fine di gennaio, equivalenti a 3,2 miliardi di dollari e a un incremento stimato in 6 tonnellate di oro a supporto dei token emessi.

Gli analisti sottolineano che, trattandosi di una società privata, potrebbero esistere acquisti non completamente dichiarati nei bilanci e che le cifre pubbliche rappresentano quindi un minimo verificabile dell’esposizione totale.

Motivazioni e fattori di mercato

L’accumulo di oro da parte di Tether è avvenuto in contemporanea a un rally significativo del metallo prezioso, spinto dalla domanda istituzionale, dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine e dalle strategie di alcuni investitori finalizzate a ridurre la dipendenza dal dollaro USA.

La società ha inoltre espresso l’intenzione di allocare tra il 10% e il 15% del proprio portafoglio a metallo fisico, trasformando in strategia formale una politica che, secondo osservatori di mercato, si è già manifestata da diversi trimestri.

Implicazioni regolamentari e di mercato

La crescente partecipazione di un emittente di stablecoin all’acquisto massiccio di oro solleva questioni su più livelli: impatto sulla liquidità del mercato dei lingotti, possibili pressioni sui prezzi e la necessità di maggiore trasparenza nelle riserve che supportano le valute digitali ancorate ad asset fisici.

Dal punto di vista regolamentare, l’accumulo pone interrogativi relativi alla supervisione delle riserve delle società private che emettono strumenti di pagamento digitali e alla comparabilità delle attestazioni contabili rispetto alle riserve ufficiali detenute dagli Stati.

Per il mercato delle criptovalute, la mossa può essere letta come un tentativo di diversificazione delle riserve e di rafforzamento della fiducia nell’ancoraggio delle stablecoin, ma genera al contempo dibattiti su governance, audit indipendenti e rischi sistemici qualora soggetti non sovrani detengano proporzioni significative di un asset reale.

Conclusione

In sintesi, l’accumulazione di oro attribuita a Tether è significativa sia per i volumi che per le implicazioni sul mercato e sulla regolamentazione delle riserve connesse alle valute digitali. La situazione richiama l’attenzione su trasparenza, pratiche di attestazione e sul ruolo crescente degli attori privati nei mercati dei metalli preziosi.