Bitcoin azzera i guadagni post-elezioni nella svendita a qualsiasi prezzo

Negli ultimi giorni il bitcoin ha recuperato terreno dopo un minimo vicino a 60.000 dollari, attestandosi ora intorno a 69.000 dollari, un movimento che ha annullato buona parte dei guadagni registrati subito dopo l’elezione di Donald Trump nel novembre 2024.

La flessione del bitcoin si è inserita in un sell-off più ampio del mercato delle criptovalute: l’indice CoinDesk 20 (CD20) ha visto una perdita di oltre il 17% in una sola settimana, mentre singole valute digitali hanno registrato ribassi anche più marcati.

Il calo settimanale di bitcoin è stato di circa il 16,5%; altre valute digitali hanno subito performance peggiori: ether ha perso il 22,4%, BNB il 23,4% e solana il 25,2%. Anche le azioni delle società legate al comparto crypto hanno segnato forti ribassi, nonostante un rimbalzo di venerdì che ha temporaneamente riportato il BTC sopra i 70.000 dollari.

La discesa di prezzo è stata preceduta da una giornata di forti vendite che Wintermute ha definito particolarmente severa per il bitcoin, paragonabile ai traumatici movimenti osservati dopo il crollo di FTX.

Jasper De Maere ha detto:

“Sembrava un ordine di vendita ‘vendi a qualsiasi prezzo’.”

De Maere, desk strategist e trader OTC di Wintermute, ha inoltre riferito che i desk istituzionali hanno segnalato liquidazioni “piccole ma gestibili”, osservazione che non basta però a spiegare interamente l’ampiezza del movimento e che ha alimentato discussioni su dove si concentrasse realmente lo stress nel sistema.

Opzioni, volatilità e meccanismi di protezione

Il sell-off è stato accompagnato da un forte aumento della volatilità implicita nelle opzioni crypto: il livello si è portato in percentili estremi, con uno skew che ha reso particolarmente costose le put rispetto alle call.

Jasper De Maere ha detto:

“L’epicentro del dolore è stato ether, dove molti trader si sono affrettati ad acquistare protezione tramite opzioni put.”

Le put sono strumenti che danno il diritto di vendere a un prezzo prefissato e hanno visto una domanda elevata da parte di chi cercava protezione da ulteriori ribassi; nel bitcoin il posizionamento degli operatori indicava aspettative di persistenza della turbolenza, con range di riferimento molto ampi compresi tra circa 55.000 e 75.000 dollari.

Effetti su altre classi di attivo e deleveraging

Il movimento ha viaggiato insieme a un deleveraging cross-asset: il tracker del Nasdaq 100 QQQ ha perso circa 500 punti base in tre sedute, mentre metalli preziosi come argento e oro si sono allontanati in misura significativa dai rispettivi massimi di ciclo.

Questi movimenti simultanei hanno contribuito a una dinamica di vendita generalizzata, che ha amplificato le oscillazioni di prezzo nel mercato crypto.

Sviluppi aziendali e ristrutturazioni

La fiducia è stata ulteriormente scossa da annunci societari nel settore. L’exchange Gemini ha comunicato l’intenzione di chiudere le attività nel Regno Unito, nell’Unione Europea e in Australia, passando a una modalità di prelievo per gli utenti interessati e pianificando il trasferimento degli asset in collaborazione con la piattaforma di intermediazione eToro, oltre a ridurre circa il 25% del personale nell’ambito di una ristrutturazione.

Nel frattempo Bitfarms ha visto il titolo apprezzarsi dopo aver annunciato l’abbandono dell’identità di “azienda bitcoin” per concentrare la strategia sull’infrastruttura per l’intelligenza artificiale.

Profondità di mercato e flussi su ETF spot

La struttura del mercato ha accentuato la volatilità: la profondità media di mercato al 1% per il bitcoin, indicatore della quantità scambiabile vicino al prezzo corrente senza spostare il mercato, è scesa a circa 5 milioni di dollari rispetto a oltre 8 milioni registrati nel 2025, secondo l’analista di ricerca Thomas Probst di Kaiko. Una profondità più bassa rende i movimenti di prezzo più bruschi.

I flussi sugli ETF spot in bitcoin si sono inoltre invertiti: dati aggregati mostrano deflussi netti per circa 1,25 miliardi di dollari negli ultimi tre giorni, contribuendo alla pressione di vendita sul sottostante.

Jim Bianco di Bianco Research ha osservato:

“Il prezzo medio di carico degli ETF è vicino ai 90.000 dollari, lasciando detentori con perdite non realizzate attorno ai 15 miliardi di dollari.”

Bianco ha inoltre richiamato l’idea che, essendo il crypto spesso definito come “moneta programmabile”, il BTC potrebbe comportarsi in modo simile a un titolo software, e la recente discesa ha mostrato una dinamica parallela a quella dei titoli del settore software.

Correlazione con i titoli software e segnali tecnici

Le azioni software sono infatti crollate dopo il lancio da parte di Anthropic di un nuovo strumento di automazione per i suoi modelli di intelligenza artificiale, mirato a flussi di lavoro che richiedono competenze legali e conoscenza specialistica; titoli come Salesforce, Adobe e ServiceNow hanno registrato perdite settimanali rilevanti.

Jonathan Krinsky, chief market technician di BTIG, ha commentato:

“C’è evidenza convincente che sia il bitcoin sia i titoli software abbiano raggiunto minimi tattici.”

Jonathan Krinsky ha detto:

“Il bitcoin è rimbalzato ieri notte vicino a 60.000 dollari, un livello utile per impostare operazioni controtrend.”

Jonathan Krinsky ha detto:

“Per un recupero sostenibile serve vederlo tornare chiaramente sopra i 73.000 dollari: quel livello era cruciale come breakdown.”

Implicazioni politiche e contesto

Sul fronte politico, l’amministrazione guidata da Donald Trump ha mantenuto una posizione generalmente favorevole alle criptovalute, fattore che aveva contribuito lo scorso anno a spingere il bitcoin verso un record storico oltre i 125.000 dollari prima dell’avvio della correzione.

In prospettiva, gli operatori monitoreranno diversi elementi chiave per valutare la tenuta del mercato: i flussi sugli ETF spot, la profondità degli order book, l’evoluzione della volatilità implicita sulle opzioni e le scelte strategiche delle principali piattaforme di scambio. Questi fattori determineranno la probabilità di ulteriori ondate di deleveraging o il possibile consolidamento dei prezzi.