Federmacchine scende in campo per difendere la clausola made in Ue
- 6 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
L’esperienza della Transizione 5.0 non è stata lineare: annunciata alla fine del 2023, la misura è diventata operativa sulla piattaforma del Gse solo tra agosto e settembre 2024 e poi è stata rivista nella successiva Legge di Bilancio a causa delle difficoltà segnalate dalle imprese.
Le modifiche normative e i ritardi tecnici hanno ridotto l’efficacia iniziale dell’incentivo, che ha iniziato a mostrare segnali di ripresa soltanto nella primavera del 2025, lasciando nel frattempo molte aziende in attesa e congelando ordini già pianificati.
Criticità regolamentari e effetto sulle decisioni d’acquisto
La combinazione di normative incerte e di un’applicazione ritardata ha generato un forte elemento di incertezza sul mercato degli investimenti produttivi: molte aziende sospendono le decisioni d’acquisto in attesa di chiarimenti sui criteri di accesso e sulle modalità di fruizione degli strumenti agevolativi.
Bettelli ha aggiunto:
“In assenza di regole certe la domanda resta ferma in attesa di conoscere modalità e tecnicismi di questo iperammortamento che dovrebbe spingere il mercato italiano a investire e, invece, paradossalmente, in queste condizioni agisce come un freno, complicando ulteriormente la situazione su cui già pesa l’instabilità geopolitica internazionale.”
Impatto sull’export e sulla domanda interna
L’incertezza geopolitica ha già influenzato negativamente l’export di numerosi comparti. Nel settore delle macchine utensili, ad esempio, i primi nove mesi del 2025 hanno evidenziato una flessione delle vendite estere a doppia cifra, con un calo anche negli ordini esteri registrati tra ottobre e dicembre.
Nel suo complesso, il perimetro rappresentato da Federmacchine ha chiuso il 2025 con una performance inferiore, riportando una contrazione di circa due punti percentuali nel valore complessivo, principalmente per l’arretramento dell’export del 5,4%.
Alla luce di questa frenata estera, molte aziende stanno cercando di rilanciare la domanda interna; tuttavia, le incertezze sulle regole fiscali e gli incentivi — in particolare quelle relative all’iperammortamento — riducono l’efficacia di tali strategie.
Richieste dell’industria e prospettive politiche
Bettelli ha osservato:
“L’eliminazione della clausola del Made in Ue, clausola prevista correttamente a tutela e promozione della produzione europea e paventata dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, ha generato ulteriore sconforto e perplessità tra i costruttori italiani. La limitazione dell’iperammortamento ai soli beni prodotti nell’Ue è infatti uno strumento di protezione e valorizzazione delle nostre filiere.”
“Chiediamo inoltre alle autorità di governo di proseguire il confronto con le istituzioni europee affinché i macchinari extra-Ue installati sul territorio rispettino gli stessi standard di sicurezza e le certificazioni a cui sono sottoposti i prodotti europei. Ora più che mai serve un intervento deciso che dimostri il sostegno del sistema politico ed economico nazionale al manifatturiero italiano e a quello europeo.”
Le richieste dell’industria richiamano l’attenzione su alcuni punti chiave di policy: chiarezza normativa tempestiva, armonizzazione con le regole comunitarie, controlli più stringenti sulle importazioni ed efficaci strumenti di sostegno agli investimenti materiali e immateriali.
Per contrastare la fase di debolezza degli scambi esteri e sostenere la transizione tecnologica delle imprese, sarebbe necessario un coordinamento più intenso tra governo, autorità regolatorie e rappresentanze di settore per definire criteri certi e duraturi, nonché misure che incentivino gli investimenti produttivi nel medio periodo.