Così Google, che inseguiva OpenAI, prende il comando nella corsa all’ai
- 5 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La partita sull’intelligenza artificiale sembra aver cambiato posizione: nei corridoi di Wall Street la percezione è passata rapidamente a favore di Alphabet, la capogruppo di Google, che oggi viene vista in vantaggio nella corsa all’AI, anche rispetto a OpenAI. Questo cambiamento di sentiment è emerso chiaramente sia dai risultati trimestrali sia dal tono adottato dal management dopo il lancio di Gemini 3.
Risultati e piano di investimenti
Nel quarto trimestre la holding ha registrato ricavi netti dai partner pari a 97,23 miliardi di dollari, superando le attese degli analisti. Contestualmente Alphabet ha presentato un piano di spese in conto capitale senza precedenti: a Mountain View prevedono investimenti fino a 185 miliardi di dollari per il 2026, molto oltre le stime di mercato e superiori all’ammontare investito nei tre anni precedenti.
Nonostante un andamento azionario volatile nell’immediato, il titolo ha mostrato una performance positiva su base annua, e il mercato sta valutando il rapporto rischio-rendimento tra l’entità della spesa e la capacità dell’azienda di convertirla in ricavi sostenibili.
Sundar Pichai ha commentato così l’impatto degli investimenti:
“Stiamo vedendo i nostri investimenti in intelligenza artificiale e infrastrutture guidare crescita e fatturato su tutta l’azienda.”
Il ruolo del cloud
Il motore principale di questa inversione di tendenza è rappresentato da Google Cloud. I ricavi della divisione sono cresciuti del 48% nel trimestre, raggiungendo 17,7 miliardi di dollari e superando le aspettative. Elemento altrettanto significativo per gli investitori è il backlog dei contratti, che ha oltrepassato i 240 miliardi di dollari, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente.
Questo portafoglio di contratti riflette una domanda enterprise ampia e diversificata, che fornisce visibilità sui flussi futuri e stabilità finanziaria: caratteristiche che distinguono la strategia commerciale di Alphabet rispetto a quella di alcune realtà focalizzate principalmente su prodotti consumer.
La presenza di un forte giro d’affari enterprise è infatti una delle differenze sostanziali rispetto a OpenAI, la cui capacità di monetizzare su larga scala rimane al centro delle valutazioni degli investitori e degli osservatori di mercato.
Prodotti e monetizzazione
Sul fronte dei prodotti, Gemini è diventato il simbolo della rincorsa completata. L’app ha raggiunto 750 milioni di utenti attivi mensili a dicembre, una crescita rapida dopo il lancio di Gemini 3, ora integrato nella ricerca di Google, in Chrome e nelle soluzioni aziendali.
Pure se i numeri di adozione restano inferiori a quelli di ChatGPT sul fronte consumer, per gli investitori il parametro decisivo è la capacità di monetizzare: in questo senso Gemini Enterprise ha già superato gli 8 milioni di licenze a pagamento, un segnale che rafforza la percezione di un modello di business più solido e sostenibile.
Implicazioni e contesto regolatorio
L’accelerazione degli investimenti in infrastrutture e AI solleva questioni di natura strategica e regolamentare. L’intensità del capitale necessario per competere potrebbe consolidare la posizione dei grandi operatori e influenzare la struttura del mercato, con possibili ripercussioni su concorrenza, accesso ai dati e privacy.
Autorità nazionali e regionali, sia in Stati Uniti che in Unione Europea, stanno infatti osservando con attenzione l’evoluzione del settore per valutare impatti su concorrenza e tutela dei consumatori. Tali valutazioni possono riflettersi sulle strategie aziendali e sulle scelte di investimento future.
Conclusioni
Il passaggio di percezione a favore di Alphabet è il risultato combinato di performance operative, un solido backlog enterprise e un piano di investimenti aggressivo volto a integrare l’AI in prodotti chiave. Per gli investitori resta centrale monitorare il bilanciamento tra spesa e ricavi effettivi, così come l’evoluzione della domanda enterprise e il quadro regolamentare che influenzerà la competizione nel lungo periodo.