Auto, produttori europei: è ora di agire per difendere l’industria
- 5 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Due dei principali costruttori automobilistici europei chiedono a gran voce una strategia coordinata per tutelare il «Made in Europe»: trasformare sanzioni e interventi regolatori in investimenti e creare meccanismi di incentivi e bonus che sostengano la produzione di vetture elettriche, lo sviluppo del powertrain elettrico e la filiera delle batterie. La proposta è stata avanzata congiuntamente da Volkswagen e Stellantis, attraverso le parole dei rispettivi amministratori delegati, Oliver Blume e Antonio Filosa, rivolgendosi alla Commissione europea.
La crisi produttiva e la competizione globale
Il problema dell’industria automobilistica europea è legato tanto a dinamiche di mercato quanto alle incertezze regolatorie: le decisioni politiche e i tempi della transizione energetica hanno influenzato domanda e offerta, contribuendo a una perdita di competitività del settore. Secondo stime di associazioni della filiera, la produzione europea ha registrato nel 2025 una contrazione significativa rispetto al 2019, con milioni di autovetture in meno e un calo dei volumi che si aggira intorno al 16% rispetto ai livelli pre-pandemia.
La penetrazione delle vetture totalmente elettriche è cresciuta, raggiungendo una quota rilevante del mercato, ma il ritmo di diffusione varia molto tra i paesi: UK, Germania e Francia si collocano in linea con la media europea, mentre paesi come Spagna e in misura ancora maggiore Italia rimangono al di sotto delle soglie previste per una transizione ordinata della domanda.
Dati di produzione e pressioni sui margini
Un quadro aggiornato delle dinamiche globali evidenzia come la produzione mondiale di automobili sia cresciuta, trainata dall’Asia che detiene la quota maggiore della produzione totale, mentre l’Europa ha una penetrazione più contenuta e diversi segmenti mostrano volumi in calo. Il rafforzamento delle case produttrici cinesi sul mercato europeo, sostenuto da economie di scala e politiche di supporto, ha intensificato la competizione sui prezzi e compresso i margini dei produttori occidentali.
I fornitori della componentistica subiscono conseguenze dirette: rilevazioni settoriali hanno segnalato tagli occupazionali significativi nel biennio più recente, con decine di migliaia di addetti coinvolti, a riprova della pressione sui costi e della debolezza della domanda che affligge l’intera filiera.
Le lacune delle politiche europee
Il punto centrale è che, nonostante l’ambizione della transizione verde, l’Europa non ha ancora messo a punto strumenti trasversali sufficienti per sostenere la domanda interna e per accompagnare la riconversione dell’offerta industriale. Alla Commissione è affidato il compito di bilanciare obiettivi climatici stringenti e protezione della competitività industriale: le revisioni regolamentari in corso affrontano questioni delicate come gli obiettivi di riduzione delle emissioni e la possibile introduzione di percentuali di contenuto locale per le vetture «Made in Europe».
Queste misure, da un lato, mirano a salvaguardare la filiera e la sovranità industriale; dall’altro, suscitano perplessità tra i produttori, che temono effetti distorsivi o vincoli che potrebbero rallentare l’innovazione tecnologica e aumentare i costi. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dai veicoli commerciali, per i quali manca ancora un percorso di decarbonizzazione calibrato sulle specifiche esigenze del segmento.
Possibili interventi e strumenti di policy
Per affrontare la sfida servono interventi strutturali e coordinati a livello europeo e nazionale. Tra le opzioni praticabili ci sono il reinvestimento di risorse provenienti da sanzioni e fondi in ricerca e sviluppo, incentivi mirati per favorire la localizzazione delle produzioni critiche (come batterie e componentistica per powertrain elettrico), e agevolazioni per la nascita di gigafactory europee.
Misure complementari includono programmi di formazione e riqualificazione per i lavoratori della filiera, strumenti di sostegno temporaneo alla domanda (incentivi all’acquisto mirati), procedure di appalto pubblico orientate alla sostenibilità industriale e meccanismi di partenariato pubblico-privato che riducano il rischio di investimento per nuove linee produttive.
Sul versante commerciale, le istituzioni europee dovrebbero valutare strumenti per contrastare pratiche distorsive a livello internazionale, preservando però l’apertura dei mercati e evitando misure protezionistiche che potrebbero ripercuotersi sui consumatori e sulle catene globali del valore.
Coordinamento istituzionale e impatto politico
Il successo di una strategia per il settore automobilistico dipenderà dalla capacità di coordinamento tra la Commissione, gli Stati membri e le autorità locali, nonché dalla collaborazione con i produttori e i fornitori. Occorre una politica industriale che coniughi obiettivi climatici, sicurezza degli approvvigionamenti e mantenimento della base occupazionale.
Solo un approccio integrato potrà contenere il ridimensionamento produttivo in corso, preservare posti di lavoro e garantire che la transizione verso la mobilità elettrica avvenga senza compromettere la competitività dell’industria automobilistica europea nel contesto globale.