Caltagirone rafforza la partecipazione in Mps: soci approvano il cambio di statuto

Mps ha approvato le modifiche statutarie mentre Francesco Gaetano Caltagirone ha accresciuto la propria partecipazione portandola all’11,45%, con un aumento dell’1,2%. L’operazione rafforza il peso dell’imprenditore romano nell’azionariato di Siena e conferma l’intenzione di consolidare la presenza nel capitale, con un orizzonte che, sulla carta, potrebbe arrivare fino al 20%.

All’assemblea hanno espresso voto favorevole anche i principali azionisti privati, tra cui Delfin (17,5%) e Banco Bpm (3,7%), in occasione di una partecipazione complessiva pari al 68,01% del capitale. I singoli punti all’ordine del giorno sono passati con percentuali superiori al 99% dei voti espressi, nonostante permangano incertezze e posizioni divergenti sul futuro strategico della banca.

Da segnalare l’assenza al deposito delle azioni da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che non ha rilasciato commenti. Tale comportamento è coerente con la mancata partecipazione al voto del precedente consiglio di amministrazione, quando era stato approvato il regolamento per la definizione delle liste del board. In quell’occasione il supporto istituzionale si era limitato a un appoggio al piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, senza però tradursi nella presenza di un rappresentante ministeriale negli organi sociali.

Modifiche allo statuto e assetti di governance

Il fulcro delle variazioni approvate riguarda l’introduzione della lista del consiglio, che autorizza il consiglio uscente a presentare un elenco di candidati in vista del rinnovo dell’organo per l’assemblea convocata il 15 aprile. Lo statuto ha poi eliminato il limite ai mandati degli amministratori, aprendo la possibilità di ricandidature, incluso il presidente Nicola Maione, e autorizzando la nomina di due vicepresidenti.

È stata inoltre conferita maggiore flessibilità sulla politica remunerativa: lo statuto riduce gli accantonamenti a riserva fino al minimo legale, condizione che rende più agevole, in prospettiva, la distribuzione integrale degli utili agli azionisti.

Iter di autorizzazione e scadenze procedurali

Le modifiche statutarie dovranno ora ottenere il via libera definitivo dalla Bce, che è competente al controllo dei requisiti di «fit and proper» dei candidati al consiglio. In base alle regole di vigilanza europee, la Bce valuta l’idoneità dei membri del board delle banche significative e può subordinare l’autorizzazione alla presentazione e coerenza del piano industriale.

Il calendario prevede la presentazione del piano industriale entro la fine del mese, mentre il deposito delle liste dei candidati al board è fissato al 5 marzo, ovvero 40 giorni prima dell’assemblea del 15 aprile, come disposto dalla recente normativa sul capitale, nota come Capitali. È quindi probabile che l’approvazione finale di Francoforte arrivi dopo la consegna del piano e la verifica formale dei candidati.

Prospettive industriali e possibili scenari

L’amministratore delegato Luigi Lovaglio continua a portare avanti il progetto strategico annunciato lo scorso anno, che prevede una possibile integrazione con Mediobanca e il delisting di Piazzetta Cuccia, accompagnata dallo scorporo delle attività di private e investment banking. Il piano è stato valutato positivamente dalla Bce e risulta coerente con le opzioni illustrate nel prospetto relativo all’offerta pubblica su Mediobanca.

Tuttavia il progetto non raccoglie il pieno consenso di tutti gli azionisti: tra gli oppositori figura lo stesso Francesco Gaetano Caltagirone, e le condizioni di mercato — con il titolo di Mediobanca in apprezzamento — complicano ulteriormente la strada verso un’integrazione. Le divergenze tra investitori privati, istituzionali e la componente ministeriale rendono il percorso decisionale soggetto a negoziazioni e verifiche regolamentari.

Le implicazioni di un’eventuale fusione o ristrutturazione sono molteplici: ridefinizione della governance, riorganizzazione delle attività specialistiche, impatti sull’occupazione e sulle relazioni con la clientela, oltre alla necessità di ottenere le autorizzazioni antitrust e quelle della vigilanza bancaria europea. Anche per questi motivi, i tempi e gli esiti restano incerti e dipendono dall’evoluzione del contesto finanziario e regolamentare.

È realistico attendersi che i passaggi decisivi si concentrino nell’ultima settimana di febbraio, quando le questioni di governance e le scelte industriali dovranno trovare un equilibrio tra le diverse posizioni azionarie e il quadro di vigilanza.



Author: Tony
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