Cloudflare: dimostri ora che vuole fermare la pirateria

Massimiliano Capitanio, commissario dell’Agcom, ha risposto in modo articolato alle critiche mosse da Matthew Prince, amministratore delegato di Cloudflare, in merito alla sanzione di 14,2 milioni di euro inflitta dall’autorità per l’inottemperanza a ordini legati alla normativa antipirateria.

La replica dell’Autorità

Il commissario ha rigettato punto per punto le accuse, spiegando che l’intervento dell’Autorità non costituisce né una ritorsione né un atto di censura, ma l’applicazione di una normativa concepita per contrastare fenomeni criminali online.

Massimiliano Capitanio ha detto:

“Qui non c’è alcuna volontà punitiva, ma l’applicazione di una legge pienamente legittima, pensata per contrastare fenomeni criminali che prosperano online.”

Per chiarire il mandato dell’Autorità, è utile ricordare che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha competenze di vigilanza sulle piattaforme e sui servizi di comunicazione, con l’obiettivo di tutelare il diritto d’autore, la concorrenza leale e la sicurezza degli utenti nel contesto digitale.

Dati e funzionamento di Piracy Shield

Il commissario ha fornito numeri e descrizioni tecniche sul sistema utilizzato dall’Autorità per individuare e bloccare la diffusione di contenuti pirata, noto come Piracy Shield, che secondo quanto dichiarato consente azioni di intervento entro un arco temporale massimo di 30 minuti.

Massimiliano Capitanio ha spiegato:

“Abbiamo adottato circa 60mila ordini di blocco e i reclami sono stati solo due: uno respinto, l’altro concluso con una sanzione nei confronti di un soggetto coinvolto nella pirateria.”

Secondo la posizione espressa dall’Autorità, queste cifre testimoniano che gli interventi non sono indiscriminati: se fossero stati attuati divieti generalizzati o ingiustificati nei confronti di servizi e utenti, i ricorsi sarebbero stati numerosi. Il procedimento amministrativo prevede l’emissione di ordini mirati, la possibilità di ricorso e strumenti di verifica per evitare impatti ingiustificati su servizi legittimi.

Casi internazionali e responsabilità delle infrastrutture

Capitanio ha inoltre richiamato l’attenzione su precedenti giudizi e contenziosi internazionali che coinvolgono Cloudflare e altre grandi piattaforme, citando sentenze e azioni legali in diversi ordinamenti che hanno incrociato il tema della responsabilità delle infrastrutture digitali nella diffusione di contenuti illeciti.

Massimiliano Capitanio ha osservato:

“C’è poi tutta una casistica in giro per il mondo di cui tener conto.”

Tra gli esempi richiamati dall’Autorità figurano procedure giudiziarie che hanno obbligato società a fornire dati per identificare gestori di siti pirata, cause intentate da case discografiche e interventi di tribunali nazionali che hanno ritenuto rilevante l’atteggiamento delle infrastrutture nel permettere la diffusione di contenuti protetti. L’Autorità ha citato in modo sintetico sentenze e decisioni che hanno coinvolto la Premier League, la Universal e altri attori in ordinamenti come gli Stati Uniti, la Germania, il Giappone e la Spagna, sottolineando come in alcuni casi le piattaforme siano state chiamate a rispondere per il ruolo svolto nel veicolare contenuti illeciti.

Nel contesto nazionale, l’Autorità ha ricordato di essere intervenuta dopo che, a suo dire, Cloudflare non avrebbe dato seguito a richieste di blocco relative a una lista di siti individuati come veicoli di pirateria.

Rapporti con le piattaforme e collaborazione tra operatori

Capitanio ha affermato che, nonostante siano avvenuti incontri e audizioni con Cloudflare, non sarebbero state proposte soluzioni operative alternative alla normativa contestata dall’azienda. L’Autorità ritiene fondamentale che gli operatori di infrastrutture collaborino concretamente nelle attività di contrasto alle reti criminali che sfruttano i servizi online.

Massimiliano Capitanio ha detto:

“Con l’azienda ci sono stati incontri, audizioni, momenti di confronto ma a fronte di una contestazione costante della legge non sono mai arrivate proposte operative alternative.”

L’Autorità ha inoltre fatto notare che altri grandi operatori del settore hanno fornito disponibilità a collaborare per rimuovere o limitare la diffusione di contenuti illegali: a titolo esemplificativo, sono state menzionate iniziative di alcuni fornitori di motori di ricerca e di servizi di distribuzione dei contenuti per agevolare l’identificazione e la rimozione dei soggetti criminali dalla rete.

Massimiliano Capitanio ha aggiunto:

“Google, ad esempio, collabora attivamente per rimuovere i soggetti criminali dalla rete. Anche il ceo di Akamai ha riconosciuto pubblicamente che infrastrutture come hosting e CDN possono dare un contributo concreto nel contrasto alla pirateria.”

Implicazioni regolamentari e prossimi passi

La controversia evidenzia alcuni nodi regolatori e pratici rilevanti: l’equilibrio fra responsabilità delle piattaforme e diritti dei titolari di contenuti, la definizione di standard tecnici per la cooperazione transnazionale, e la necessità di procedure trasparenti e proporzionate per evitare impatti sui servizi legittimi.

Dal punto di vista istituzionale, la questione potrà richiedere interlocuzioni con autorità straniere, possibili sviluppi giurisprudenziali e, se necessario, chiarimenti normativi a livello nazionale e europeo per uniformare prassi e responsabilità. Sul piano operativo, resterà centrale il confronto tra regolatori, operatori tecnologici e titolari dei diritti per individuare soluzioni che coniughino efficacia nella lotta alla pirateria e tutela dei diritti fondamentali degli utenti e delle imprese.



Author: Tony
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