Ex Ilva: chiesta proroga di un anno per la cassa straordinaria
- 3 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Si profila un’ulteriore proroga di dodici mesi della cassa integrazione straordinaria per il gruppo Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva. L’azienda ha richiesto il rinnovo a partire dall’1 marzo per lo stesso contingente massimo attuale, ossia 4.450 lavoratori, distribuiti principalmente nello stabilimento di Taranto (3.803 addetti), con presenze significative anche a Genova (280) e a Novi Ligure (170); il totale delle risorse umane del gruppo è intorno a 9.702.
La misura in corso riguarda la platea di 4.450 dipendenti e rappresenta il nodo centrale della trattativa sociale: a settembre, a differenza dei rinnovi precedenti, non è stato raggiunto un accordo tra azienda e organizzazioni sindacali. I sindacati hanno sostenuto che, poiché l’attività produttiva è rimasta sostanzialmente invariata e l’impianto opera con un solo altoforno attivo (il cosiddetto altoforno 4), non fosse opportuno aumentare il numero dei lavoratori in cassa rispetto alle precedenti intese.
Le sigle sindacali facevano riferimento ai numeri stabiliti da un precedente accordo di marzo che prevedeva circa 3.062 lavoratori in cassa, di cui 2.680 a Taranto. La soglia di 4.450 è emersa successivamente, a seguito della modifica di una richiesta aziendale iniziale per 4.050 addetti che non era stata discussa nei dettagli con le controparti.
Trattativa tra commissari e offerente
La richiesta di proroga della cassa coincide con una fase di forte rilevanza strategica per il gruppo e in particolare per lo stabilimento di Taranto, poiché è in corso la negoziazione tra i commissari delle due amministrazioni straordinarie — quella proprietaria e quella gestoria — e il fondo statunitense Flacks Group, candidato a rilevare l’intero complesso.
Secondo le valutazioni dei commissari e dei comitati di sorveglianza, l’offerta del fondo Flacks Group è risultata economicamente superiore a quella del concorrente Bedrock, anch’esso interessato all’acquisizione dell’intero gruppo.
Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha formalmente autorizzato i commissari a procedere con la negoziazione per la cessione.
Mimit ha comunicato:
“dar corso alla negoziazione in vista della cessione del complesso siderurgico a Flacks Group LLC”
Nella stessa comunicazione del Mimit sono stati richiamati due aspetti ritenuti significativi per la prosecuzione del negoziato e per il futuro assetto industriale dell’azienda.
Mimit ha specificato:
“consolidamento di possibili partenariati industriali”
Mimit ha inoltre evidenziato:
“consultazioni sindacali”
La ricerca di partner industriali
Il Governo sta sollecitando il fondo acquirente a individuare partner industriali dotati di esperienza nel settore siderurgico. Tra i nomi valutati ci sono Metinvest, Danieli e Marcegaglia, ognuno con possibili ruoli complementari all’interno del progetto industriale.
Il modello ipotizzato prevede che:
– Metinvest possa affiancare come fornitore di materie prime.
– Danieli fornisca know‑how e tecnologia per i forni elettrici e gli impianti di preriduzione, indispensabili per convertire materie prime in preridotto di ferro destinato agli altiforni elettrici.
– Marcegaglia intervenga come trasformatore industriale per alcune linee del Nord, in particolare per la produzione di tubi; il gruppo aveva già manifestato interesse con una proposta preliminare.
Le imprese coinvolte dovrebbero, se confermato lo schema, entrare con quote di minoranza nella nuova compagine societaria, nella quale è prevista anche la partecipazione del Stato. Inizialmente era stata ipotizzata una quota pubblica attorno al 40% ma la percentuale definitiva potrebbe essere ridotta in sede di definizione dell’operazione.
Il piano presentato dal fondo Flacks Group include impegni per investimenti complessivi stimati in circa 4 miliardi, una produzione obiettivo di 4 milioni di tonnellate annue e l’assunzione di 8.500 dipendenti, con un primo tranche di 6.000 assunzioni previste in fase iniziale e il resto a regime dell’intero progetto.
Stato degli impianti: cokerie e altoforni
A Taranto si registra una situazione operativa anomala: da alcune settimane tre batterie delle cokerie sono ferme e mantenute in preriscaldo, con la conseguenza che non si produce più coke per gli altiforni e l’azienda ha dovuto acquistare materia prima sul mercato esterno.
La sospensione produttiva, evento senza precedenti nella storia dell’impianto che supera i sessant’anni, è legata alla sostituzione del reattore catalitico dell’impianto di desolforazione utilizzato per il trattamento dei gas prodotti dalla cokeria; gli interventi sono programmati fino ad aprile.
Parallelamente, è prevista entro il mese la riaccensione dell’altoforno 2, che è stato recentemente sottoposto a lavori di ammodernamento e ripristino dopo una lunga inattività. Gli interventi hanno comportato spese significative, comprendenti la sostituzione del crogiolo, lavori sul refrattario e l’aggiornamento del sistema di raffreddamento.
Questi elementi tecnici e industriali hanno ricadute operative e occupazionali immediate e richiedono un coordinamento tra azienda, commissari e istituzioni. Sul versante sociale, la proroga della cassa integrazione e la ricerca di un assetto societario stabile sono viste come passaggi essenziali per garantire continuità produttiva, tutela dell’occupazione e la sostenibilità degli investimenti previsti.
Dal punto di vista territoriale, le scelte sulla gestione degli impianti e sugli investimenti determineranno impatti significativi sull’economia locale, sull’indotto e sulle politiche ambientali e di salute pubblica legate all’attività siderurgica, aspetti su cui sono attesi ulteriori approfondimenti e confronti con le parti sociali.