Intercettazioni in calo: ridotte del 40% in dieci anni
- 3 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Negli ultimi dieci anni si è registrata una marcata diminuzione del numero di persone sottoposte a intercettazione: dai 141.774 del 2013 si è passati agli 83.883 del 2023, con una riduzione complessiva del 40,8%, benché il primo semestre del 2024 segnali una lieve inversione di tendenza.
Questo quadro proviene dalla ricerca Eurispes intitolata «Intercettazioni – Conoscere per migliorare», coordinata dai professori Mario Caligiuri e Luciano Romito, che analizza l’impiego degli strumenti di intercettazione da parte della Autorità Giudiziaria italiana nel periodo 2022-2024, basandosi sui dati istituzionali disponibili.
Tipologie e incidenza delle intercettazioni
Nel complesso delle operazioni investigative le intercettazioni telefoniche restano il mezzo più utilizzato, rappresentando tra il 71% e il 74% del totale e confermandosi lo strumento principale per le indagini. Seguono le intercettazioni ambientali (tra il 16% e il 17%) e le intercettazioni informatiche (tra il 5% e il 7%).
L’impiego dei trojan è limitato a circa il 5% dei casi, mentre le modalità classificate come «altro» rappresentano all’incirca l’1% delle attività di intercettazione.
Distribuzione territoriale
Lo studio evidenzia forti disomogeneità geografiche: il Sud concentra il 37% dei bersagli totali, mentre le Isole valgono circa il 20-21%. Le regioni più monitorate sono Sicilia, Campania e Lazio, che complessivamente determinano circa il 45-46% del totale nazionale.
Al contrario, il Molise registra i valori più bassi in termini assoluti, con una forchetta compresa tra 93 e 172 bersagli. Nel complesso, Sud e Isole assorbono oltre la metà delle intercettazioni, un’asimmetria che gli autori collegano alla presenza radicata di fenomeni di criminalità organizzata.
Tra le regioni del Nord, la Lombardia segue la Puglia con 7.207 intercettazioni totali (circa il 9% nazionale), seguita dal Piemonte con 4.398 casi (circa il 5%). Sotto la soglia delle 4.000 intercettazioni si collocano Toscana, Emilia-Romagna e Liguria, mentre il Veneto registra il 2% con 1.732 intercettazioni.
Come funziona il sistema delle intercettazioni
Le attività di intercettazione sono strettamente connesse alle indagini penali e vengono disposte dall’organo giudiziario competente nell’ambito dei procedimenti. In particolare, le Direzioni Distrettuali Antimafia ordinano tra il 41% e il 42% delle intercettazioni totali, confermando il loro ruolo centrale nella lotta contro le organizzazioni criminali.
I distretti più attivi in termini numerici risultano essere Napoli, Palermo e Reggio Calabria. La Sezione Ordinaria dei tribunali concentra tra il 57% e il 58% del totale delle intercettazioni, mentre i procedimenti per reati di terrorismo rappresentano meno dell’1% e sono prevalentemente concentrati in Milano, Roma, Genova e Firenze.
Costi per lo Stato
Le spese correlate alle intercettazioni sul territorio nazionale non sono trascurabili: nel 2022 il costo complessivo è stato di circa 192,6 milioni di euro, salito a circa 193,5 milioni di euro nel 2023.
Nel dettaglio territoriale la città di Palermo figura al primo posto con una spesa stimata tra i 44 e i 48 milioni annui, seguita da Napoli (tra i 17 e i 20 milioni) e poi dalle grandi città del Nord come Milano e Roma (entrambe intorno ai 12-14 milioni ciascuna). Il confronto con Campobasso, che registra meno di 500.000 euro, evidenzia un divario vicino a cento volte.
Contestualizzazione e implicazioni
Il documento, oltre a fornire dati quantitativi, sollecita una riflessione sulle implicazioni istituzionali e civili: le intercettazioni sono uno strumento essenziale per le indagini contro la criminalità, ma richiedono procedure rigorose per tutelare i diritti fondamentali e la privacy. A livello istituzionale è importante che la Autorità Giudiziaria e gli uffici investigativi mantengano trasparenza e adeguati meccanismi di controllo.
Dal punto di vista operativo, l’evoluzione delle tecnologie digitali impone investimenti in formazione specialistica e in strumenti tecnici, nonché una revisione periodica delle prassi per garantire efficacia investigativa senza comprimere le garanzie processuali. Infine, le forti disparità regionali segnalate dallo studio suggeriscono la necessità di standardizzare criteri e risorse a livello nazionale per evitare squilibri nell’applicazione degli strumenti di indagine.