Fabrizio Corona: profili social chiusi da Meta per violazione degli standard

Sono stati rimossi i profili social di Fabrizio Corona. In particolare non è più accessibile la pagina su Instagram, dove compare la dicitura che il profilo è stato «rimossa». Su quella pagina l’ex agente fotografico rilanciava video del suo format online Falsissimo, le ultime puntate dei quali contenevano attacchi a Mediaset e a Alfonso Signorini.

La cancellazione non risulterebbe collegata a un provvedimento della magistratura penale, ma potrebbe essere connessa alla recente sentenza di inibitoria emessa dal Tribunale civile di Milano o a iniziative autonome dei grandi operatori del web, tra cui Meta, dopo denunce e diffide per presunti contenuti diffamatori.

La sera precedente l’ex paparazzo aveva pubblicato una nuova puntata del suo programma; l’oscuramento dei profili ha quindi determinato l’immediata indisponibilità di quei materiali sui canali social principali.

Il legale di Fabrizio Corona ha detto:

“Non so il perché della rimozione, ma è a rischio la libertà di parola.”

Un portavoce di Menlo Park ha confermato:

“Abbiamo rimosso gli account per violazioni multiple degli Standard della community Meta.”

Contesto legale

La vicenda si inscrive in un quadro giuridico che vede il contrasto tra la tutela della reputazione individuale e la protezione della libertà di espressione. Le pronunce civili come le inibitorie possono imporre la rimozione di singoli contenuti e, in alcuni casi, indurre le piattaforme a disattivare profili che violano ordinanze o che ricevano ripetute segnalazioni.

Le decisioni del Tribunale civile di Milano riguardanti contenuti online sono esecutive nei confronti delle parti coinvolte, ma l’applicazione pratica passa spesso per l’intermediazione dei fornitori di servizi digitali, che valutano la conformità dei contenuti alle proprie politiche interne oltre che agli obblighi legali.

Ruolo delle piattaforme e responsabilità

Le grandi piattaforme dispongono di regole di moderazione (Community Standards) e di meccanismi per ricevere segnalazioni, diffide e richieste giudiziarie. In alcuni casi rimuovono autonomamente contenuti o profili quando riscontrano violazioni sistematiche delle proprie norme o quando ricevono ordini giudiziari.

Negli ultimi giorni sono emerse indagini che coinvolgono dirigenti di Google nell’ambito di accuse relative alla gestione di dati e chat trafugate, con l’ipotesi di ricettazione di materiale acquisito illecitamente. Tali procedimenti sollevano questioni sulla responsabilità delle società tecnologiche nella conservazione e nella circolazione di contenuti digitali.

Implicazioni e prossimi sviluppi

La rimozione dei profili di una figura pubblica alimenta il dibattito sulle modalità con cui si bilanciano diritto all’informazione, tutela della reputazione e dovere delle piattaforme di contrastare la diffamazione. Le parti coinvolte possono presentare ricorsi o istanze di chiarimento per ottenere la riattivazione dei canali o per contestare le decisioni adottate.

La vicenda è in evoluzione: ogni sviluppo giudiziario o nuovo provvedimento da parte delle piattaforme potrà chiarire le ragioni dell’oscuramento e definire eventuali responsabilità civili o amministrative. Le autorità competenti e le società tecnologiche restano al centro di un confronto sul corretto equilibrio tra diritto alla tutela e libertà di espressione.



Author: Tony
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