Musk convocato dalla procura di Parigi: appuntamento il 20 aprile
- 3 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La procura di Parigi ha convocato per audizioni libere, fissate il 20 aprile 2026 nella capitale francese, Elon Musk e Linda Yaccarino nell’ambito di un’inchiesta sul funzionamento della piattaforma X, dopo che oggi la sede parigina del social network è stata sottoposta a perquisizione.
La procura di Parigi ha precisato:
“Le convocazioni sono state inviate a Elon Musk e a Linda Yaccarino rispettivamente in qualità di ‘gestore di fatto’ e ‘gestore di diritto’ del social network.”
La procura ha aggiunto che la procedura istruttoria è stata estesa a seguito di segnalazioni successive, che riguarderebbero il funzionamento del chatbot interno denominato Grok e la sua possibile correlazione alla diffusione di contenuti negazionisti e deepfake a carattere sessuale.
Come conseguenza di queste vicende, la stessa procura ha annunciato di non utilizzare più X come canale ufficiale di comunicazione, invitando il pubblico a consultare i propri profili istituzionali su altri canali, tra cui Instagram, e gli aggiornamenti pubblicati sulle piattaforme ufficiali dell’ente.
Grok e la generazione di immagini sessualmente esplicite
La convocazione si basa anche su verifiche che hanno rilevato come Grok, il chatbot di X, sia ancora in grado di produrre immagini a contenuto sessuale esplicito. Nonostante la società che sviluppa l’intelligenza artificiale, xAI, abbia dichiarato di aver limitato la generazione di immagini esplicite quando partono da fotografie reali, test indipendenti mostrano che il sistema può ancora rappresentare soggetti maschili in stato di nudità.
Un giornalista ha raccontato la propria esperienza:
“Grok ha prontamente generato immagini di me in abiti fetish e in una serie di posizioni sessuali provocanti in vari stati di nudità. Ha anche creato un compagno praticamente nudo con cui interagire in modi suggestivi, se non del tutto espliciti.”
Per l’esperimento è stata utilizzata la versione gratuita del chatbot, sia attraverso il social network che tramite l’interfaccia web messa a disposizione dal servizio, senza la necessità di disporre di un account a pagamento.
Implicazioni giuridiche e responsabilità
Il caso apre questioni complesse sul piano del diritto digitale e della responsabilità degli operatori. In Francia, come in altri ordinamenti europei, l’autorità giudiziaria valuta se chi dirige o controlla una piattaforma possa essere ritenuto responsabile per la diffusione di contenuti illeciti o per la mancata implementazione di misure adeguate di prevenzione e moderazione.
La distinzione tra ‘gestore di fatto’ e ‘gestore di diritto’ è rilevante: la prima qualifica riguarda chi, pur non essendo formalmente titolare, esercita un controllo effettivo sulle scelte operative; la seconda si riferisce alla titolarità legale e all’obbligo formale di garantire la conformità normativa. La qualificazione può incidere su eventuali sanzioni amministrative e penali.
Le autorità valuteranno inoltre aspetti tecnici legati agli algoritmi, ai sistemi di training e alle policy interne: inchieste di questo tipo di solito prevedono richieste di documentazione, acquisizione di log, e audizioni degli sviluppatori e dei vertici aziendali per ricostruire come venivano impostati i filtri e le limitazioni sul contenuto generato dall’IA.
Possibili sviluppi e responsabilità delle piattaforme
A livello pratico, l’indagine potrebbe portare a prescrizioni tecniche imposte dall’autorità giudiziaria o amministrativa, a ripercussioni reputazionali per l’azienda e, in casi estremi, a procedimenti penali nei confronti di responsabili ritenuti colpevoli di omissioni rilevanti. Le piattaforme digitali sono sotto crescente attenzione per il loro ruolo nella diffusione di contenuti dannosi, inclusi deepfake e materiali sessualmente espliciti prodotti dall’intelligenza artificiale.
Per maggiore chiarezza e tutela degli utenti, gli organismi di controllo e le istituzioni nazionali stanno rafforzando normative e linee guida sull’uso dell’IA, sulla trasparenza degli algoritmi e sulla responsabilità dei gestori di servizi digitali. L’esito dell’inchiesta parigina potrebbe contribuire a definire precedenti applicabili in ambito europeo.
La vicenda è tuttora in evoluzione: la procura proseguirà le indagini e le audizioni del personale competente, mentre le società coinvolte sono chiamate a collaborare fornendo elementi tecnici e documentali utili a chiarire il funzionamento dei sistemi coinvolti.