Ecco perché i trader di Bitcoin ora scommettono miliardi su un crollo a $75.000 e abbandonano l’idea di prezzi più alti

Negli ultimi giorni il prezzo di Bitcoin (BTC) è precipitato, modificando sensibilmente l’umore del mercato: le scommesse su ulteriori ribassi sono diventate tanto diffuse quanto le puntate rialziste rivolte a livelli oltre i $100.000.

La valuta digitale di riferimento ha perso quasi il 10% nel corso della settimana, raggiungendo minimi su base di nove mesi sotto i $78.000, secondo dati di mercato.

La caduta ha spinto operatori e hedge fund a cercare protezioni tramite put, contratti derivati che tutelano contro il rischio di un calo del prezzo allo stesso modo in cui una polizza sanitaria protegge in caso di malattia.

Il risultato è che il valore in dollari dei contratti put attivi su BTC con strike a $75.000, quotati su Deribit, si attesta su circa $1,159 miliardi, quasi equivalente al cosiddetto notional open interest di $1,168 miliardi concentrato nella call con strike a $100.000. Su Deribit, la più grande piattaforma di opzioni crypto per volume e open interest, un contratto corrisponde a 1 BTC.

In altri termini, la put a $75.000, che specula sul fatto che il prezzo spot di Bitcoin scenda sotto quel livello, è diventata altrettanto popolare quanto la call a $100.000, la scommessa dominante nelle settimane precedenti che punta a un rally verso i sei zeri.

GravitySucks ha scritto:

“C’è stato un massiccio aumento degli acquisti di put nelle ultime 48 ore (sensibilità al picco), proprio mentre il prezzo spot di BTC è crollato da 88k a 75k. Trader di opzioni, coperture e fondi avevano proprio questi intervalli di prezzo target con playbook chiari in essere.”

L’attività sui put supera quindi quella sulle call. I volumi e l’open interest riflettono un orientamento difensivo del mercato, con operatori che cercano di limitare l’esposizione al ribasso.

Distribuzione degli strike e concentrazione delle protezioni

Oltre alla put a $75.000, rilevanti livelli di open interest si osservano anche per put con strike a $70.000, $80.000 e $85.000. Al contrario, le call con strike più elevati non mostrano un’attività comparabile, ad eccezione della call a $100.000, che resta il principale punto di scommessa rialzista.

Questa concentrazione nelle put a livelli medio-alti indica che una parte significativa del mercato preferisce assicurarsi contro declini sensibili, piuttosto che puntare esclusivamente su un rapido ritorno ai massimi.

Confronto con il posizionamento precedente e fattori di contesto

Il quadro attuale contrasta nettamente con la tendenza osservata dopo la vittoria elettorale di Donald Trump, quando le call a strike più elevati attiravano costantemente più interesse rispetto alle put a strike inferiori. Quella posizione rialzista era sostenuta dall’aspettativa che politiche favorevoli sarebbero state introdotte a supporto del settore crypto.

Pur avendo l’amministrazione realizzato diversi interventi pro-crypto, il rally di BTC si è esaurito al di sopra dei $120.000 all’inizio di ottobre e da allora il prezzo ha mostrato una tendenza discendente. A questa dinamica si sono aggiunti fattori macroeconomici avversi e il ritardo nell’approvazione di una normativa organica sul mercato delle criptovalute, spesso indicata come crypto market structure bill, che avrebbe potuto chiarire regole e ruoli degli operatori.

Dal punto di vista finanziario, l’aumento dell’open interest sulle put segnala una maggiore domanda di coperture e una cautela diffusa tra investitori istituzionali e retail avanzati. Nel breve termine, questo può amplificare la volatilità: coperture aggressive possono sostenere la pressione al ribasso, mentre un ritorno di fiducia potrebbe rapidamente riaccendere le call e favorire un rimbalzo.

Per gli operatori resta cruciale monitorare non solo i livelli di prezzo e l’open interest, ma anche sviluppi regolatori e macroeconomici che influenzano liquidità e percezione del rischio all’interno del mercato crypto.