Il portafoglio in bitcoin di Michael Saylor è ufficialmente in rosso, ma ecco perché probabilmente non premerà il tasto del panico

Una discesa del bitcoin fino a circa 75.500 dollari ha fatto temporaneamente scendere il prezzo al di sotto del costo medio di acquisto per moneta di Strategy (MSTR), stimato in circa 76.037 dollari. Questo può sembrare preoccupante a prima vista e tecnicamente mette l’azienda di Michael Saylor “sott’acqua” sulle sue partecipazioni in bitcoin, ma non altera in modo sostanziale la situazione finanziaria della società.

La solida struttura patrimoniale significa che non c’è stress sul bilancio né rischio immediato di vendita forzata. L’effetto pratico è principalmente un rallentamento degli acquisti futuri di bitcoin da parte della società.

Ad oggi Strategy detiene 712.647 unità di bitcoin, tutte libere da vincoli: nessuna è stata impegnata come garanzia, quindi una caduta del prezzo sotto il costo di acquisto non determina automaticamente la necessità di vendite obbligate.

Tra le preoccupazioni ricorre il peso dei circa 8,2 miliardi di dollari di convertible debt iscritti a bilancio quando il prezzo del bitcoin scende sotto determinate soglie. Sebbene l’ammontare sia rilevante, la natura degli strumenti offre ampi margini di manovra: la società può prolungare le scadenze (rollover), rinegoziare condizioni o convertire il debito in azioni alla scadenza. In particolare, la prima data di put delle note convertibili non è prevista prima del terzo trimestre del 2027, il che lascia tempo per pianificare eventuali interventi.

Esistono inoltre percorsi alternativi di gestione del debito. Altre società con tesoreria in bitcoin, ad esempio Strive (ASST), hanno recentemente impiegato strumenti come le perpetual preferred shares per estinguere parte del debito convertibile. Strategy dispone di opzioni analoghe se dovessero rendersi necessarie.

Raccolta di capitale e meccanismi di mercato

La vera pressione ricade sulla capacità di finanziarsi. Storicamente Strategy ha finanziato gli acquisti di bitcoin prevalentemente emettendo nuove azioni tramite at-the-market (ATM) offerings. In pratica, i broker vendono le azioni al prezzo corrente sul mercato, invece di collocare un blocco di titoli a sconto, riducendo l’impatto immediato sul prezzo delle azioni.

Questo approccio funziona meglio quando il titolo quota a premio rispetto al valore netto delle attività legate al bitcoin. Il rapporto tra capitalizzazione di mercato e valore in tempo reale delle risorse in criptovalute è sintetizzato dal mNAV (market net asset value). Quando il mNAV è superiore a 1, l’emissione a mercato è meno diluente; quando scende sotto 1, la raccolta tramite ATM diventa meno conveniente e più diluitiva.

Solo pochi giorni prima, con il bitcoin intorno a 90.000–89.000 dollari, il multiplo era circa 1,15x, cioè il titolo era scambiato a premio rispetto alle risorse detenute. Con la discesa nei 70.000 e rotti il premio si è trasformato in sconto, rendendo l’emissione di nuova equity meno appetibile per evitare diluizione degli azionisti esistenti.

Impatto sul valore del titolo e prospettive operative

Quindi, il fatto che il prezzo sia momentaneamente al di sotto del costo medio non costituisce una crisi aziendale, ma rallenta la capacità di Strategy di accrescere la propria posizione in bitcoin senza aumentare la diluizione degli azionisti. Un precedente utile è il 2022, anno in cui le azioni della società rimasero per la maggior parte del tempo sotto il valore delle riserve in bitcoin e il gruppo acquistò circa 10.000 monete in quell’arco temporale.

È plausibile che la società non corra il rischio di insolvenza per questa ragione specifica; tuttavia il prezzo delle azioni potrebbe risentirne negativamente se il valore del bitcoin dovesse stabilizzarsi a questi livelli o scendere ulteriormente quando i mercati riapriranno. Le alternative a disposizione del management includono la ristrutturazione delle scadenze del debito, strumenti ibridi di capitale e l’utilizzo di riserve in valuta per coprire esigenze temporanee di liquidità.

In sintesi: la posizione temporaneamente “sott’acqua” sulle partecipazioni non implica una pressione immediata di bilancio o vendite forzate, ma limita la rapidità con cui la società può continuare ad accumulare bitcoin senza ricorrere a emissioni azionarie potenzialmente diluitive.