Calo del hashrate di BTC del 12% nel peggior drawdown dal bando del mining in Cina

Negli ultimi giorni l’attività di mining di Bitcoin ha subito il calo più pronunciato dall’autunno del 2021, dopo che una severa ondata di maltempo ha costretto diversi grandi operatori a ridurre temporaneamente l’attività, provocando una contrazione rilevante della potenza di calcolo della rete, della produzione e dei ricavi.

Andamento della potenza di rete e dati principali

Secondo i rilevamenti di CryptoQuant, il totale della hashrate di Bitcoin è diminuito di circa il 12% a partire dall’11 novembre, segnando la maggiore flessione registrata dal periodo successivo al divieto cinese del 2021. Il valore corrente si attesterebbe vicino a 970 exahash al secondo, il livello più basso dalla fine di settembre 2025.

Il declino si è accelerato con il peggioramento delle condizioni meteorologiche che ha messo sotto pressione le forniture elettriche nelle principali aree di mining degli Stati Uniti. La riduzione di macchine operative ha immediatamente impattato i parametri di rete, con una perdita di potenza di calcolo distribuita su scala nazionale.

Cause e dinamiche operative

Le interruzioni elettriche e le richieste di contenimento della domanda da parte degli operatori di rete hanno indotto numerosi operatori quotati e non quotati a spegnere temporaneamente impianti per proteggere le infrastrutture e rispettare le limitazioni di distribuzione. Questa scelta, pur necessaria dal punto di vista della sicurezza e della compliance, ha amplificato una tendenza al rallentamento già avviatasi quando il prezzo di bitcoin è sceso rispetto al massimo storico raggiunto lo scorso anno.

La concentrazione geografica dell’attività di mining in alcune regioni rendono il settore particolarmente vulnerabile a shock locali della rete elettrica: quando si verificano eventi meteorologici estremi o richieste di curtailment, l’impatto sulla hashrate globale è rapido e significativo.

Effetti su produzione e ricavi

L’impatto è ricaduto immediatamente sui ricavi giornalieri: le entrate da mining sono passate da circa 45 milioni di dollari il 22 gennaio a un minimo annuo di circa 28 milioni due giorni dopo. Dopo una lieve ripresa, i ricavi si sono stabilizzati attorno ai 34 milioni, rimanendo però al di sotto delle medie recenti a causa della minore attività di rete e del calo dei prezzi del bitcoin.

Sul fronte della produzione, i principali operatori quotati hanno visto la produzione giornaliera scendere da 77 bitcoin a 28 nello stesso intervallo temporale. Anche gli altri miner hanno registrato un forte calo, passando da 403 a 209 bitcoin, con una contrazione complessiva significativa dell’offerta di nuova moneta sulla rete.

Su base mobile a 30 giorni, i miner quotati hanno segnato una riduzione di produzione pari a 48 bitcoin, il calo più marcato da maggio 2024, poco dopo l’ultimo halving. La produzione dei miner non quotati è diminuita di 215 bitcoin, il maggior decremento registrato da luglio 2024.

Redditività, difficoltà di rete e sostenibilità

La redditività del settore è peggiorata in modo consistente. L’indicatore di sostenibilità dei profitti e delle perdite per i miner di CryptoQuant è sceso a 21, il valore più basso registrato da novembre 2024, segnalando condizioni fortemente stressate per una quota crescente di operatori che vedono i ricavi insufficienti a coprire i costi operativi.

Nonostante diversi aggiustamenti al ribasso della difficoltà di rete nelle epoche recenti, l’alleggerimento non è stato sufficiente a compensare la doppia pressione di prezzi più bassi e interruzioni operative. Se la hashrate dovesse rimanere compressa, è probabile che nei prossimi giorni o settimane si verifichino ulteriori riduzioni della difficoltà, che fornirebbero un sollievo parziale ai margini dei miner.

Prospettive e implicazioni per il settore

Nel breve termine la situazione dipenderà da tre fattori principali: il ripristino della piena capacità elettrica nelle aree colpite, l’evoluzione del prezzo del bitcoin e l’eventuale comparsa di nuove misure di regolazione o coordinamento tra operatori di rete e piattaforme di mining. Un ritorno rapido alla piena operatività ridurrebbe la probabilità di ulteriori tagli della difficoltà e riporterebbe progressivamente ricavi e produzione verso i livelli precedenti.

Sul piano istituzionale, l’evento mette in luce la necessità di una maggiore resilienza e di strategie di gestione della domanda per gli operatori di rete e gli operatori di mining, nonché l’importanza di diversificare la localizzazione degli impianti per ridurre il rischio sistemico. Per gli investitori e gli stakeholder del settore, la fase rappresenta uno stress test sulla capacità dell’ecosistema di assorbire shock operativi e sulla sostenibilità economica dei modelli di business più energivori.