Intesa Sanpaolo: così l’Italia può guidare il ponte verde dell’energia

L’Europa resta un gigante dai piedi d’argilla sul fronte degli approvvigionamenti energetici, con una dipendenza dalle importazioni che tocca il 56,9%. È questo il quadro delineato dal settimo “Med & Italian Energy Report”, presentato oggi al Parlamento Europeo a Bruxelles dalla sinergia tra SRM (Gruppo Intesa Sanpaolo, nella foto il Ceo del Gruppo Carlo Messina) e l’ESL@energycenter Lab del Politecnico di Torino. Mentre gli Stati Uniti viaggiano verso l’autosufficienza, il Vecchio Continente si trova stretto tra la necessità di accelerare sulla transizione e la morsa della Cina, che controlla il 24% del mercato e detiene la leadership nella domanda e raffinazione delle materie prime critiche.

Italia tra rinnovabili e fragilità strutturale

In questo scenario, l’Italia mostra segnali di resilienza ma resta vulnerabile. La dipendenza energetica nazionale è scesa lievemente al 74%, restando però superiore alla media UE. Il punto di forza è il mix elettrico, dove le rinnovabili pesano per il 49%, superando la performance media europea del 47%. Tuttavia, il confronto con i vicini resta complesso: la Francia, forte del nucleare, limita la dipendenza al 40,1%, mentre la Germania arranca al 66,8%.

La nuova mappa del potere: materie prime e chokepoint

Il rapporto evidenzia come la sicurezza energetica non passi più solo dai tubi del gas, ma dalle navi e dai minerali. Il commercio marittimo di nichel, bauxite e manganese ha subito un’impennata esponenziale negli ultimi 25 anni. Strategici diventano i “colli di bottiglia” globali: attraverso i canali di Suez, Hormuz e Malacca transita oggi il 50% del traffico mondiale di petrolio e gas. Nonostante le tensioni, Suez sta recuperando volumi, gestendo il 7,6% dei prodotti raffinati e il 2,2% del GNL.

Il ritorno dell’atomo e il ponte con il Nord Africa

Per stabilizzare il sistema, il report torna a guardare al nucleare, con 65 reattori attivi nel bacino del Mediterraneo e nuovi impianti in costruzione in Turchia ed Egitto previsti entro il 2030. Parallelamente, la salvezza europea potrebbe arrivare dalla sponda Sud del Mediterraneo: un “ponte verde” per importare energia pulita dal Nord Africa, un’area che oggi ospita solo l’1,2% della capacità solare ed eolica mondiale nonostante un potenziale immenso. In questa partita, l’Italia gioca una carta fondamentale: siamo la seconda potenza europea per navi cisterna e la quarta per rinfusiere, asset logistici decisivi per la continuità dei flussi.

I protagonisti del dibattito a Bruxelles

L’evento, patrocinato dagli eurodeputati Elena Donazzan e Giorgio Gori, è stato aperto dai saluti istituzionali di Irene Pastorino (Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’UE) e Elena Baralis (Prorettore del Politecnico di Torino). I lavori, moderati da Marco Boscolo (Intesa Sanpaolo), hanno visto la presentazione tecnica del Rapporto a cura di Massimo Deandreis (SRM) ed Ettore Bompard (Politecnico di Torino). Dopo un dibattito tra esponenti delle istituzioni e dell’industria energetica, le conclusioni sono state affidate a Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo.