Standard Chartered avverte: banche regionali Usa a maggior rischio nello spostamento di 500 miliardi di dollari verso le stablecoin
- 28 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Un blocco regolamentare a Washington sta mascherando una minaccia potenzialmente trilionaria al nucleo del sistema bancario dei Stati Uniti. Secondo un rapporto del Standard Chartered, la diffusione dei stablecoin sta superando il contesto dei mercati emergenti e rappresenta un rischio diretto per i bilanci domestici.
Il rischio principale: erosione del margine
Il pericolo identificato come più critico è l’erosione del margine di interesse netto (NIM), evidenziato da Geoff Kendrick, responsabile della ricerca sugli asset digitali presso Standard Chartered. Il NIM è una misura fondamentale della redditività bancaria che indica la differenza tra gli interessi guadagnati sugli attivi e quelli corrisposti ai depositanti.
La vulnerabilità nasce dal fatto che gran parte del NIM dipende da depositi “sticki” al dettaglio che ora vengono progressivamente attratti via da asset digitali. La perdita di tali depositi mina direttamente i ricavi da interessi, mettendo sotto pressione il conto economico soprattutto delle banche che si basano in misura maggiore su questo tipo di ricavi.
L’analisi del rapporto indica che le banche regionali dei Stati Uniti risultano molto più esposte rispetto a grandi gruppi diversificati o a istituzioni d’investimento, perché fanno affidamento in misura maggiore sui proventi da interessi.
Geoff Kendrick ha scritto:
“Rileviamo che le banche regionali statunitensi sono più esposte su questa misura rispetto alle banche diversificate e alle banche d’investimento, che risultano le meno esposte.”
Caratteristiche e protagonisti dei stablecoin
I stablecoin operano spesso come infrastrutture di pagamento per l’economia cripto e come strumenti di regolamento transfrontaliero; sono asset digitali ancorati a riserve ritenute stabili, come valute fiat o metalli preziosi. Il mercato è dominato dal USDT emesso da Tether e dal USDC emesso da Circle.
Recentemente Tether ha annunciato il lancio di un token supportato da dollari per il mercato domestico, denominato USAT, emesso tramite la Anchorage Digital Bank, segnalando un’ulteriore convergenza tra sistemi cripto e banche tradizionali.
Lo studio del Standard Chartered prevede uno scenario difficile per la capacità delle banche tradizionali di trattenere depositi. Anche ammettendo che gli emittenti di stablecoin possano mitigare la fuga tenendo riserve in istituti bancari, i principali operatori del settore mantengono quote molto contenute in depositi bancari: Tether detiene circa lo 0,02% delle riserve in depositi bancari, mentre Circle circa il 14,5%.
Con una proiezione di capitalizzazione di mercato dei stablecoin che potrebbe raggiungere i 2.000 miliardi di dollari entro il 2028, Standard Chartered stima che circa 500 miliardi di dollari potrebbero uscire dai depositi delle banche dei mercati sviluppati nei prossimi tre anni.
Il fattore legislativo e le possibili conseguenze
Il propulsore principale di questo spostamento è la normativa nota come market structure, attualmente bloccata nel Senato. L’attrito riguarda in particolare la possibilità per gli emittenti di stablecoin di offrire rendimento sui token: l’ultima bozza proibisce il pagamento di interessi da parte degli emittenti, una misura sostenuta dalle grandi banche ma contestata dai leader del settore cripto come Coinbase, che avvertono possa soffocare l’innovazione.
Nonostante l’impasse politica, Standard Chartered valuta probabile l’approvazione del provvedimento entro la fine del primo trimestre del 2026, ipotesi che avrebbe effetti diversi sul comportamento degli utenti e sulla composizione delle riserve degli operatori cripto.
Dal punto di vista macroprudenziale, lo spostamento massiccio di depositi verso asset digitali ancorati potrebbe ridurre la base delle risorse prontamente liquidabili utilizzate dalle banche per gestire la liquidità e soddisfare i requisiti regolamentari. Ciò solleva interrogativi su come gli enti di vigilanza debbano adattare regole di capitale, assicurazione dei depositi e supervisione delle controparti cripto-bancarie.
Le risposte possibili includono interventi normativi più stringenti per gli emittenti, incentivi per le banche a innovare prodotti di liquidità al dettaglio, oppure adattamenti delle politiche di remunerazione dei depositi. Tutte le soluzioni richiedono coordinamento tra autorità monetarie, regolatori finanziari e legislatori per bilanciare stabilità finanziaria e sviluppo tecnologico.
In sintesi, il rapporto mette in luce come l’assenza di decisione normativa nel breve termine possa sottrarre terreno al modello bancario tradizionale, con impatti concentrati sulle banche regionali e implicazioni di più ampia portata per la stabilità finanziaria e la politica economica.