Ranucci, vittoria in tribunale: annullata la multa da 150mila euro dal garante per interesse pubblico

Il tribunale di Roma ha annullato la sanzione da 150.000 euro inflitta alla Rai per la diffusione, nel programma Report su Rai3, di registrazioni audio relative a una conversazione privata tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie, la giornalista Federica Corsini.

Sigfrido Ranucci ha detto:

“Era legittimo e di interesse pubblico trasmettere l’audio. Inoltre, i magistrati sottolineano che il Garante della Privacy ha condotto le indagini oltre i termini previsti dalla legge. Il Garante ha commesso errori sia nei contenuti che nella forma.”

La decisione del tribunale

La sentenza evidenzia la prevalenza dell’interesse pubblico nell’ambito dell’esercizio di cronaca e critica giornalistica. I giudici hanno ritenuto che, pur essendo parte della vicenda elementi di carattere personale, la notizia assuma rilevanza pubblica quando riguarda possibili influenze di natura privata sull’assegnazione di incarichi istituzionali di alto livello.

Nel motivare l’annullamento della sanzione, il tribunale di Roma ha altresì rilevato profili procedurali: è stato sottolineato che le attività istruttorie del Garante della Privacy non sono state svolte entro i termini stabiliti dalla normativa, con conseguente indebita compressione delle garanzie procedurali dell’emittente.

Origine del caso

La vicenda ha avuto inizio con una puntata del programma di inchiesta andata in onda nel dicembre 2024, durante la quale è stata trasmessa una registrazione di una conversazione privata tra l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini.

Secondo gli accertamenti, la registrazione sarebbe stata acquisita di nascosto da Maria Rosaria Boccia e riguardava discussioni su un provvedimento per bloccare un contratto di consulenza. La diffusione dell’audio aveva portato il Garante della Privacy a irrogare una sanzione alla Rai, ritenendo violati i diritti alla riservatezza.

Implicazioni per il giornalismo e la privacy

La sentenza tocca questioni rilevanti per il rapporto tra tutela della privacy e diritto di informare. Da un lato, la normativa sulla protezione dei dati mira a preservare la riservatezza delle comunicazioni personali; dall’altro, la diffusione di informazioni che riguardano l’esercizio di funzioni pubbliche può rientrare nell’ambito dell’interesse pubblico, giustificando la divulgazione ai fini di controllo democratico e trasparenza.

Il pronunciamento del tribunale di Roma offre indicazioni operative su come bilanciare tali interessi: i giudici hanno valutato sia il contenuto delle conversazioni sia il profilo pubblico degli interlocutori, evidenziando che la rilevanza pubblica prevale quando emergono elementi che possono incidere sull’affidabilità e sulle modalità di nomina di cariche istituzionali.

In termini istituzionali, la decisione solleva anche interrogativi sulle modalità e sui tempi di intervento del Garante della Privacy nelle inchieste giornalistiche. La necessità di rispettare scadenze procedurali è stata un elemento chiave della pronuncia, con possibili ripercussioni sulle future istruttorie dell’Autorità.

Conseguenze pratiche e prospettive

Per la Rai e per gli operatori dell’informazione la sentenza rappresenta un precedente importante: conferma che la pubblicazione di materiali sensibili può essere giustificata quando sia funzionale alla conoscenza di fatti di rilevanza pubblica, fermo restando il rispetto delle normative e delle garanzie procedurali.

Sul piano politico e istituzionale, la pronuncia potrebbe alimentare dibattiti su trasparenza, verifica dei poteri pubblici e limiti della tutela della privacy. Gli organi di controllo e gli editori dovranno valutare con attenzione il perimetro dell’interesse pubblico e la correttezza delle procedure investigative adottate in casi analoghi.

Resta ora da osservare se la decisione del tribunale di Roma sarà confermata in eventuali gradi successivi di giudizio e quale interpretazione definitiva verrà data al bilanciamento tra diritto all’informazione e tutela della riservatezza.



Author: Tony
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