Pannelli: il CBAM fa salire i costi di produzione fino al 12%
- 23 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Nonostante le correzioni annunciate dalla Commissione europea, che prevedevano la sospensione dei dazi sull’importazione di urea quale misura compensativa in relazione all’entrata in vigore del Cbam, l’applicazione della nuova norma rischia di provocare impatti economici rilevanti per l’industria europea del pannello, che impiega l’urea come componente essenziale per la produzione delle colle utilizzate nei pannelli.
Impatto su tutta la filiera del mobile
Assopannelli stima un aumento dei costi di produzione dei pannelli in legno compreso tra il 10% e il 12% nell’arco di quattro anni, attribuendo tale crescita a un incremento dei prezzi dell’urea di circa 40–60 euro per tonnellata a partire dall’entrata in vigore delle nuove regole, con conseguenze a catena sull’intera filiera del mobile europea.
Assopannelli ha avvertito:
“Tali incrementi si tradurrebbero in una perdita di competitività dei manufatti europei rispetto ai prodotti finiti importati da Paesi extra-UE, anche alla luce del fatto che la produzione europea di urea copre oggi solo il 20% del fabbisogno industriale, rendendo strutturale il ricorso alle importazioni.”
La dipendenza dalle importazioni per la maggior parte del fabbisogno rende dunque l’industria del pannello vulnerabile alle variazioni di prezzo sui mercati internazionali e ai costi aggiuntivi derivanti dall’introduzione del meccanismo di aggiustamento Carbon Border.
Cos’è il Cbam e perché interessa l’urea
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) è una normativa dell’Unione pensata per porre un costo sul carbonio incorporato nei prodotti importati, con l’obiettivo di evitare la cosiddetta “carbon leakage” e di allineare gli incentivi di decarbonizzazione tra produzione interna e importata.
Tra le merci incluse rientrano materie prime e semilavorati la cui produzione genera elevate emissioni di CO2: l’urea è tra questi, poiché è un derivato del gas naturale utilizzato non solo come fertilizzante in agricoltura ma anche come materia prima per la produzione di colle nell’industria dei pannelli. L’applicazione di un costo sul carbonio in ingresso influisce quindi sia sui prezzi delle materie prime sia sulla competitività dei prodotti finiti europei.
Dal punto di vista istituzionale, il Cbam richiede monitoraggio, reporting e misure amministrative che coinvolgono operatori economici, autorità doganali e la stessa Commissione europea, con possibili ripercussioni sulla politica commerciale e sugli equilibri tra scelte industriali e climatiche.
Le imprese: sospendere il Cbam sull’urea industriale
Secondo le associazioni di settore, la sospensione (finora solo annunciata) dei dazi vigenti sull’urea non risolverebbe il problema principale, perché i Paesi da cui l’Europa importa la maggior parte dell’urea non sono soggetti agli attuali dazi; pertanto la rimozione di tali tariffe avrebbe un effetto limitato e non compenserebbe i costi aggiuntivi introdotti dal Cbam.
Per questo motivo Assopannelli e la EPF (la European Panel Federation) chiedono una sospensione temporanea dell’applicazione del Cbam all’urea industriale, come misura volta a evitare effetti recessivi sulla produzione europea e perdita di quota di mercato a favore delle importazioni.
Commissione europea ha indicato:
“La Commissione europea controlla l’impatto del Cbam sul mercato interno dell’Unione e, se sulla base di dati concreti ritiene che l’inclusione di una determinata merce stia causando gravi problemi imprevisti, in particolare forti aumenti dei prezzi, può intervenire adottando un atto delegato per sospendere temporaneamente l’applicazione del Cbam a quella merce, escludendola dall’Allegato I finché la situazione non torna alla normalità.”
Questa disposizione apre una strada tecnica per interventi mirati, subordinati all’analisi di dati concreti sull’andamento dei prezzi e sugli effetti economici. Le associazioni chiedono che tali analisi siano rapide, trasparenti e comprensive degli impatti sulla filiera, per permettere decisioni tempestive.
Tra le possibili soluzioni al vaglio degli operatori e delle istituzioni ci sono misure temporanee di esenzione, strumenti di compensazione per i costi energetici e politiche industriali che incentivino investimenti in processi a minore intensità carbonica. In ogni caso, gli attori coinvolti sottolineano la necessità di un dialogo coordinato tra industria, autorità nazionali e istituzioni europee per mitigare gli impatti economici senza indebolire gli obiettivi climatici.
Nei prossimi mesi sarà importante monitorare i dati sulle importazioni di urea, l’andamento dei prezzi sui mercati internazionali e l’evoluzione del quadro normativo europeo, in modo da bilanciare la tutela della transizione ecologica con la sostenibilità industriale e la sicurezza delle forniture.