Trump fa causa a JPMorgan in Florida per 5 miliardi di dollari per presunta esclusione dai servizi bancari, secondo un report

Il presidente Donald Trump ha presentato una causa civile presso la corte statale della Florida, sostenendo che la banca JPMorgan abbia chiuso senza preavviso conti riconducibili a lui e alle sue attività imprenditoriali.

Secondo l’atto introduttivo depositato nella Contea di Miami-Dade, il querelante chiede un risarcimento di 5 miliardi di dollari nei confronti di JPMorgan e del suo amministratore delegato, Jamie Dimon. Al momento del deposito la denuncia non risultava disponibile nel fascicolo pubblico del tribunale.

L’azione legale contesta a JPMorgan reati civili quali la presunta diffamazione commerciale (trade libel) e la violazione del patto implicito di buona fede, e accusa Jamie Dimon di aver infranto la normativa statale della Florida sulle pratiche commerciali ingannevoli.

Un portavoce della banca ha risposto alla notizia:

“La causa non ha fondamento. JPMorgan non chiude conti per motivi politici o religiosi.”

La vicenda segue un messaggio pubblicato sui social dal presidente lo scorso 17 gennaio, nel quale alcune affermazioni sul comportamento dei suoi sostenitori durante l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e sulla validità delle elezioni del 2020 venivano presentate come giustificazioni contestuali alla controversia bancaria.

Donald Trump ha scritto:

“L’assalto del 6 gennaio era la scelta corretta, dato che le elezioni del 2020 erano truccate.”

Il caso richiama dichiarazioni precedenti del dirigente bancario: in passato Jamie Dimon aveva negato che la banca praticasse la chiusura dei conti per ragioni politiche o religiose, commentando pubblicamente il fenomeno in relazione a diversi settori, incluso quello delle valute digitali.

Jamie Dimon ha affermato:

“Abbiamo chiuso conti sia a persone che si identificano con i democratici sia con i repubblicani. Abbiamo chiuso conti anche a soggetti di diverse fedi religiose. Non è mai stata una scelta basata su quelle ragioni.”

Contesto politico e regolamentare

La controversia si inserisce in un dibattito più ampio sul tema del debanking, ossia la pratica con cui istituzioni finanziarie interrompono l’accesso ai servizi bancari a individui o imprese. Il fenomeno è diventato oggetto di attenzione politica e normativa negli ultimi anni, con richieste di chiarimenti da parte di esponenti legislativi e di interventi da parte dei regolatori.

Ad agosto, l’amministrazione presidenziale aveva emesso un ordine esecutivo volto a esaminare casi di presunto debanking politicizzato e a incaricare i regolatori federali di sviluppare misure per prevenire episodi ritenuti discriminatori o illegittimi. Alcuni legislatori repubblicani hanno altresì sollevato la questione nell’ambito di proposte di riforma della struttura di mercato attualmente al vaglio del Senato.

Prima dell’insediamento del successore alla presidenza, rappresentanti del mondo tecnologico e dell’industria delle valute digitali — oltre una trentina tra dirigenti e imprenditori — avevano portato alla luce episodi di chiusura di conti, definendoli talvolta come parte di un presunto piano coordinato noto nel settore come Operation Chokepoint 2.0. Tali denunce hanno alimentato il dibattito pubblico e spinto alcune autorità a valutare interventi normativi specifici.

Implicazioni per il settore bancario e per le attività digitali

Il procedimento legale potrà ridefinire i confini di responsabilità tra istituti finanziari e clienti, con potenziali ripercussioni sulla gestione dei rischi, sulle policy di conformità e sull’accesso ai servizi per imprese del comparto crypto e altri soggetti considerati a rischio reputazionale.

Dal punto di vista giuridico, le accuse mosse nella denuncia — tra cui la presunta violazione di norme statali contro pratiche commerciali ingannevoli e la rottura di obblighi contrattuali impliciti — richiederanno un’analisi approfondita delle motivazioni alla base della chiusura dei conti e delle prove attinenti a eventuali discriminazioni o comportamenti illeciti.

Sul piano politico, il contenzioso potrebbe accrescere la pressione su legislatori e regolatori affinché chiariscano standard, responsabilità e tutele per i clienti bancari, bilanciando la libertà degli istituti di gestire i propri rapporti commerciali con i diritti economici e civili dei cittadini.

La richiesta di risarcimento di 5 miliardi di dollari rende la causa particolarmente significativa: un esito favorevole per il querelante potrebbe creare un precedente con effetti su scala nazionale, mentre un rigetto confermerebbe l’ampio margine di discrezionalità affidato alle banche nella gestione dei conti.

La vicenda è ora nelle mani della magistratura della Florida; l’esito del procedimento sarà determinante non solo per le parti coinvolte, ma anche per il quadro regolatorio e per le pratiche operative delle istituzioni finanziarie negli Stati Uniti.