Lombard Odier: i dazi Usa sulla Groenlandia rischiano di avere più conseguenze politiche che economiche
- 19 Gennaio 2026
- Posted by: Katherine Puce
- Categoria: Aziende, Economia, Newsletter
Secondo un’analisi condotta da Samy Chaar (Chief Economist e CIO Switzerland), Filippo Pallotti, PhD (Macro Strategist) e Dr Luca Bindelli (Head of Investment Strategy), le recenti minacce degli Stati Uniti di imporre dazi del 10% a partire dal 1° febbraio 2026, con possibile aumento al 25% entro giugno, su otto alleati NATO (tra cui Danimarca, Germania, Francia, Regno Unito e altri) per il loro sostegno alla Groenlandia, avranno probabilmente un impatto economico modesto, ma potrebbero scatenare una reazione politica molto più rilevante.
Impatto economico contenuto e alta incertezza attuativa
Gli otto Paesi coinvolti rappresentano solo il 10,5% delle importazioni statunitensi. Dopo le probabili esenzioni (basate sullo schema dell’International Emergency Economic Powers Act – IEEPA), l’aumento effettivo dei dazi USA si attesterebbe tra 0,5 e 1,5 punti percentuali, restando inferiore agli impatti dei dazi del 2025.
Gli analisti sottolineano come le modalità di annuncio (via social media, senza ordine esecutivo) e il vincolo legato all’acquisto della Groenlandia, unito alla storica tendenza di Trump a ritrattare decisioni di questo tipo, rendano poco probabile l’effettiva attuazione dei dazi. Le previsioni di crescita economica USA per il 2026 restano quindi invariate all’1,9%.
L’Europa più compatta verso contromisure mirate
Diversamente dal 2025, quando l’UE accettò un compromesso sui dazi del 15%, oggi il contesto politico è cambiato. La vicinanza delle elezioni di metà mandato USA (novembre 2026) e la solidarietà politica europea sul dossier Groenlandia rendono più credibili eventuali ritorsioni.
L’UE starebbe valutando contro-dazi su 93 miliardi di euro di esportazioni statunitensi, con target su settori politicamente sensibili per Trump: bourbon del Kentucky, moto Harley-Davidson dal Wisconsin, e prodotti agricoli da Iowa e altri Stati chiave.
L’uso dello strumento anti-coercizione (ACI) da parte dell’Unione è stato evocato anche dal Presidente francese Emmanuel Macron, segno della crescente compattezza europea.
Mercati e scenari: focus su rischio geopolitico e settori vulnerabili
I premi di rischio geopolitico sono in aumento, guidati principalmente dall’oro. Le azioni europee, soprattutto nei comparti export-oriented (sanità, beni di lusso, macchinari, tecnologia hardware), risultano le più vulnerabili. I Paesi più esposti: Francia, Germania e Regno Unito.
Le azioni USA restano esposte in caso di ritorsioni dirette dell’UE, in particolare nei settori industriali, brand globali e beni agricoli. Un’ulteriore minaccia è rappresentata dalla possibilità che l’UE riduca l’esposizione al debito USA, aumentando il rischio sui titoli azionari USA e indebolendo il dollaro.
Tra gli effetti attesi:
- Rialzo dei rendimenti sui titoli USA a lunga scadenza
- Forza temporanea del franco svizzero come valuta rifugio
- Valute emergenti più resilienti, con Cina e India potenzialmente più solide di Taiwan o Corea
- Rotazione verso settori difensivi e titoli legati all’AI
- Oro sovraperformer come asset rifugio
Outlook: escalation evitabile ma da monitorare
Il caso della Groenlandia rischia di essere più un braccio di ferro politico che una questione commerciale reale. Gli autori ritengono che i dazi non entreranno in vigore o saranno applicati solo per un breve periodo, ma avvertono che una spirale di ritorsioni potrebbe cambiare lo scenario rapidamente.
Gli sviluppi attesi al World Economic Forum di Davos, dove si incontreranno Trump e i principali leader europei, tra cui il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, potrebbero fornire indicazioni decisive per il futuro dei rapporti transatlantici.