Bitcoin crolla di 3.500 dollari mentre l’Ue minaccia ritorsioni tariffarie contro Trump

Bitcoin ha registrato una perdita significativa lunedì, con un calo vicino ai 3.500 dollari mentre l’Europa ha lasciato intendere possibili misure di ritorsione in risposta alle minacce di nuovi dazi da parte del presidente Donald Trump legate a un contendere sull’isola di Greenland.

La quotazione di BTC è scesa di circa il 3,6% nell’arco di poche ore, passando da circa 95.450 a poco meno di 92.000 dollari durante le prime contrattazioni del mattino, con un recupero marginale successivo che ha portato il valore attorno ai 92.580 dollari al momento della stesura.

Nel breve periodo sono state liquidate posizioni long per importi rilevanti: stime di mercato indicano che circa 750 milioni di dollari sono stati chiusi in quattro ore, mentre le liquidazioni su 24 ore hanno superato complessivamente gli 860 milioni di dollari, fenomeno che ha aggravato il movimento ribassista.

Contemporaneamente i metalli preziosi hanno registrato forti rialzi, segnando una tendenza di decorelazione rispetto agli asset digitali, mentre i futures azionari hanno mostrato segnali di pressione al ribasso. In particolare il oro e l’argento hanno messo a segno aumenti notevoli nelle contrattazioni sui mercati delle materie prime.

Reazioni e misure europee

Nel fine settimana il presidente Donald Trump ha annunciato l’introduzione di dazi al 10% su otto paesi europei — Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito — con entrata in vigore prevista per il 1º febbraio. I dazi verrebbero elevati al 25% a partire da giugno qualora non si trovasse un accordo sulla richiesta di controllo o concessioni riguardanti Greenland.

Le reazioni dei leader europei sono state immediate e nette; in più sedi si è invocata l’attivazione di strumenti di risposta commerciale e di difesa dagli atti di coercizione economica, con l’ipotesi di misure capaci di limitare l’accesso ai mercati comunitari per alcune merci statunitensi.

Carsten Brzeski di ING ha osservato:

“A giudicare dalle prime reazioni, alcuni leader europei sembrano disposti a giocare duro.”

Parallelamente è allo studio la possibilità di reintrodurre tariffe di ritorsione precedentemente congelate, per un ammontare complessivo che viene valutato nell’ordine di miliardi di euro, misura che aumenterebbe la tensione commerciale tra Stati Uniti ed UE.

Effetti sui mercati e sul settore crypto

Le minacce di un’escalation nella guerra commerciale hanno innescato un clima di avversione al rischio (“risk-off”) che ha inciso sulla liquidità e sulle valutazioni di asset più volatili, tra cui le criptovalute. I movimenti bruschi dei prezzi hanno provocato ampie liquidazioni sui mercati con leva, amplificando la discesa del Bitcoin.

Andri Fauzan Adziima di Bitrue ha commentato:

“Vedo i dazi annunciati come un fattore che scatena timori di guerra commerciale e genera un clima di avversione al rischio nei mercati. Il Bitcoin, comportandosi talvolta come un titolo tecnologico, è sceso sotto quota 93.000 dollari a causa di liquidazioni e paura; nel breve termine il dolore persiste, ma su orizzonti più lunghi potrebbero emergere opportunità se il denaro si indebolisse.”

Jeff Mei di BTSE ha aggiunto:

“Le minacce di guerra commerciale stanno causando un’ondata di incertezza nei mercati, specie perché questa volta sono coinvolti alcuni dei principali alleati degli Stati Uniti. Gli operatori temono scenari estremi che potrebbero riportare i prezzi a livelli visti in aprile 2025; all’apertura dei mercati statunitensi è possibile che investitori istituzionali adottino strategie di de-risking se ritengono le minacce credibili.”

Questi fenomeni mettono in luce la crescente correlazione tra eventi geopolitici e volatilità degli asset digitali, nonché la sensibilità del mercato crypto alle dinamiche di leverage e al sentiment globale. La presenza di grandi posizioni in leva e mercati dei derivati meno liquidi può tradursi in movimenti accentuati al manifestarsi di shock esterni.

Prospettive e implicazioni politiche

Se la disputa commerciale dovesse intensificarsi, è probabile che persista un atteggiamento prudente tra investitori, con una probabile rotazione verso attività considerate rifugio e un aumento della volatilità nei mercati più sensibili. Le istituzioni europee saranno chiamate a bilanciare risposte politiche e misure economiche per tutelare l’integrità del mercato interno senza innescare ulteriori escalation.

Per gli operatori finanziari e per gli investitori in criptovalute la situazione richiede un’attenta gestione del rischio: monitoraggio della liquidità, revisione delle esposizioni a mercato e attenzione alle decisioni politiche che possono avere impatti immediati sui prezzi. A livello normativo, un aumento delle tensioni commerciali potrebbe accelerare i dibattiti su controlli di mercato e misure di stabilità finanziaria, nazionali e sovranazionali.

In sintesi, l’improvviso movimento ribassista del Bitcoin è stato alimentato da un mix di shock geopolitici, liquidazioni su posizioni con leva e ricollocazione del capitale verso asset considerati meno rischiosi; nei prossimi giorni la direzione dei mercati dipenderà in misura significativa dagli sviluppi diplomatici e dalle contromisure che verranno effettivamente implementate.