A dicembre prosegue la crescita dei prestiti a famiglie e imprese: il tasso medio dei mutui sale al 3,37%
- 17 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
A dicembre 2025 la massa dei prestiti a famiglie e imprese è risultata in aumento su base annua del 2,3%, con un’accelerazione rispetto al mese precedente (+2,1%). Il dato, elaborato nel rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) di gennaio 2026, segnala la prosecuzione della ripresa del credito nonostante un lieve aumento dei tassi.
Crescita dei prestiti
La crescita complessiva del 2,3% deriva da dinamiche differenziate: per le famiglie si è trattato del dodicesimo mese consecutivo di incremento dei finanziamenti, mentre per le imprese si registra il sesto mese consecutivo di aumento. A novembre i prestiti alle famiglie avevano già mostrato un +2,3% e quelli alle imprese un +1,8% su base annua.
Un’espansione del credito congiunta a continuità nel tempo indica una domanda sostenuta sia per consumi che per investimenti produttivi. Per le famiglie l’incremento dei mutui o dei prestiti al consumo sostiene la domanda abitativa e la spesa privata; per le imprese, la maggiore disponibilità di finanziamento può tradursi in investimenti, assunzioni e ampliamento dell’attività. Resta tuttavia importante monitorare la qualità delle iniziative finanziate e i settori che ricevono più credito.
Tassi in leggero aumento
Per quanto riguarda i tassi di interesse, il tasso medio sul totale dei prestiti in essere è rimasto sostanzialmente stabile a 3,97% a dicembre. Tuttavia, si è registrato un lieve incremento sui nuovi impieghi: il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è salito a 3,37% rispetto al 3,30% del mese precedente (era 4,42% a dicembre 2023), mentre il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è aumentato a 3,64% da 3,52% del mese precedente (5,45% a dicembre 2023).
Questo aumento contenuto dei tassi sulle nuove operazioni riflette le condizioni di mercato e l’impatto delle politiche monetarie degli ultimi anni: se da un lato i tassi rimangono inferiori ai picchi del 2023, dall’altro l’incremento mensile può influire sulla sostenibilità dei nuovi finanziamenti, in particolare per famiglie con redditi marginali e imprese con margini compressi.
Crediti deteriorati
I crediti deteriorati netti — cioè la somma di sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti al netto delle svalutazioni e degli accantonamenti — sono scesi a 29,7 miliardi di euro a novembre 2025, rispetto ai 30,1 miliardi di giugno 2025 e ai 31,3 miliardi di dicembre 2024.
Rispetto al picco storico registrato nel 2015 (196,3 miliardi), i crediti deteriorati netti risultano diminuiti di circa 167 miliardi. In termini di incidenza sul totale dei crediti, a novembre 2025 il rapporto era pari all’1,42%, in miglioramento rispetto all’1,46% di giugno 2025 e all’1,51% di dicembre 2024 (9,8% a dicembre 2015).
Il livello contenuto dei crediti deteriorati indica un miglioramento della qualità degli attivi bancari e libera capacità per gli istituti di credito di sostenere nuovi prestiti senza aggravare eccessivamente i requisiti di capitale. Resta comunque fondamentale mantenere adeguati accantonamenti e vigilanza su settori a rischio, oltre a considerare scenari macroeconomici che potrebbero influenzare la capacità di rimborso di famiglie e imprese.
In sintesi, il rapporto mensile dell’ABI evidenzia una ripresa del credito accompagnata da una lieve risalita dei tassi e da una continua riduzione dei crediti deteriorati, condizioni che favoriscono una prospettiva di normalizzazione del mercato creditizio, pur richiedendo attenzione ai possibili effetti sui costi di finanziamento e alla qualità del credito erogato.