Ucraina: raid russo di 115 droni paralizza metà di Kiev, colpita anche Zaporizhzhia
- 17 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nella notte Russia ha lanciato un attacco con droni contro l’Ucraina, impiegandone complessivamente 115 da direzioni diverse; le unità di difesa ucraine sono riuscite ad abbatterne 96, secondo comunicazioni dell’Aeronautica militare ucraina.
I velivoli impiegati includevano modelli identificati come Shahed, Gerbera e Italmas, oltre ad altri tipi; i lanci sarebbero partiti da zone in territorio russo come Millerovo, Kursk, Oryol, Primorsko-Akhtarsk e dall’area di Donetsk.
Contrasto dell’attacco e capacità difensive
L’azione offensiva è stata respinta grazie a un sistema di difesa a più livelli: intercettazioni effettuate da aerei, batterie missilistiche antiaeree, unità di guerra elettronica e sistemi senza pilota, supportate da gruppi di fuoco mobili delle Forze di difesa ucraine.
Questo tipo di attacchi mette alla prova la resilienza delle infrastrutture civili e militari e rafforza l’importanza di risorse di intelligence, coordinamento fra sistemi di difesa e capacità logistiche per la riparazione rapida dei danni.
Danni nelle città e conseguenze per la popolazione
Tra le località colpite nella notte figura anche Zaporizhzhia, dove i bombardamenti hanno provocato un incendio.
A Kharkiv un’esplosione di origine non ancora chiarita ha interessato un palazzo residenziale, causando vittime e feriti; le autorità locali stanno conducendo accertamenti per stabilirne le cause e valutare l’entità dei danni.
Sono state inoltre avvertite esplosioni nella capitale Kyiv, che nella notte è stata oggetto di attacchi con droni; la pressione sugli impianti infrastrutturali ha ripercussioni dirette sulla vita quotidiana dei residenti.
Vitali Klitschko ha dichiarato:
“A causa dei danni alle infrastrutture elettriche, la città è in grado di fornire energia soltanto a circa la metà dei suoi abitanti. Si tratta della sfida più grave e complessa che Kiev ha affrontato dall’inizio del conflitto.”
Accordo temporaneo per interventi alla centrale di Zaporizhzhia
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha negoziato un cessate il fuoco locale e temporaneo attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, attualmente sotto il controllo delle forze russe dal marzo 2022, al fine di consentire lavori di riparazione all’ultima linea elettrica di riserva dell’impianto, fuori servizio dopo attacchi precedenti.
Rafael Grossi ha affermato:
“L’AIEA continua a lavorare a stretto contatto con entrambe le parti per garantire la sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia e per prevenire un incidente nucleare durante il conflitto. Questo cessate il fuoco temporaneo, il quarto che abbiamo negoziato, dimostra il ruolo indispensabile che continuiamo a svolgere.”
Un team dell’AIEA è partito da Vienna per supervisionare gli interventi che inizieranno nei prossimi giorni; i tecnici proveranno a rimettere in funzione una linea di alta tensione danneggiata e scollegata, indicata dalle autorità come una linea da circa 330 kV, fondamentale per assicurare alimentazione di riserva all’impianto.
Il ripristino della continuità elettrica è considerato cruciale per mantenere i sistemi di sicurezza e di raffreddamento della centrale; per questo motivo le attività saranno eseguite sotto stretta supervisione internazionale e con misure volte a minimizzare i rischi operativi.
Implicazioni e prospettive
Gli attacchi contro infrastrutture civili ed energetiche accentuano il rischio di interruzioni diffuse e complicano la gestione delle emergenze sul territorio. Il contrasto aereo intensificato e le misure di protezione civile richiedono un costante coordinamento fra autorità locali, militari e organismi internazionali per mitigare le conseguenze sui civili e limitare il rischio di incidenti gravi.
Le operazioni di riparazione e il monitoraggio internazionale rappresentano passaggi essenziali per ridurre la probabilità di escalation tecnica o ambientale e per preservare la sicurezza degli impianti strategici in una fase di conflitto prolungato.