L’Iran si rifugia nelle criptovalute mentre l’economia crolla e le proteste esplodono

Negli ultimi mesi l’uso delle criptovalute in Iran è aumentato in modo significativo: molti cittadini hanno ritirato Bitcoin dalle piattaforme di scambio per conservare valore di fronte all’instabilità economica e politica, secondo un’analisi pubblicata da Chainalysis.

Crescita dei prelievi e preservazione del valore

Chainalysis ha osservato:

“Il dato più significativo è l’aumento dei prelievi dalle piattaforme iraniane verso portafogli personali non attribuiti. Questo incremento suggerisce che gli iraniani stanno prendendo possesso diretto di Bitcoin a un ritmo molto più alto rispetto al passato durante le proteste.”

Chainalysis ha aggiunto:

“Questo comportamento rappresenta una risposta razionale al crollo del rial iraniano, che ha perso gran parte del suo valore rendendolo praticamente inutile rispetto a valute come l’euro.”

Le proteste in Iran sono iniziate alla fine di dicembre in seguito al peggioramento delle condizioni economiche e al deprezzamento record del rial rispetto al dollaro statunitense. Le manifestazioni si sono estese in tutto il paese, in un contesto di restrizioni delle comunicazioni, arresti di massa e violenze che hanno aggravato l’incertezza finanziaria.

Nel suo rapporto Chainalysis segnala che l’ecosistema crypto iraniano ha raggiunto un valore stimato di 7,78 miliardi di dollari nel 2025, con un’accelerazione dei trasferimenti giornalieri e degli importi transati in corrispondenza delle ondate di protesta.

Ruolo dell’IRGC e attività on‑chain

Secondo l’analisi, anche l’apparato statale ha fatto ricorso alle criptovalute: l’attività attribuita al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) avrebbe rappresentato circa la metà dell’ecosistema crypto nel quarto trimestre del 2025, con indirizzi associati che avrebbero ricevuto oltre 3 miliardi di dollari nel corso dell’anno.

Questi flussi riflettono sia l’uso delle criptovalute per aggirare restrizioni finanziarie e sanzioni internazionali, sia l’integrazione crescente di asset digitali all’interno di canali non tradizionali di trasferimento del valore.

Bitcoin come strumento di resistenza

Chainalysis ha osservato:

“Il ruolo del Bitcoin durante l’ondata di proteste non si limita alla conservazione del capitale: è diventato anche un elemento di resistenza, offrendo liquidità e opzionalità in un contesto economico sempre più ristretto.”

Chainalysis ha aggiunto:

“A differenza degli asset tradizionali, spesso illiquidi e soggetti al controllo governativo, la natura censura‑resistente e l’auto‑custodia del Bitcoin offrono flessibilità finanziaria — particolarmente preziosa quando individui possono dover fuggire o operare al di fuori dei canali finanziari controllati dallo Stato.”

Dati di flusso e diffusione tra la popolazione

Altri monitoraggi mostrano consistenti movimenti on‑chain: TRM Labs ha tracciato circa 3,7 miliardi di dollari in flussi crypto in Iran tra gennaio e luglio 2025. Allo stesso tempo, stime di fonti di settore indicano che circa 7 milioni di persone, su una popolazione di 92 milioni, utilizzano in qualche misura criptovalute nel Paese.

Oltre al Bitcoin, anche gli stablecoin — in particolare Tether — sono stati citati come strumenti frequentemente impiegati per preservare valore e facilitare trasferimenti internazionali, a causa della loro stabilità relativa rispetto alle valute locali.

Implicazioni politiche ed economiche

Con l’aumento della pressione delle sanzioni internazionali e la persistente volatilità economica, le criptovalute tenderanno probabilmente a rimanere uno strumento rilevante per chi cerca autonomia finanziaria in Iran. Questo fenomeno solleva questioni complesse per i decisori: come bilanciare controlli antiriciclaggio e sanzioni internazionali con il rischio di spingere attività economiche verso canali sempre più difficili da monitorare.

Per le istituzioni finanziarie e gli organismi di regolamentazione la sfida è duplice: garantire la sicurezza e la trasparenza dei flussi, senza privare i cittadini di strumenti che, nel contesto di crisi, possono rappresentare un mezzo di sopravvivenza economica.

Infine, l’adozione crescente delle criptovalute in contesti di conflitto o repressione politica richiede un approccio multilaterale che coinvolga vigilanza finanziaria, cooperazione internazionale e iniziative mirate per proteggere i diritti economici e civili degli individui.