Il Regno Unito valuta il divieto dei social media per i minori di 16 anni

Il Regno Unito sta valutando nuove restrizioni che potrebbero vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle piattaforme principali di social media, in un dibattito che prende spunto dal Online Safety Act e dalla crescente attenzione alla protezione dei minori online.

La normativa vigente richiede ai servizi con limiti d’età di spiegare come tali limiti vengono applicati e di adottare misure di age assurance «altamente efficaci» quando esistono rischi di esposizione a contenuti dannosi per i giovani. L’obiettivo dichiarato è ridurre il danno, ma la discussione politica e tecnica su strumenti e impatti è ancora aperta.

Posizioni politiche e monitoraggio delle esperienze estere

Keir Starmer ha detto di seguire con attenzione l’esperienza australiana e si è mostrato «aperto» all’adozione di un approccio simile, pur avendo in passato espresso riserve su un divieto generalizzato per gli adolescenti.

Sul fronte parlamentare, il deputato conservatore David Davis ha sostenuto pubblicamente che vietare i social media ai bambini sarebbe «la mossa giusta» e ha aggiunto che «i telefoni cellulari non dovrebbero stare nelle scuole».

David Davis said:

“Vietare i social media ai bambini è la mossa giusta; i telefoni cellulari non appartengono alle scuole.”

Conflitti sulle modalità di applicazione e libertà di espressione

Il dibattito interno arriva mentre il governo e i regolatori britannici sono in contrasto con la piattaforma X sulla conformità al Online Safety Act e sugli obblighi di rimozione di contenuti illegali o dannosi. L’autorità per la sicurezza online, Ofcom, sta predisponendo poteri di enforcement che includono sanzioni significative e, in casi estremi, restrizioni di accesso per i servizi che non rispettano i doveri di tutela dei minori e di rimozione dei contenuti illeciti.

Critici e operatori della piattaforma hanno avvertito che un’applicazione troppo aggressiva potrebbe avere ripercussioni sulla libertà di espressione e sulla circolazione delle informazioni, sollevando questioni complesse sul confine tra sicurezza dei minori e diritti fondamentali.

Aleksandr Litreev, amministratore delegato di Sentinel, ha definito preoccupante l’orientamento verso un controllo più stringente delle libertà digitali e ha messo in guardia rispetto a possibili somiglianze con approcci autoritari adottati altrove.

“Le mosse del Regno Unito sulle libertà digitali sono preoccupanti e seguono la stessa via fallimentare percorsa in altri paesi.”

Aleksandr Litreev said:

“Negare ai giovani l’accesso ai social media e alla rete ostacola la loro capacità di apprendere l’alfabetizzazione digitale e di sviluppare il pensiero critico, lasciandoli meno preparati all’età adulta in un mondo connesso.”

Iniziative in Australia e nell’Unione Europea

Australia ha adottato un codice industriale registrato dall’autorità per la sicurezza online che obbliga i grandi motori di ricerca e piattaforme a implementare tecnologie di verifica dell’età per gli utenti autenticati; le regole entreranno in vigore il 27 dicembre 2025. Tali misure prevedono verifiche basate su documenti di identità governativi, soluzioni biometriche o controlli su carte di credito e l’applicazione di filtri di sicurezza predefiniti più elevati per i profili ritenuti probabilmente sotto i 18 anni.

Parallelamente, Irlanda intende sfruttare la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea nella seconda metà del 2026 per promuovere l’introduzione di account sui social media verificati tramite identità in tutto il blocco, un’iniziativa che solleva questioni su interoperabilità, privacy e protezione dei dati a livello europeo.

Nel frattempo il governo del Regno Unito ha deciso di abbandonare i piani per un sistema centralizzato di digital ID obbligatorio per i controlli sul diritto al lavoro che sarebbe dovuto entrare in vigore nel 2029, a seguito di preoccupazioni diffuse su privacy e accettazione pubblica.

Implicazioni per criptovalute, KYC e tecnologie di verifica

Gli exchange di criptovalute e le app di trading continuano ad essere soggetti a regole consolidate di KYC (Know Your Customer) e a procedure biometriche di verifica, che spesso richiedono l’invio di documenti di identità governativi e selfie dal vivo o scansioni facciali per confermare l’identità degli utenti.

Il crescente interesse delle autorità per l’age e l’identity assurance in ambiti come social network, motori di ricerca e altri servizi consumer suggerisce che tecnologie di verifica, sviluppate inizialmente per il settore finanziario, stanno venendo esplorate e applicate anche in contesti non finanziari.

KYCC — ossia la verifica dell’identità delle controparti o degli interlocutori degli utenti — è un concetto in crescita nel mondo delle criptovalute e può richiedere controlli estesi per mappare relazioni commerciali o di transazione, con implicazioni tecniche e normative rilevanti per la privacy e la compliance.

Aleksandr Litreev said:

“Se un governo ti vende qualcosa ‘per ragioni di sicurezza’, è probabile che non si tratti affatto di sicurezza in senso reale.”

Equilibrio tra tutela dei minori e diritti fondamentali

La discussione sulle restrizioni per gli under‑16 mette in evidenza la tensione tra obiettivi di protezione dei minori, l’efficacia delle misure tecnologiche di verifica e i rischi per la libertà di espressione e la privacy. I decisori devono bilanciare l’interesse pubblico alla sicurezza con garanzie procedurali, trasparenza delle soluzioni tecniche e salvaguardie per evitare discriminazioni o controlli eccessivi.

Nei prossimi mesi sarà cruciale osservare l’evoluzione delle sperimentazioni internazionali, le prime applicazioni pratiche delle tecnologie di verifica e gli esiti delle eventuali azioni di enforcement, così da calibrare norme che siano efficaci nella protezione dei minori senza compromettere principi fondamentali e competenze digitali delle nuove generazioni.