Piattaforme di criptovalute indiane spingono per riforme fiscali in vista del bilancio federale
- 15 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi mesi l’industria delle criptovalute in India ha intensificato le richieste di una revisione fiscale prima della presentazione del Union Budget, sostenendo che il quadro attuale scoraggia l’attività onshore mentre gli obblighi di conformità continuano ad aumentare.
Contesto fiscale attuale
Il regime fiscale introdotto nel 2022 impone una tassa fissa del 30% sulle plusvalenze relative alle criptovalute e applica una ritenuta alla fonte del 1% TDS sulla maggior parte delle transazioni, indipendentemente dal risultato economico. Attualmente le perdite di trading non possono essere compensate con i guadagni, una caratteristica che gli operatori ritengono penalizzante.
I principali exchange nazionali affermano che la struttura vigente — in particolare le imposte applicate a livello di singola transazione e il divieto di compensazione delle perdite — non riflette l’evoluzione del mercato globale degli asset digitali né i progressi compiuti dall’India nel rafforzare la vigilanza e l’applicazione delle norme.
Richieste dell’industria e argomentazioni
Le piattaforme sostengono che la pressione normativa sulle realtà conformi rischia di spostare liquidità, utenti e innovazione all’estero, vanificando gli obiettivi di controllo che le autorità intendono perseguire.
Nischal Shetty, fondatore di WazirX, ha detto:
“Mentre l’India si prepara al Budget, esiste un’opportunità chiara per perfezionare un quadro che supporti trasparenza e conformità, promuovendo al contempo l’innovazione.”
Shetty ha argomentato che il regime andrebbe riesaminato alla luce della maturazione del Web3 a livello globale, della crescente adozione istituzionale e dell’evoluzione delle normative internazionali. Una riduzione mirata del 1% TDS applicato alle transazioni e una revisione delle regole sulla compensazione delle perdite potrebbero, secondo lui, ripristinare liquidità onshore, migliorare la compliance e mantenere maggiori flussi economici all’interno del Paese.
Raj Karkara, chief operating officer di ZebPay, ha detto:
“La razionalizzazione dell’attuale 1% di ritenuta sulle transazioni crypto potrebbe migliorare significativamente la liquidità e favorire una partecipazione più consistente sul mercato interno.”
Karkara ha inoltre sottolineato che una revisione dell’imposta fissa del 30% sulle plusvalenze renderebbe l’ambiente d’investimento più prevedibile e attraente per partecipanti nazionali e stranieri.
SB Seker, responsabile APAC di Binance, ha detto:
“Un approccio più pragmatico che si concentri sulle plusvalenze realizzate, con limitate possibilità di compensazione delle perdite e senza imposte a livello di singola transazione, migliorerebbe l’equità per gli utenti e segnerebbe una via d’uscita da un regime ‘tassa-e-disincentiva’.
Seker ha aggiunto che standard operativi chiari e coerenti per le piattaforme di VDA (Virtual Digital Assets), allineati alle priorità di AML/KYC e protezione degli investitori in India, favorirebbero investimenti responsabili, creazione di posti di lavoro qualificati e sviluppo di competenze domestiche.
Pressione regolamentare e nuovi obblighi di conformità
Le richieste di riforma coincidono con un irrigidimento dei requisiti di conformità: la Financial Intelligence Unit ha introdotto nuove regole KYC che richiedono alle piattaforme di verificare gli utenti tramite selfie live, geolocalizzazione e tracciamento degli IP, controllo dei conti bancari e documenti di identità aggiuntivi emessi dallo Stato.
Parallelamente, le autorità fiscali continuano a segnalare difficoltà operative legate al tracciamento dei redditi crypto imponibili. In particolare il Income Tax Department ha avvertito che exchange offshore, portafogli privati e strumenti di finanza decentralizzata complicano le attività di monitoraggio e riscossione fiscale.
Implicazioni politiche ed economiche
Il Union Budget, atteso come principale occasione per una ricalibrazione fiscale senza necessità di nuova legislazione, è considerato dagli operatori l’ultimo momento utile per introdurre aggiustamenti significativi. Una modifica mirata potrebbe bilanciare l’obiettivo di controllo con la necessità di mantenere l’attività economica nel Paese.
Gli exchange sostengono che la rimozione o la riduzione delle imposte applicate a livello di transazione, insieme alla possibilità di compensare le perdite, ridurrebbe l’incentivo a trasferire utenti e liquidità all’estero e migliorerebbe la qualità della compliance, poiché operatori onshore avrebbero condizioni competitive più sostenibili.
Dal punto di vista delle istituzioni, ogni revisione deve comunque garantire coerenza con le normative anti-riciclaggio, la tutela degli investitori e la tracciabilità fiscale. Le autorità devono valutare l’impatto sulle entrate, sulla stabilità finanziaria e sulla capacità di contrastare l’evasione.
Prospettive e possibilità di intervento
Se il Governo sceglierà di modificare il regime, le opzioni concrete includono la riduzione selettiva del 1% TDS, una revisione della tassa fissa del 30% sulle plusvalenze, e l’introduzione di regole che consentano la compensazione delle perdite entro limiti definiti. Tali mosse potrebbero incentivare la permanenza delle attività economiche in ambito nazionale senza compromettere gli obiettivi di controllo.
In assenza di interventi, il settore potrebbe continuare a segnalare fuoriuscite di capitale e talento, con potenziali effetti negativi sulla crescita dell’ecosistema digitale indiano e sulla capacità dello Stato di esercitare una regolamentazione efficace.
Qualunque cambiamento richiederà un equilibrio tra esigenze fiscali, priorità normative e il sostegno all’innovazione tecnologica; il dibattito politico e tecnico nei prossimi mesi sarà determinante per definire l’orientamento definitivo del Paese sul tema.