Bankitalia, Panetta avverte: puntare sul capitale umano; un giovane laureato tedesco guadagna l’80% in più dell’italiano

L’Italia mostra spesso una solida capacità di reazione alle crisi, ma nel confronto con le economie industrializzate accumulate perde terreno a causa di limiti strutturali: la produttività è ferma da decenni e la capacità di innovazione resta distante dalle frontiere tecnologiche, con effetti negativi sui redditi e sulle prospettive occupazionali, in particolare per giovani e donne.

Fabio Panetta ha osservato:

“Occorre uno sviluppo fondato su investimenti, innovazione e produttività, in grado di sostenere salari più alti e migliori opportunità di lavoro. Le trasformazioni globali e il vincolo demografico impongono scelte che valorizzino i giovani e la partecipazione femminile al mercato del lavoro.”

Giovani, formazione e fuga dei talenti

L’analisi presentata dall’istituzione centrale di vigilanza monetaria sottolinea il ruolo cruciale dei giovani e dell’istruzione superiore per invertire il declino economico. Un andamento non soddisfacente della formazione universitaria spinge sempre più laureati a cercare opportunità all’estero, fenomeno che riguarda l’intero territorio nazionale.

Negli anni recenti circa un decimo dei laureati italiani ha scelto di trasferirsi fuori dal paese, con incidenze particolarmente elevate tra ingegneri e professionisti dell’informatica, settori nei quali le imprese italiane segnalano carenze di competenze.

Fabio Panetta ha spiegato:

“Un giovane laureato in Germania percepisce mediamente circa l’80% in più rispetto a un coetaneo in Italia; il divario con la Francia è dell’ordine del 30%. Tuttavia le retribuzioni non sono l’unica determinante: i laureati cercano contratti stabili, impieghi coerenti con le competenze e percorsi di carriera dinamici, oltre a contesti sociali e professionali ritenuti più attrattivi.”

Vincolo demografico e partecipazione al lavoro

Le proiezioni demografiche indicano un forte ridimensionamento della popolazione in età lavorativa: secondo le stime ufficiali, entro il 2050 l’Italia potrebbe perdere oltre 7 milioni di persone in età da lavoro. Anche ipotizzando un aumento della partecipazione, la forza lavoro potrà ridursi di oltre 3 milioni.

Questa trasformazione demografica amplifica la necessità di aumentare la produttività tramite investimenti in innovazione e capitale umano, ambiti nei quali l’università esercita un ruolo centrale per formare competenze adeguate alle sfide future.

Fabio Panetta ha aggiunto:

“L’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, in particolare di donne e giovani, è fondamentale. Occupazione femminile e fecondità non sono in contraddizione: possono anzi rafforzarsi a vicenda, come dimostrano i paesi con i più elevati tassi di partecipazione femminile.”

Per affrontare il vincolo demografico sono inoltre necessarie politiche coerenti sull’immigrazione regolare, misure di sostegno alla genitorialità e interventi che mitighino le conseguenze economiche e sociali dell’invecchiamento.

Salari, prezzi e ruolo della politica fiscale

Dal 2000 i salari orari reali in Italia sono rimasti sostanzialmente stagnanti, a fronte di aumenti significativi in altri grandi paesi europei: circa +21% in Germania e +14% in Francia. Lo shock inflazionistico legato alla crisi energetica ha inciso in misura rilevante su questo andamento.

Negli ultimi anni i prezzi al consumo sono risultati mediamente superiori del 20% rispetto al 2019; le retribuzioni nominali sono incrementate del 12%, ma in termini reali si è registrata una perdita pari a circa 8 punti percentuali. In altri paesi europei, parte di questa perdita è stata assorbita nel tempo.

La politica fiscale ha però attenuato l’impatto sulle famiglie: dal 2021 misure di alleggerimento fiscale, soprattutto a beneficio dei redditi medio-bassi, hanno aumentato le retribuzioni nette di oltre 5 punti percentuali e contribuito al recupero del reddito reale disponibile, anche grazie alla crescita dell’occupazione.

Fabio Panetta ha puntualizzato:

“La crescita dei redditi non potrà essere sostenuta in modo permanente dalla politica fiscale: i margini di bilancio sono limitati. Per ottenere aumenti duraturi dei salari è necessario che la produttività riprenda a crescere e che i suoi benefici siano equamente distribuiti tra capitale e lavoro.”

Performance recenti e prospettive territoriali

Nel periodo 2020-2024 l’economia italiana ha mostrato segnali positivi: i ritmi di crescita sono stati superiori rispetto al passato recente e comparabili con la media dell’area euro, l’occupazione ha raggiunto livelli record e il tasso di partecipazione al lavoro è aumentato in modo significativo.

Anche il sistema bancario, che un decennio fa era fonte di vulnerabilità, appare oggi complessivamente solido, ben capitalizzato e redditizio, contribuendo alla stabilità finanziaria del paese.

Particolarmente rilevante è la dinamica del Mezzogiorno: dopo la pandemia il Pil delle regioni meridionali è cresciuto di quasi l’8%, oltre due punti in più rispetto al Centro-Nord. In termini pro capite l’espansione ha superato il 10%, quasi il doppio del resto del paese, e l’occupazione è aumentata del 6%, oltre il doppio rispetto alle regioni centro-settentrionali.

Questi segnali incoraggianti indicano che, con politiche mirate su investimenti, ricerca, formazione e infrastrutture, è possibile rilanciare la convergenza territoriale e mettere il paese su un percorso di crescita più robusto e inclusivo.



Author: Tony
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