Italiani sempre più pessimisti sull’economia: quattro su 10 temono la recessione nel 2026

Gli italiani affrontano il nuovo anno con un marcato pessimismo sulle prospettive del Paese, una sensazione particolarmente diffusa tra il ceto popolare. Il 62% del campione non si aspetta un miglioramento complessivo dell’Italia (1 punto percentuale in più rispetto all’anno precedente), quota che sale al 78% tra gli appartenenti al ceto popolare.

Le attese negative si riflettono anche sulle previsioni economiche: il 40% degli intervistati prevede una fase di recessione (2 punti in meno rispetto all’anno precedente), con il 61% di questa previsione nel ceto popolare (aumento di 2 punti). Il 31% vede invece uno scenario di stagnazione (-3 punti) e il 62% teme un ulteriore aumento del costo della vita (1 punto in meno), dato che sale al 74% nel ceto popolare (+4 punti).

Più favorevoli appaiono le aspettative per la vita privata e le relazioni: diminuisce chi prevede un anno “altalenante” (58%, -3 punti) e rimane stabile chi prevede una situazione di crisi per la famiglia (8%), sebbene nel ceto popolare questa quota raggiunga il 28% (+2 punti). Aspetti quali i rapporti familiari, le amicizie, l’amore e la salute registrano valutazioni positive rispettivamente nell’85%, 80%, 77% e 75% degli intervistati; il lavoro è visto positivamente dal 64%.

I risultati emergono dal report FragilItalia intitolato «Le previsioni per il 2026 – Uno sguardo al futuro», elaborato da Area Studi Legacoop con il contributo dell’istituto di ricerca Ipsos. Lo studio si basa su un sondaggio rappresentativo condotto su 800 persone di età pari o superiore a 18 anni volto a rilevare percezioni e attese su economia, condizioni di vita e relazioni sociali.

Simone Gamberini ha osservato:

“All’inizio di questo 2026 non possiamo dire di non sapere che l’Italia è un Paese attraversato da un sentimento diffuso di incertezza e preoccupazione per il futuro, che colpisce in modo particolarmente duro il ceto popolare. Il timore di un ulteriore aumento del costo della vita, la percezione di precarietà e il senso di esclusione sociale segnalano una frattura che rischia di ampliarsi ulteriormente se non si interviene con decisione.”

Accenti più positivi sulla sfera personale

Nonostante lo scetticismo verso il quadro nazionale, molte persone manifestano una prospettiva relativamente più ottimista riguardo alla propria situazione economica personale: il 57% vede segnali positivi o un miglioramento della propria condizione economica (+3 punti), cifra che sale all’86% nel ceto medio. Analogamente, il 51% dichiara aspettative favorevoli sulla capacità di spesa (+1 punto), con l’81% tra il ceto medio.

Tuttavia permangono forti disuguaglianze sociali: il 78% degli appartenenti al ceto popolare esprime preoccupazione per l’evoluzione economica della propria famiglia (+2 punti rispetto al passato), contro una media del 36%; il 44% teme di dover accettare lavori precari (-4), rispetto al 29% della media complessiva. Anche la sensazione di inclusione varia secondo la collocazione sociale: la quota di chi si sente incluso sale al 77% nel ceto medio (+5), mentre il 71% del ceto popolare si dichiara parzialmente o totalmente escluso (dato invariato).

Queste differenze indicano tensioni nella coesione sociale e pongono interrogativi sulle politiche di welfare, il mercato del lavoro e le misure per il contenimento del costo della vita.

I “nemici del futuro” secondo gli italiani

Lo studio chiede anche quali siano le principali minacce per il futuro: al primo posto emergono le guerre (55%, -5 punti), seguite dai cambiamenti climatici (45%, calo di 10 punti), dalla concentrazione eccessiva della ricchezza in poche mani (39%, +3 punti), dalle tasse (32%, +8 punti) e dall’inflazione (32%, stabile).

In parallelo, le parole ritenute più importanti per il futuro riflettono priorità civiche e sociali: pace (42%, +1), sicurezza (40%, +1), giustizia sociale (38%, stabile), democrazia (35%, stabile) e stabilità (31%, -2). Questi elementi confermano che, oltre alle questioni economiche immediate, gli intervistati attribuiscono rilievo a valori collettivi e alla governance.

Implicazioni per le politiche pubbliche

I risultati del report suggeriscono alcune direttrici di intervento: rafforzare le forme di protezione sociale per mitigare l’impatto degli aumenti dei prezzi, promuovere politiche attive del lavoro per contrastare la precarietà, e misure redistributive volte a ridurre la concentrazione di ricchezza. Allo stesso tempo, le preoccupazioni per sicurezza, pace e cambiamento climatico richiedono strategie di lungo periodo e coordinamento internazionale.

Le organizzazioni che producono analisi come Area Studi Legacoop e gli istituti di ricerca come Ipsos hanno il compito di monitorare l’evoluzione delle percezioni e fornire dati utili alle istituzioni pubbliche e agli attori sociali per calibrare interventi efficaci e mirati.

In conclusione, il quadro disegnato dal sondaggio mette in luce una società che guarda con apprensione al futuro su scala nazionale, ma che conserva risorse relazionali e aspettative positive nella dimensione privata; la sfida principale per le politiche pubbliche sarà ridurre le fratture sociali e rispondere alle urgenze economiche senza trascurare le priorità civiche e ambientali.



Author: Tony
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