Il ruolo dell’USDT di Tether in Venezuela e in Iran svela la dualità delle stablecoin
- 12 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi mesi le tensioni in Venezuela e in Iran hanno riportato al centro del dibattito pubblico la natura ambivalente delle stablecoin: strumenti finanziari ancorati al dollaro che possono fungere tanto da valvola di salvezza per cittadini in difficoltà quanto da mezzo per eludere sanzioni internazionali.
L’intreccio con l’Iran
Nelle ultime settimane le proteste esplose in diverse città iraniane si sono inasprite in seguito al peggioramento delle condizioni economiche e al crollo del valore del rial rispetto al dollaro. Le manifestazioni, iniziate localmente, si sono diffuse su vasta scala, accompagnate da arresti di massa e segnalazioni di vittime; in alcune fasi le autorità hanno limitato l’accesso a Internet a livello nazionale.
In questo contesto, le stablecoin sono diventate uno strumento diffuso tra i cittadini per proteggere i risparmi dall’iperinflazione e dal deprezzamento del valore della moneta locale. In particolare, la versione di USDT basata su Tron risulta largamente impiegata come copertura contro i rischi economici e sistemici.
L’adozione ha però subito contraccolpi nel 2025 a causa di un importante attacco informatico a uno degli exchange principali del Paese e di una serie di inserimenti nella blacklist operati dall’emittente delle stablecoin. Inoltre, il governo ha introdotto limiti annuali all’uso di stablecoin, fissando tetti massimi di detenzione e acquisto per singolo individuo.
Un’ulteriore dimensione emersa è l’utilizzo degli stessi asset da parte di soggetti già soggetti a sanzioni.
TRM Labs said:
“Nella pratica, operano come un’unica impresa inserita in un ecosistema più ampio di elusione delle sanzioni iraniane, trasferendo valore attraverso confini, valute e giurisdizioni per conto di una delle organizzazioni militari più pesantemente sanzionate al mondo.”
Secondo analisi specializzate, l’IRGC (la Guardia Rivoluzionaria islamica) avrebbe utilizzato alcune società di comodo registrate nel Regno Unito per spostare oltre $1 miliardo in stablecoin, impiegando reti aziendali che in apparenza risultano indipendenti ma che operano congiuntamente come infrastruttura finanziaria per aggirare i vincoli internazionali.
In questo quadro emerge anche il ruolo di figure storicamente collegate all’elusione delle sanzioni, come Babak Zanjani, già segnalato in passato per la gestione di flussi legati a ricavi petroliferi a favore di entità riconducibili al regime.
Venezuela e l’uso generalizzato di USDT
Anche nel caso del Venezuela la diffusione delle stablecoin è stata dettata, in larga parte, dall’erosione della fiducia nel sistema bancario e dal tracollo del bolívar. La percezione di rischio associata alla moneta nazionale ha spinto cittadini e imprese ad adottare USDT come strumento quotidiano di conservazione del valore e di pagamento.
Mauricio Di Bartolomeo said:
“È il modo con cui paghi il giardiniere e il taglio di capelli: puoi usare Tether praticamente per qualsiasi cosa. L’adozione delle stablecoin è arrivata così in profondità che, anche in assenza di mercati regolamentati, le persone preferiscono questi strumenti piuttosto che i conti bancari locali.”
La penetrazione è tale che molte transazioni quotidiane avvengono tramite portafogli digitali, e non tramite conti bancari tradizionali. Inoltre, risulta che la compagnia petrolifera nazionale Petroleos de Venezuela abbia iniziato ad accettare pagamenti in USDT per mitigare l’impatto delle sanzioni internazionali: una quota significativa dei ricavi petroliferi sarebbe gestita attraverso la stablecoin per regolare incassi e pagamenti.
Contromisure, numeri e impatto politico
Per contrastare l’uso illecito di stablecoin, gli emittenti hanno attivato meccanismi di controllo e liste di indirizzi bloccati. Dati compilati da piattaforme di analisi indicano che tra il 2023 e la fine del 2025 sono stati congelati importi significativi a carico di wallet ritenuti legati ad attività illecite, con una parte consistente riferita a versioni di USDT basate su Tron.
Negli ultimi interventi pubblici, l’emittente delle stablecoin ha inoltre segnalato la collaborazione con le autorità per segnalare e limitare i trasferimenti sospetti: tra le misure citate ci sono congelamenti di fondi su singoli portafogli e la restrizione di accesso a certi servizi per conti coinvolti in transazioni sanzionate.
Dal punto di vista istituzionale e politico, il caso sottolinea diverse tensioni: da un lato la necessità di garantire strumenti di accesso al risparmio e ai pagamenti per popolazioni colpite da crisi economiche; dall’altro la sfida di impedire che gli stessi strumenti diventino canali sistematici per l’elusione di sanzioni e il finanziamento di attività illecite.
Le autorità regolatorie e di contrasto al riciclaggio si trovano nella posizione di dover bilanciare politiche di tutela umanitaria e misure di sicurezza finanziaria. Ciò comporta un rafforzamento delle procedure di KYC (conosci il cliente), controlli sulle infrastrutture di mercato e cooperazione internazionale più serrata tra operatori del settore e governi.
In assenza di risposte regolatorie coordinate a livello globale, la diffusione delle stablecoin in contesti caratterizzati da crisi monetarie continuerà a porre interrogativi sulle modalità più efficaci per conciliare inclusione finanziaria, trasparenza e rispetto delle sanzioni internazionali.