I russi chiedono che le pensioni siano pagate in criptovalute mentre cresce l’adozione
- 11 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Le richieste riguardanti la possibilità di ricevere le pensioni in criptovalute sono diventate tra le domande non convenzionali più frequenti rivolte al Fondo Sociale della Federazione Russa, l’ente statale che gestisce il sistema pensionistico pubblico nel paese.
Nel 2025 il call center del Fondo ha gestito circa 37 milioni di chiamate, per lo più legate a pratiche ordinarie come erogazioni pensionistiche, sussidi e capitale maternità, ma gli operatori hanno segnalato un aumento delle richieste relative alle criptovalute e al loro impatto sui pagamenti sociali.
Domande sui pagamenti pensionistici in criptovalute
Tra i quesiti più ricorrenti figuravano: se i cittadini possono percepire le pensioni in criptovalute e se i redditi derivanti dal mining vengano considerati nel calcolo delle prestazioni sociali. L’affollamento di queste domande è stato tale da emergere nettamente dal flusso complessivo delle segnalazioni ricevute.
Gli operatori hanno risposto che tutte le pensioni e le prestazioni sociali vengono pagate in rubli e che le criptovalute esulano dalla competenza operativa del Fondo. Per aspetti connessi alla tassazione e alla dichiarazione del reddito derivante da attività legate alle valute digitali, il riferimento è invece il Servizio federale delle imposte, che ha la responsabilità di definire obblighi fiscali e criteri di valutazione.
Crescita dell’adozione delle criptovalute in Russia
Uno studio di settore ha rilevato che la Russia è emersa come il mercato di criptovalute più rilevante in Europa, superando nazioni come il Regno Unito e la Germania. Nel periodo compreso tra luglio 2024 e giugno 2025, il flusso di cripto verso il paese è stato stimato in circa 376,3 miliardi di dollari, con un vantaggio significativo sul Regno Unito, che nello stesso arco temporale ha registrato 273,2 miliardi.
Questo incremento è stato attribuito a una forte crescita dell’attività istituzionale, a una diffusione più ampia dell’uso della finanza decentralizzata (DeFi) e a un aumento dei trasferimenti di grande entità: i movimenti superiori ai 10 milioni di dollari sono cresciuti dell’86% su base annua, mentre i flussi complessivi verso la Russia sono aumentati del 48% rispetto all’anno precedente.
La maggiore penetrazione sia nel segmento retail che in quello istituzionale e l’accelerazione dell’attività DeFi hanno contribuito a creare un panorama più dinamico e complesso, con implicazioni per la regolamentazione, la vigilanza sui flussi finanziari e i rischi di riciclaggio.
Proposta della Banca di Russia per gli investitori retail
Per rispondere alla crescente domanda di accesso alle valute digitali, la Banca di Russia ha avanzato una proposta regolamentare che consentirebbe agli investitori non qualificati di acquistare una selezione di criptoattivi liquidi a condizioni rigorose.
La proposta prevede che gli investitori retail debbano superare un test di conoscenza prima di poter effettuare acquisti, con un tetto annuo agli investimenti fissato a 300.000 rubli (circa 3.800 dollari). Gli investitori qualificati avrebbero invece un accesso più ampio al mercato, con esclusione esplicita delle cosiddette privacy coin, sempre subordinato a una valutazione delle competenze.
Questa impostazione riflette un tentativo di bilanciare la protezione degli investitori con l’apertura controllata ai mercati digitali: da un lato si limita l’esposizione dei risparmiatori meno informati, dall’altro si riconosce la necessità di regolamentare un settore in rapida evoluzione per favorirne la trasparenza e la stabilità.
Implicazioni fiscali e coordinate istituzionali
La questione dei pagamenti pensionistici in criptovalute apre inoltre un fronte amministrativo più ampio: serve chiarezza su come i redditi digitali debbano essere dichiarati, su quale impatto possano avere sul diritto alle prestazioni sociali e su come le diverse agenzie governative possano coordinare controlli e scambio di informazioni.
Per i cittadini ciò significa che eventuali entrate da attività legate alle valute digitali — comprese operazioni di mining o scambi — possono comportare obblighi di dichiarazione e possibili effetti su benefici e tassazione, che spettano al Servizio federale delle imposte valutare e normare.
In prospettiva, la crescita del mercato delle criptovalute richiederà un dialogo istituzionale continuo tra autorità fiscali, enti previdenziali e autorità di vigilanza finanziaria per aggiornare regole, procedure e strumenti di tutela a fronte di un panorama economico in rapido mutamento.