Sanità calabrese: la mobilitazione per l’ospedale di Polistena scuote la politica
- 10 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Sono state associazioni, comitati, operatori sanitari, medici, cittadini comuni, la diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e i sindaci della Piana di Gioia Tauro a sollevare preoccupazioni diffuse sulla tenuta della sanità pubblica in Calabria.
Le proteste si sono moltiplicate in tutta la regione: flash mob, denunce, petizioni e fiaccolate si sono svolte in località come Vibo, Tropea, San Giovanni in Fiore, Locri e Castrovillari, mentre focolai di mobilitazione si sono concentrati in particolare sul rischio di depotenziamento e chiusura di presidi ospedalieri.
La protesta più intensa ha riguardato Polistena, dove si è svolto un sit-in di quattro giorni davanti all’ospedale: cittadini e attivisti hanno trascorso la notte in tende anche sotto la pioggia, chiedendo garanzie per i servizi essenziali.
La leadership del comitato e l’obiettivo
A fare da punto di riferimento per la mobilitazione è stato il Comitato spontaneo per la tutela della salute, guidato da Marisa Valensise, figura nota per l’impegno civico in campo sanitario e professionista con esperienza presso il Tribunale di Palmi.
Il comitato ha declinato una missione chiara: rivendicare per i cittadini della Piana e per l’intera regione il diritto a cure adeguate e tempestive all’interno della propria area di residenza, opponendosi a trasferimenti di servizi o riduzioni dell’offerta sanitaria.
Il quadro operativo dell’ospedale
L’ospedale Santa Maria degli Ungheresi è uno spoke che serve un bacino ampio, con una popolazione di riferimento superiore a 180mila persone.
Nel corso del 2025 la struttura ha registrato circa 32mila accessi al pronto soccorso, 53mila prestazioni di radiologia — di cui il 40% proveniente da utenti esterni — e circa 1.500 interventi chirurgici, numeri che ne consolidano il ruolo come presidio di riferimento per l’area.
Niky Cordopatri — primario di Radiologia — ha sintetizzato la situazione del reparto sottolineando la carenza di personale:
“Siamo una struttura di riferimento per tutta l’area della Piana.”
Niky Cordopatri ha aggiunto:
“Il mio reparto resta in piedi con turni faticosissimi: siamo quattro medici oltre a me. Uno è cubano, ma dovremmo essere almeno il doppio per garantire l’attività ordinaria.”
La crisi del reparto di Anestesia
Il punto più critico riguarda il reparto di Anestesia: su 18 medici in organico solo 5 o 6 sono attualmente disponibili per assicurare le urgenze e la continuità assistenziale.
La situazione è stata aggravata dalla soppressione, all’interno del decreto Milleproroghe, della norma che consentiva di impiegare medici over 70 in servizio attivo come misura emergenziale per far fronte alla carenza di organico. La rimozione di questa deroga ha esposto il reparto al concreto rischio di chiusura e, di conseguenza, ha messo in difficoltà l’intera struttura ospedaliera.
Intervento temporaneo e mediazione locale
A seguito delle proteste e del sit-in, nella sede del comune di Polistena è stato siglato un accordo temporaneo tra la direzione provinciale della Asp e i medici del presidio.
L’intesa, favorita dall’interlocuzione con il sindaco Michele Tripodi, è stata raggiunta dopo un incontro tra la direttrice dell’Asp di Reggio Calabria, Lucia Di Furia, e i professionisti sanitari: si tratta di una soluzione tampone della durata di un mese, che prevede la presenza del personale in servizio, il rientro di un medico cubano dalle ferie e rinforzi inviati dal Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria.
I medici dello spoke hanno tuttavia rifiutato gli incentivi economici proposti per le prestazioni aggiuntive, ritenendoli insufficienti rispetto alla gravità della carenza strutturale di organico e ai rischi per la sicurezza dei pazienti.
Implicazioni istituzionali e prospettive
La vicenda mette in luce problemi organizzativi e di programmazione più ampi: la gestione delle risorse umane negli ospedali calabresi, la sostenibilità del modello spoke-hub, e l’efficacia delle misure normative di contrasto alla carenza di personale sono tutti temi che richiedono interventi strutturali a livello regionale e nazionale.
Dal punto di vista politico e amministrativo, la situazione sollecita un confronto tra la giunta regionale, i direttori delle aziende sanitarie provinciali e il ministero della Salute per definire piani di reclutamento, percorsi di stabilizzazione del personale e investimenti su infrastrutture e tecnologie che possano garantire la continuità dell’offerta sanitaria nei territori più fragili.
Gli esiti della soluzione tampone saranno monitorati nelle prossime settimane; le forze sociali e civiche locali insistono perché vengano adottate soluzioni definitive che assicurino la piena funzionalità del Santa Maria degli Ungheresi e la tutela dell’accesso alle cure per i residenti dell’intera area.