Credito pmi: il private debt in Italia supera i 14 miliardi

Un mercato ormai consolidato, stimato intorno ai 14 miliardi di euro, costituito da strumenti in grado di raccogliere capitali a sostegno dei piani di crescita delle PMI e di offrire agli investitori rendimenti medi interessanti, attorno al 7%: il mondo del private debt in Italia mostra una traiettoria di forte espansione nonostante indicatori parzialmente contraddittori rilevati dalle associazioni di categoria.

Anthilia ha condotto un censimento sui titoli di debito, quotati o in private placement, e sui finanziamenti di taglia inferiore ai 100 milioni di euro emessi nel tempo dalle imprese italiane. Secondo il rilevamento, dalla prima operazione strutturata nell’aprile 2013 fino al 30 giugno scorso l’ammontare complessivo supera i 13,8 miliardi di euro.

La dinamica descritta dall’analisi evidenzia una crescita media annua composta del 54,5% e un incremento del 30% negli ultimi dodici mesi: oltre mille emittenti e circa 1.200 operazioni hanno contribuito a questo sviluppo, che appare destinato a proseguire nel medio termine.

Fattori strutturali alla base della crescita

Il presidente di Anthilia Capital Partners, Giovanni Landi, individua due tendenze strutturali che sosterranno lo sviluppo del private debt in Italia.

Giovanni Landi ha spiegato:

“Esiste uno stock annuale di almeno 80 miliardi di spese in conto capitale che le PMI italiane non possono finanziare unicamente attraverso gli istituti di credito, frenati da ragioni tecniche legate agli assorbimenti di capitale o anche da valutazioni del rischio.”

In sintesi, la domanda di finanziamenti supera la capacità di offerta del credito tradizionale: limiti normativi e valutazioni del rischio riducono la possibilità per le banche di coprire integralmente i fabbisogni di investimento delle imprese.

Un secondo elemento rilevante è il fenomeno del passaggio generazionale, che interessa circa il 60% delle società di piccola e media dimensione. In questi casi il ricorso esclusivo al private equity o al tradizionale canale bancario spesso non è sufficiente per completare l’operazione, rendendo necessario uno strumento di debito che funga da complemento finanziario e faciliti la continuità aziendale.

Ruolo del private debt come strumento complementare

Il private debt agisce quindi come ponte tra il credito bancario, il capitale di rischio e i mercati più evoluti, offrendo soluzioni calibrate per operazioni di ristrutturazione, crescita esterna o ricambio generazionale. Questa caratteristica lo rende particolarmente adatto al contesto delle PMI italiane, dove prevalgono imprese a controllo familiare e operazioni spesso complesse dal punto di vista finanziario.

Rendimenti e interesse degli investitori

Un elemento chiave per l’attrattività del segmento è il livello dei rendimenti, che deve compensare il premio per l’illiquidità degli strumenti. In confronto alle obbligazioni quotate in Europa, che nella maggior parte dei casi presentano rendimenti a scadenza inferiori al 5%, il private debt offre ritorni mediamente più elevati e, nel caso italiano, dati di settore stimavano un rendimento intorno al 7% nel primo semestre dell’ultimo periodo di riferimento.

Questa differenza rende la classe di attività interessante sia per investitori privati sia per soggetti istituzionali in cerca di diversificazione e di rendimento aggiuntivo rispetto alle asset class pubbliche confrontabili per rischio.

Attori coinvolti e struttura delle operazioni

Il mercato è composto da strumenti variabili: obbligazioni corporate non quotate, private placement, minibond e linee di finanziamento strutturate. Gli investitori includono gestori patrimoniali, fondi specializzati, family office e, in misura crescente, investitori istituzionali alla ricerca di rendimento e diversificazione.

Le operazioni di dimensione inferiore ai 100 milioni richiedono capacità di analisi approfondita degli asset sottostanti e competenze nella negoziazione e nel monitoraggio del rischio di credito, rendendo centrale il ruolo degli operatori specializzati come Anthilia e di associazioni di settore quali Aifi, che seguono e documentano l’evoluzione del comparto.

Rischi, regolazione e prospettive

Come per ogni classe di attività, il private debt comporta rischi: concentrazione emittente, liquidità limitata, e dipendenza dall’andamento economico delle imprese finanziate. La trasparenza dell’informazione e l’adeguata due diligence sono quindi elementi determinanti per mitigare tali rischi.

Sul fronte regolamentare, la crescita del segmento richiede interlocuzioni con le autorità finanziarie e bancarie per garantire un equilibrio tra tutela degli investitori e sviluppo di canali alternativi di finanziamento alle imprese. Anche politiche pubbliche che favoriscano l’accesso al capitale e la capitalizzazione delle imprese possono amplificare il ruolo del debito privato.

Nelle prospettive di medio periodo, il private debt in Italia potrebbe consolidarsi ulteriormente se continueranno a crescere domanda di capitale da parte delle imprese, interesse da parte degli investitori e capacità degli operatori specializzati di offrire prodotti trasparenti e adeguatamente gestiti.



Author: Tony
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