Veneto, oltre 4.500 lavoratori travolti dalle crisi aziendali
- 9 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Sono oltre 4.500 i lavoratori coinvolti in crisi aziendali nel Veneto, secondo il monitoraggio della Fiom regionale: le situazioni più gravi approdano all’unità di crisi aziendali regionale, che oggi gestisce circa 15 tavoli ciascuno con oltre cento posti di lavoro a rischio, mentre altri 24 casi sono oggetto di monitoraggio.
Le cause alla base delle difficoltà sono molteplici e intrecciate: nuovi equilibri geopolitici e commerciali, dazi e conflitti che alimentano incertezza globale. A questi fattori si aggiungono fenomeni recenti come l’impatto sulla filiera del lusso, finora considerata relativamente protetta, e le grandi transizioni verso la decarbonizzazione e la sostenibilità, che stanno rimodellando interi comparti, tra cui il cruciale settore dell’automotive per il Veneto.
Fenomeni non isolati
La situazione presenta segnali ricorrenti: aumento dei costi energetici, pressione fiscale, ritardi nelle infrastrutture e debolezze negli investimenti in fattori immateriali come ricerca, innovazione, competenze digitali e organizzazione aziendale. Questi elementi hanno effetti diretti sulla produttività e sulla competitività delle imprese regionali.
Particolare attenzione è riservata alla vicenda di Acciaierie Valbruna, con stabilimenti nel territorio di Vicenza e con un sito produttivo a Bolzano, la cui concessione territoriale è al centro di un bando provinciale: la mancata certezza sui tempi e sulle scelte strategiche rischia di lasciare lavoratori e attività in una fase di prolungata incertezza.
La presidente di Confindustria Vicenza Barbara Beltrame Giacomello ha detto:
“Le crisi aziendali che emergono in Veneto non sono episodi isolati né limitate a singoli settori. Il problema riguarda i fondamentali della competitività: costo dell’energia, fiscalità, ritardi infrastrutturali e la scarsa attenzione agli investimenti negli intangibili — ricerca, innovazione, competenze e digitale — che determinano la produttività delle imprese.”
Oltre alla descrizione delle cause, dagli attori economici arriva l’indicazione della necessità di un coordinamento più incisivo tra politiche nazionali e regionali per sostenere gli investimenti produttivi e favorire la transizione tecnologica delle imprese.
Metalmeccanica in affanno
Il settore della metalmeccanica appare particolarmente esposto: molte aziende storiche, spesso di piccole dimensioni e sottocapitalizzate, sono state acquisite da gruppi multinazionali o fondi d’investimento, con effetti sul radicamento territoriale. La recente fase però non si configura come una normale flessione ciclica destinata a una successiva ripresa, ma come un cambiamento strutturale del sistema produttivo.
Il segretario generale della Fiom del Veneto Antonio Silvestri ha detto:
“Non siamo davanti a una flessione passeggera che sarà seguita da una ripresa: assisteremo a riassetti strutturali dove la stessa globalizzazione viene rimessa in discussione. Produzioni e commesse si sono spostate fuori da Italia e Europa; senza una politica industriale forte e misure che sostengano investimenti in competenze e innovazione, molte imprese rischiano di essere travolte. Inoltre, gli ammortizzatori sociali attuali non bastano ad affrontare questa fase.”
In questo contesto, le imprese di maggiori dimensioni, spesso controllate da gruppi esteri, tendono a riorganizzare la produzione su scala globale a scapito delle unità locali, mentre le piccole e medie imprese, se non adeguatamente supportate, perdono terreno competitivo.
Negli ultimi mesi sono emersi casi concreti di difficoltà: tra le imprese in uscita dalla regione si segnalano la storica realtà della pressofusione e lavorazione dell’alluminio Edim Bosch nel territorio di Belluno e il sito di lavorazione dell’acciaio della multinazionale Hydro a Feltre, dove solo l’anno precedente erano stati annunciati investimenti.
Per Edim Bosch la crisi è riconducibile a una concatenazione di fattori: la riduzione degli ordini legata a difficoltà del committente, la lentezza della transizione verso la mobilità elettrica e un gap competitivo che in alcune voci porta i costi produttivi fino al 40% in più rispetto a concorrenti asiatici ed europei dell’Est. Per una produzione con 286 addetti, divisi tra Villasanta e Setteville, è stata decisa la cassa integrazione straordinaria mentre proseguono le ricerche di un acquirente.
Per il sito Hydro Extrusion Italy è stato convocato un tavolo di confronto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy al fine di esplorare soluzioni condivise tra istituzioni, imprese e parti sociali.
Per affrontare le criticità segnalate, gli interlocutori propongono un pacchetto di misure che comprenda: una politica energetica più stabile e competitiva per le industrie intensive, incentivi per la ricerca e l’innovazione, piani di formazione per la riqualificazione delle professionalità, interventi infrastrutturali mirati e una revisione degli ammortizzatori sociali per renderli più adeguati alle crisi strutturali.
La gestione delle crisi richiede quindi un approccio coordinato tra amministrazioni locali, governo e rappresentanze datoriali e sindacali, con l’obiettivo di preservare l’occupazione, attrarre investimenti produttivi e accompagnare le imprese nella transizione tecnologica necessaria per mantenere la competitività a livello internazionale.